Anathema: “Fine Days 1999-2004” – Intervista a Vincent Cavanagh

Gli Anathema sono senza dubbio una delle band più uniche del panorama rock e metal. Una continua metamorfosi ed evoluzione che ha portato la band a incidere album come “The Silent Enigma“, “Alternative 4“, “A Natural Disaster” fino all’ultimo “Distant Satellites“. Da pochi mesi, Music For Nations, storica etichetta scomparsa per anni, ha riaperto i battenti, iniziando un’opera di ristampa di alcuni dei suoi lavori più influenti. Le prime release riguardano proprio la band dei fratelli Cavanagh, andando a ristampare il trittico “Judgement“, “A Fine Day To Exit” e “A Natural Disaster” insieme al boxset “Fine Days 1999-2004” contenente i tre album insieme al DVD “Where You There“. Quale occasione migliore per scambiare qualche battuta con Vincent Cavanagh, per sentire che aria tira in casa Anathema e per sentire la sua opinione sulla rinascita della storica label.

Ciao Vincent, iniziamo parlando della rinascita dell’etichetta Music For Nations. Quali sono le tue sensazioni a riguardo?


E’ una sorpresa, una vera sorpresa. Nel 2003-2004, quando le major iniziarono a comprare tutte le piccole etichette indipendenti, a causa della crollo di vendite degli album, Music For Nations fu una di quelle label inglobate dalle grandi. Fu un giorno molto triste. Ero rattristato anche per tutte le persone che lavoravano per l’etichetta, tutta brava gente. Cercammo di cogliere comunque il meglio da ogni situazione e decidemmo, come band, di percorrere una strada differente a quel punto. Devo dirti una cosa, sono molto sorpreso dalla rinascita dell’etichetta perché abbiamo avuto l’occasione di incontrare la persona che se ne è occupata a Londra ed è uno veramente in gamba. E’ dentro la musica, sta facendo risorgere l’etichetta per la giusta ragione e porta il giusto e necessario rispetto per la musica su cui sta lavorando. Ad esempio, se prendi il boxset di “Fine Days”, c’è stato un sacco di lavoro dietro, è un ottimo prodotto: nuovo artwork, tutto rimasterizzato, tracklist differente, ottimo package. Se pensi a tutta la merda che le major hanno pubblicato negli ultimi anni, come ad esempio “Pentecost III” e “Crestfallen” insieme. E’ stato ridicolo, che si vergognino. Quel tipo di gente pubblica delle uscite senza avere minimo riguardo all’arte, sono interessati solo al denaro e ai numeri. Joe, il ragazzo che sta dietro ora a Music For Nations, non è interessato a queste cose; quello che gli interessa è l’arte e vuole presentarla nel migliore dei modi.

Parlando delle ristampe dei singoli album, c’è stata un’operazione di rimasterizzazione. Chi se ne è occupato?

Danny. Danny vive a Londra, tutti gli studio sono a Londra.

Pensi che ci sia molta differenza tra le vecchie e le nuove edizioni per quanto riguarda il sound?

Certamente in “A Fine Day To Exit” c’è una grande differenza per quanto riguarda la tracklist. C’è un nuovo intro, un differente running order. E comunque sì, certamente, con le nuove tecnologie il suono è stato migliorato. Penso sia comunque qualcosa che può essere percepito dagli audiofili.

I tre album escono in doppio formato LP / CD nello stesso package. Come mai avete deciso di farli uscite in questo modo?

Vedi durante quegli anni, nessuno comprava più vinili. Ora c’è stata una sorta di reazione e quindi era una buona occasione per fare uscire quegli album in questo formato. Penso comunque che sia una cosa fighissima; è una sorta di rituale….compri un album, lo porti a casa, rimuovi il disco dalla carta, ancora perfetto e pulito, l’odore, guardare i testi, l’artwork, le note dell’album. Puoi tornare a casa da lavoro, spegnere tutto, accendere lo stereo e goderti l’album con un buon bicchiere di vino. E’ fantastico! Non c’è niente di meglio. Secondo me gli album hanno anche guadagnato molto perché ovviamente l’artwork è più grande e il package diventa più interessante rispetto al CD. Fondamentalmente il CD è un bonus del vinile.

Parlando di “A Fine Day To Exit”, come mi anticipavi prima, troviamo una traccia in più rispetto all’edizione originale. Cosa puoi dirmi di questo brano?

Tornando indietro nel tempo, all’epoca pensavamo che quel brano potesse essere troppo pesante e decidemmo di aprire con “Pressure”. Volevamo farlo di proposito per scioccare in qualche modo le persone, per fargli capire che la band stava cambiando. Non c’era modo migliore se non aprire l’album con un brano che non aveva niente a che fare con tutto ciò che avevamo fatto uscire precedentemente. L’intro è un pezzo strumentale molto heavy, ma volevamo fare qualcosa di diverso per dimostrare che non avevamo paura di cambiare. Oggi, dopo aver cambiato numerose volte, possiamo permetterci di presentare l’album in modo diverso. E’ stata fondamentalmente un’idea di Danny quella di ripristinare l’intro e cambiare la tracklist.

Possiamo quindi considerarla come la vera tracklist originale dell’album?

Mmm, sì… anzi no… l’originale è l’originale. Sicuramente da qualche parte nella mente di Danny, questa era l’originale.

Parlando di questi tre album all’interno della discografia degli Anathema, sei d’accordo nel vederli come una sorta di momento di forte evoluzione, una sorta di fase intermedia che vi ha poi portato all’attuale incarnazione sia come band che come sound?

Mmm, ti dico la verità. Penso che quando uscì “A Fine Day To Exit” fossimo già in una sorta di quarta fase della band. Ma se ascolti “Judgement” e “A Fine Day To Exit”, sono due album completamente differenti. “A Natural Disaster” è differente da entrambi. E’ sicuramente stato un periodo di evoluzione, soprattutto riguardo il sound.
Penso sia stato una grande evoluzione in termini di line up. Nella prima fase c’era Darron (J. White), poi è entrato Duncan (Patterson), ma lasciò anche lui; John (Douglas) rientrò negli Anathema prima di Judgement. In questo senso è stato sicuramente un momento cruciale per la band. Ci saremmo potuti sciogliere dopo “Alternative 4” con tutto quello che successe in quel periodo. Ma poi io e Danny ci siamo riuniti e John rientrò nel gruppo. “Judgement” fu comunque un grande cambiamento rispetto ad “Alternative 4”. Riuscimmo a dimostrare come non ci fossimo adagiati sugli allori del successo. Quando Duncan lasciò la band dopo “Alternative 4”, ci sarebbe potuta essere la tentazione di cercare di ricreare quel sound. Duncan fu il principale songwriter di quell’album e la reazione sarebbe potuta essere quella di ripercorrere quelle vie. Invece fummo fiduciosi di quello che avevamo e questo ci rinforzò in qualche modo, come songwriters: io Danny e John. Anche Dave scrisse qualcosa ma poi lasciò dopo “A Fine Day To Exit”, perché fondamentalmente non era più interessato alla band ed entrò nei Cradle of Filth. A quel punto entrò Les (Douglas); pubblicammo “A Natural Disaster” ma a quel punto la Music For Nations non esisteva più. Tutto continuava a cambiare, ma fa parte della band. Gli Anathema sono sempre stati una band in evoluzione continua e sarà ancora così, vogliamo cambiare ancora. Penso sia una cosa positiva, sono molto orgoglioso di essere in una band del genere.

Guardando le tracklist degli album, sinceramente mi sarei aspettato di trovare qualche traccia bonus: versioni live, demo, alternative o cose di questo tipo. Come mai avete deciso di non aggiungere nulla alle nuove versioni?

Sinceramente non so quanto materiale ci sia da pubblicare, ma in ogni caso non era nelle nostre intenzioni ne quelle dell’etichetta fin dall’inizio. Music For Nations non ci ha mai chiesto nulla di tutto ciò; se lo avesse fatto probabilmente saremo andati a spulciare nei nostri archivi.

Andrete a celebrare in qualche modo questi tre album anche dal vivo? Magari riproponendo interamente uno o più dei tre album?

In realtà per i festival abbiamo preparato il “Resonance Tour”. E’ una celebrazione dell’intero catalogo della band. Faremo come Springsteen, suoneremo per tre ore (ride). Inizieremo da “Distant Satellites” e poi percorreremo all’indietro l’intera nostra discografia. La prima parte del concerto si concluderà con Judgement. A quel punto salirà sul palco con noi Duncan Patterson al basso e quindi suoneremo i brani da “Alternative 4”, “The Silent Enigma” ed “Eternity”. Dopo di questo, avremo una cosa veramente figa perché ci raggiungerà sul palco Darren J. White e suoneremo brani da “Pentecost III”, “Serenades”, “Crestfallen”. Alla fine dello show praticamente avremo la line up originale sul palco insieme dopo 20 anni. E’ fantastico.

Ok e quali saranno poi le prossime mosse della band?

Intanto ci stiamo concentrando su questo tour. Poi verso maggio, io e Danny ci riuniremo perché io andrò a vivere nella stessa città di Danny, in Londra. Questo aiuterà con il songwriting perché potremo lavorare insieme. In estate penso che inizieremo a lavorare insieme ai nuovi brani, unendo quello che avremo prodotto io e Danny. Sarà molto interessante. Abbiamo un’idea molto chiara di come vogliamo che sia il nostro nuovo album, della meccanica che sta sotto la sua creazione. Vogliamo fare qualcosa di differente, ancora. E’ veramente eccitante: maggio, giugno e luglio saranno mesi molto creativi per me.

I fan hanno molte aspettative dopo un lavoro come “Distant Satellites”…

Non ci interessa molto. E’ soprattutto una sfida con noi stessi. Se è piaciuto “Distant Satellites”, il prossimo sarà migliore, sicuramente.

Ok Vincent, questo è tutto. Grazie mille per il tuo tempo. Puoi concludere l’intervista con un messaggio per i tuoi fan italiani.

Statemi bene. Non so quando potremo tornare in Italia, ma spero presto. Be cool, see ya!

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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