Amorphis: “Halo” – Intervista a Kallio Santeri

Non so cosa mi abbia spinto a fare richiesta per l’intervista agli Amorphis. Come spiego nella recensione, li avevo persi un po’ di vista ma il destino ha voluto che mi prendessi la responsabilità di rivalutarli. Devo dire che è stata una scelta intelligente che mi ha portato prima ad ascoltare un ottimo album e a scambiare poi due parole con Santeri tramite chiamata WhatsApp. Purtroppo non ho potuto sforare i 30 minuti concessi ma comunque mi ha risposto davvero in modo esaustivo facendomi conoscere retroscena sulla band magari poco noti ma comunque significativi per il loro percorso musicale.

Innanzitutto, come stai?

Sto bene, ancora un po’ nel mood invernale vista la quantità di neve che c’è in Finlandia. Molto sulle spine per l’uscita dell’album e di come verrà accolto tra le varie riviste. Ti direi che sarei davvero in trepidazione per partire in tour ma non ci sono show al momento dell’uscita di “Halo”. Quindi sostanzialmente in attesa di avere un riscontro dalla gente sul nostro nuovo album.

Ti capisco bene, bisognerà aspettare almeno l’estate per avere qualche concerto.

Si lo spero anche io, sono già due estati praticamente senza eventi e speriamo che la prossima sia quella giusta

Vorrei parlare subito di “Halo”, in quanto è un album davvero fantastico! Musicalmente parlando lo sento molto più vivace ed ispirato rispetto agli album precedenti, un ritorno a quel capolavoro di “Silent Waters”. Tu come descriveresti questo disco in attesa della sua uscita?

(Ride ndr) Considera che mi devo ancora immergere nelle sonorità perché in fondo non abbiamo provato tutti insieme come facciamo di solito. Ma posso dire che è molto diverso da “Queen of Time”, è molto più complesso, più death, molte canzoni con atmosfere diverse. Molte sorprese! E soprattutto abbiamo riportato le chitarre cosa che avevamo messo un attimo da parte dei precedenti dischi.

Ci sono davvero una miriade di spunti in ogni brano, cosa che vi caratterizza da anni. Ma in questo “Halo” il tutto è stato scritto in modo ancora migliore. Come fa una band con 31 anni di carriera a trovare ancora così tante soluzioni durante il song-writing?

Questa è una bella domanda, ti posso dire che da “Circle” abbiamo iniziato ad affidarci ad un produttore esterno visto che fino a “Beginning of Time” ci siamo autoprodotti. Con lui è stato più facile svolgere tutto: suonare e trovare nuove soluzioni. Soprattutto abbiamo più ambizione, non dal punto di vista del song-writing ma come artista, musicista. Per esempio la batteria in “Halo” è uno step in avanti rispetto al passato nel modo in cui è inserita nella struttura di ogni canzone. La nostra voglia di migliorare è decisamente più grande. Considera che noi non conoscevamo Jens Bogren (produttore) prima di “Under A Red Cloud” quindi eravamo un po’ spaventati ma poi è stato davvero facile collaborare con lui. Fino ad arrivare a “Queen Of Time”, un risultato davvero stratificato con tanti elementi che suonano insieme. Poi è ovvio che va di pari passo con la fiducia che dai in una persona, dal momento che ci siamo conosciuti meglio le cose sono successe in modo naturale. Quindi “Halo” suona totalmente diverso da prima e nonostante la nostra età noi abbiamo cercato di migliorare ancora di più. Quando c’è la totale sintonia con il produttore puoi provare cose assurde sapendo che comunque il risultato sarà incredibile. Se ascolti tipo “The Moon” non potrebbe mai essere inserita all’interno di un qualsiasi album precedente: suona molto complessa e molto ritmica, tra alti e bassi quindi è proprio una questione di fiducia. Considera che avevamo 35 canzoni per il demo e sul disco ce ne sono 11, quindi con un altro produttore sarebbe stato un album completamente diverso (ride, ndr).

Il fatto di ritrovarvi in pandemia ha condizionato questo risultato?

Questa è una domanda difficile a cui rispondere, perché nonostante la pandemia in corso abbiamo comunque rilasciato un ottimo album. Quando è partito il lockdown noi eravamo in procinto di iniziare il tour del nostro 30esimo anniversario e siamo stati costretti a cancellare 150 show. Per noi almeno, andare in tour e suonare ci regala tanta ispirazione ed energia ma ci siamo ritrovati invece a non poter fare niente per oltre un anno, è stato il nostro manager a dirci poi di tornare in studio. È stato inaspettato riuscire a scrivere così bene e così tanto perché appunto avevamo molto più tempo per pensare ad ogni soluzione. Tempo non per scrivere, perché alla fine ci abbiamo impiegato sempre 3 mesi tra inviarci il materiale e gestirlo, ma proprio giornate intere libere che è una cosa totalmente diversa. Senza considerare che anche in Finlandia è stata una catastrofe economica, in quanto tutto era completamente chiuso quindi i musicisti in questo momento non se la passano bene, anzi… Ti dirò, tutto ciò che è collegato all’arte e alla musica qui è completamente fottuto. In questo momento spero solo di andare in tour in USA ad aprile e girare l’Europa questa estate.

L’album è davvero vario e si ritrovano velocità appartenenti agli albori della band. Cosa vi ha spinto a scrivere in questo modo?

Non è facilissimo rispondere alla tua domanda ma penso che sia più che altro il lavoro bello compatto delle chitarre che ha regalato questo risultato. Non ci siamo assolutamente accordati per suonare come agli inizi ma sotto sotto lo volevamo tutti, “Queen of Time” è stato un bel successo e ci ha portato tantissimi nuovi fan ma noi eravamo intenzionati fare qualcosa di più. Non c’era bisogno di portare un suo successore e volevamo sorprendere tutti, per questo “Halo” suona così. Anche Jens ci ha detto di andare oltre alla nostra confort zone, infatti in questo disco ci sono cose che suonano come in nessun altro nella nostra discografia. Ci ha fatto scoprire ed esplorare modalità di scrittura totalmente sconosciute per noi e persino per lui, quindi il risultato finale è stupefacente proprio per quello. Se lo ascolti diverse volte scoprirai sempre qualcosa di nuovo ed è il motivo per il quale ci piace così tanto!

Ormai gli Amorphis per me non esistono senza la tastiera, elemento fondamentale nel vostro sound. In questo disco per quel che ti riguarda ci sono un sacco di effetti davvero meravigliosi che vanno a intrecciarsi in modo perfetto. Che si tratti di sonorità che richiamano i Pink Floyd o il medio-oriente come in “On The Dark Waters”. Da cosa ti lasci ispirare?

Sono nato negli anni ’70 quindi essenzialmente quello che hai citato tu, Deep Purple, Rainbow (soprattutto l’era con Dio per l’uso delle tastiere). Led Zeppelin, David Bowie sono davvero un tipo old school! Potrebbe risultare come una risposta banale ma è così, non seguo molto i nuovi trend ma so che comunque devo rimanere aggiornato per le richieste con gli Amorphis. Un altro stile è quello delle band hippies degli anni ‘90 più le solite classiche.

Rispetto al 1999, anno del tuo debutto nella band, come si è modificato l’approccio nella stesura dei pezzi?

(Ride ndr) Penso che a fine anni ’90 la band fosse persa più o meno. Proveniva dall’incredibile successo di “Tales From Thousand Lakes” ed “Elegy” ma improvvisamente Koivusaari non voleva più migliorarsi e portare novità a livello vocale mentre gli altri della band volevano esplorare nuove piste ed idee. Si sono ritrovati poi a suonare una sottospecie di psychedelic rock così tutto d’un colpo ed hanno perso il controllo della situazione. Sparite le voci in growl, spariti anche i riff death metal classici e per me entrare in quel tipo di suono è stato abbastanza facile in quanto lo spettro musicale era molto ampio. Solo che non c’era più una direzione musicale ben definita e nel momento in cui Pasi abbandonò il gruppo con l’immediato ingresso di Tomi siamo riusciti a capire veramente cosa volevamo fare. Così gli abbiamo detto di cantare come voleva in modo tale da tornare a suonare heavy metal ancora. (ride ndr) Non è facile subentrare in una band dove non hai idea di cosa fare perché puoi fare tutto, ma comunque siamo riusciti a comporre degli album coerenti anche se ad esempio “Am Universum” non ho ancora capito a che genere appartenga. Suona bene perché c’è stato un gran lavoro da parte dell’ingegnere del suono e dalle tante prove fatte insieme. Ci sono tante visioni su come affrontare le tastiere negli Amorphis (ride ndr).

Cosa vuoi trasmettere con la tua musica?

(Ride ndr) La band è nella sua condizione migliore, c’è un assoluto feeling tra tutti i componenti, nessun problema o altro! E questo si sente nell’album perché per me traspare pura passione che spero di condividere sul palco molto presto con tutti. Anche perché se non fosse così dovremmo smettere di suonare e accantonare il progetto. Per fortuna ci stiamo ancora divertendo come ragazzini senza dimenticare che stiamo ancora suonando con una line-up originale che rende il tutto ancora più interessante e quasi miracoloso.

Dalla divisione della vecchia Nuclear Blast avete subito seguito Markus nella nuova etichetta Atomic Fire Records. Cosa è cambiato e cosa vi ha spinto a proseguire con lui?

Beh, Markus ha sempre supportato noi come un pazzo. Non ci abbiamo pensato neanche per un secondo, quando ce lo ha proposto abbiamo subito detto di si, una scelta naturale. Markus tra l’altro è un nostro caro amico ed è stato ovvio andare con lui. Certo è una nuova label però c’è tutta gente professionale, ma è bellissimo proseguire con lui e con l’Atomic Fire.

La Finlandia è il paese con il tasso più alto al mondo di metal band per popolazione, riconosciuto anche dall’ex presidente degli USA Barak Obama nel 2016. Secondo te, dopo anni di tour e di visite in paesi stranieri, quale può essere la ragione per l’amore che ha il tuo paese nella musica metal?

(Ride ndr) Probabilmente perché è un paese piccolo (in termini di popolazione ndr). È un posto buio perché il sole non splende come da voi in Italia, è una specie di mentalità finlandese. Ti spiego: nella nostra cultura c’è una passione per le cose malinconiche, non depresse. E penso che l’heavy metal sia nostalgico, cosa da cui i finlandesi con questa musica prendono tanta energia positiva. Poi se vai qualche km più a nord di Helsinki ci sono 2 ore di sole d’inverno, freddo ed è veramente dura la vita lì. E di conseguenza anche il nostro humor prende ispirazione da quel lato un po’ malinconico della vita. L’altro motivo sicuramente è che suonare metal è veramente divertente, e se ci pensi un attimo tutte le band famose anche al di fuori della Finlandia sono band metal. Qui, e non capisco come mai, se suoni pop e sei bravo le case discografiche ti costringono a cantare in finlandese. Ed è un peccato perché ci sono tanti artisti pop che meriterebbero un palco maggiore. Questo porta tanti ragazzi giovani a suonare perché si rendono conto che le band famose all’estero sono metal sin dagli anni ’90. Io per primo amo l’heavy metal perché è divertente e perché poi suoni in giro, questo mi ha stimolato molto durante la carriera.

Se vuoi puoi anche non rispondere alla prossima domanda: un anno fa ci lasciò Alexi Lahio, una delle figure di spicco del panorama metal ma soprattutto portabandiera nel mondo della Finlandia. C’è un episodio che vorresti raccontare che riguarda uno dei vostri tantissimi tour che avete svolto insieme?

Alexi Lahio era davvero il numero 1 per tutti noi, per l’entusiasmo che metteva nelle cose e nella sua disponibilità. Mi ricordo in un tour in Sud-America che prima del concerto stavamo bevendo qualcosa e facevamo gli stupidi nei camerini quando ad una certa Alexi prende una birra, la lancia in aria e cadendo mi rompe la tastiera. Così ci siamo messi tutti seri d’un tratto, lui era totalmente sconfortato e ha preso la tastiera di Janne (tastierista Children of Bodom ndr) e me l’ha prestata per tutto il tour a seguire. Era davvero la figura di spicco per la scena finlandese e probabilmente senza di lui non sarebbe stata la stessa cosa, certo non posso negare che anche noi e soprattutto i Nightwish abbiamo creato delle basi solide per portare con orgoglio il nostro paese ma Alexi davvero ha cambiato le carte in tavola. È stato un forte lutto a livello nazionale, abbiamo perso tanto e ancora oggi quasi non ci crediamo. Se la Finlandia è famosa nel mondo e nel metal è grazie soprattutto a lui.

Vedremo mai un nuovo album dei Verenpisara?

(Ride ndr) Sisi ci sarà futuro! I pezzi sono già stati scritti, manca solo il momento giusto per andare in studio. Non ho tempistiche a riguardo e non ci do molto peso, ma si! È praticamente pronto per essere registrato e pubblicato, semplicemente non so quando.

Intervista finita vuoi salutare il pubblico italiano?

Spero che l’album vi piaccia come piace a noi e non vediamo l’ora di tornare in Italia a suonare molto presto!

Etichetta: Atomic Fire Records

Anno: 2022


Sito Web: https://amorphis.net/

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