The Street: Intervista a B. Arnold

Avete già una notevole esperienza e notorietà negli Stati Uniti, mentre in Europa non siete ancora molto conosciuti. Come vi descrivereste? "I The Street sono innanzitutto una rock’n’roll band. Siamo semplicemente cinque ragazzi che vogliono che la gente apprezzi la loro musica e continui a tornare ai concerti portando con sé sempre più amici. Quanto alla musica, è aggressiva, emozionante, personale, il tutto condito da un sano atteggiamento rock’n’roll."

Penso che uno degli elementi più efficaci della vostra musica sia il mix di un sound tipicamente hard rock con una produzione molto moderna: come riuscite a bilanciare questi due ingredienti?

"Ne siamo estremamente consapevoli. Siamo tutti cresciuti sotto l’influenza dell’hard rock classico: è da lì che proveniamo. Tuttavia siamo anche grandi appassionati del sound della nuova era. Quando componiamo, quindi, ci sforziamo di non tradire il sound più proprimente rock, ma al tempo stesso stiamo attenti a non risultare superati o troppo kitsch. Bilanciamo le due cose di proposito."

Analogamente, finite quasi per "citare" alcune band (ad esempio, non posso fare a meno di pensare ai The Cult quando ascolto l’inizio di "Light Of Day"), ma riuscite a mantenere un approccio molto personale. Siete mai stati accusati di essere troppo derivativi?

"No, e penso non la prenderei bene se qualcuno ci accusasse di ciò. Abbiamo un sacco di diverse influenze, alcune delle quali le puoi individuare chiaramente in alcuni dei nostri pezzi. Tuttavia i The Street sono una band molto originale e personale. Qualsiasi cosa venga fuori nella fase di composizione, se suona derivativa viene prontamente cambiata. Ci sarà sempre qualcuno che ascolta la musica e la paragona a quella di altri. Non c’è modo di fermare una cosa del genere, ma quello di cui rimaniamo convinti è che c’è una bella differenza tra copiare un’altra band ed esserne influenzati."

Quali sono, invece, le band contemporanee cui vi sentite più vicini?

"Ci sono alcune band negli Stati Uniti cui ci viene detto ogni tanto che somigliamo. Una che viene fuori spesso è i Bon Jovi. Posso capire che ci siano delle somiglianze nel tono della mia voce, ma faccio fatica a sentirle nei The Street. Altre sono i Velvet Revolver, i Saliva, talvolta gli Skid Row. Ma sono orgoglioso di poter dire che spesso riceviamo il complimento migliore: quello di non somigliare a nessun altro. Quella è la cosa più bella."

Il cambio di etichetta ha influenzato il vostro modo di comporre?

"Per niente, The Divine Debauchery era già stato scritto prima che ci avvicinassimo al mercato europeo. Non abbiamo scritto niente di nuovo da quando è avvenuto il cambio di etichetta."

Vi guadagnate da vivere con la musica?

"Mi piacerebbe! No, alcuni di noi lavorano in proprio e altri sono schiavizzati di giorno ed escono a fare rock la notte. in effetti il nostro obiettivo principale è fare musica a tempo pieno."

I vostri hobby si riflettono nella vostra musica?

"Mi piace dipingere, facevo anche l’artista di tatuaggi prima di finire a corto di tempo e di soldi. Per fortuna viviamo in un posto bellissimo: lo Utah ha alcuni dei migliori paesaggi di montagna e puoi fare attività all’aperto durante tutto l’anno. Ci piace prendere la barca e andare a pesca, bere birra nei boschi con i nostri amici e le nostre famiglie. E in effetti ci sono dei pezzi nell’album che parlano proprio di queste cose. Prendi ad esempio "Step It Up": parla di dimenticarsi del tran tran quotidiano per far festa con gli amici e la famiglia, quindi in un certo senso i nostri hobby vengono fuori anche nella musica che facciamo."

Non avete un sito ufficiale, ma siete su MySpace: qual è la vostra esperienza di Internet come veicolo promozionale? E la vostra opinione sul download e sul file sharing?

"Abbiamo avuto anche un sito per un sacco di tempo, ma poi MySpace è diventato un mezzo più efficace per il marketing. Stiamo comunque pensando di rifare il sito originale e farlo funzionare: tenetelo d’occhio. Per quanto riguarda il file sharing ho sentimenti contrastanti: nonostante sia lusinghiero che a qualcuno la tua musica piace tanto da andarsela a cercare e scaricare, può essere molto frustrante per un musicista che mette duro lavoro, tempo ed energie per realizzarla – per non parlare di tutte le spese. Penso che se qualcuno mette così tanto nella musica – cuore, passione, sangue – ha il diritto di averne qualcosa in cambio."

C’è qualche band con cui vi piacerebbe condividere il palco?

"Certo, ce ne sono un sacco. Non esiste abbastanza carta da contenere tutto l’elenco! Tanto per fare qualche nome, io direi i Sevendust, Rob direbbe i Saliva, Chris i Rush, Randy i Van Halen e Garry i Dream Theater."

Avete in programma un tour europeo in tempi non troppo distanti?

"Lo spero, non ci sarebbe niente di più bello. Se potessimo trovare le risorse per portare i The Street in Europa per alcuni concerti, saremmo lì domani stesso. Ah vero: là è già domani, quindi beh, il giorno dopo!"

giovanni.barbo

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Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

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