Zeromancer: Adios, mi amor – Intervista

Abbiamo dovuto aspettare sei anni prima dell’uscita di “Sinners Internationl”, mentre “The Death Of Romance” è pronto poco dopo più di un anno. Parte del materiale era già stato dunque composto ai tempi del disco precedente?

Alex: ” Il lavoro fatto per “Sinners International” ha richiesto molto tempo. Abbiamo dovuto pianificare il lavoro con precisione perché il risultato finale fosse buono. Ce n’è voluto di tempo, ma ne è valsa la pena, ci siamo anche sentiti molto uniti come band. Il tempo impiegato per “Sinners Internationl” ha fatto sì che i lavori per “The Death Of Romance” fossero più veloci e che l’album stesso fosse addirittura migliore. Questa volta anche io e Lorry abbiamo contribuito alla stesura dei brani e credo che questo sia stato positivo per Kim e che tutto il processo di songwriting ne abbia giovato.”

Lorry: “A “Sinners International” è seguito un tour che ho apprezzato molto, con un ottimo responso da parte del pubblico. Vogliamo continuare su questa strada, quando ho sentito la prima parte di “Virgin Ring” in una stanza d’albergo a Colonia, ho subito capito che gli Zeromancer erano davvero in forma. La canzone conteneva tutti quei particolari che, come fan, mi aspetto dalla band.”

Ascoltando il nuovo disco ho notato come il focus non sia tanto sulle chitarre come per “Sinners International”, ma piuttosto sull’elettronica. Siete d’accordo?

Dan: “Di solito sperimentiamo molto con la combinazione di vari strumenti ed effetti analogici/digitali. Una delle cose divertenti di “The Death Of Romance” è come sono state registrate le parti di chitarra. Il suono delle strumento è stato spesso cambiato passando attraverso pedali analogici fatti da noi o vecchi synth. Così, quando ti sembra di sentire delle parti elettroniche, in realtà è la chitarra, effettata in questo modo.”

Lorry: “Sono d’accordo con Dan. Gli Zeromancer combinano da sempre il rock e l’elettronica e “The Death Of Romance” non fa eccezione. Ma “The Death Of Romance” è un po’ più duro, più aggressivo di “Sinners International”. In parte questo dipende da un uso marcato dell’elettronica, ma non sono sicuro che lo abbiamo fatto volontariamente. La prima volta che ho ascoltato “Clone Your Lover” ho pensato anch’io che ci fosse davvero tanta elettronica, poi Kim mi ha spiegato che quelli che pensavo fossero suoni campionati erano in realtà la chitarra, trasformata come ha spiegato Dan.”

Trovo che “The Death Of Romance” abbia un feeling molto oscuro e lo stesso titolo lasci presagire un background lirico pessimista. Volete spiegarci un po’ meglio questo aspetto?

Kim: ” “The Death Of Romance” ha un significato molto profondo per me, non racconta una sola storia, è anche una sorta di album autocelebrativo. Parla di un giovane band che aveva fatto uscire un disco con il suo nome, ma senza l’esperienza per farlo. Erano troppo giovani e avevano poca esperienza di vita. Oggi invece si sentono maturi e con tutte le capacità per fare qualcosa di grande.

Naturalmente, da un punto di vista personale, sono tantissime le storie di amori finiti e cuori infranti, di relazioni bruciate in fretta. Sono sensazioni forti, ti fanno sentire come se delle spine attraversassero il cuore. Non c’è una canzone scritta da me in cui non vi sia qualcosa di questo. Forse “The Death Of Romance” non fa altro che raggrupparle tutte.

Sai, quando ti ritrovi a scrivere canzoni in un periodo breve di tempo, è come se tu fossi dentro a una bolla. Poi esci da questo isolamento e l’album è completo, anche se ci vuole un po’ di tempo perché possa essere compreso.

Io credo che un buon album debba necessitare di più ascolti prima di essere apprezzato interamente.

Lorry: “Il termine “romance” può avere molti significati. Diciamo che crescendo, ho imparato come la vita non fosse fatta solo da quei giorni spensierati vissuti durante l’infanzia. Quindi, la mia fotografia romantica di ciò che era la vita fino ad allora ha subito delle rotture. E il romanticismo è morto. Non voglio dire che “The Death Of Romance” parli solo di questo, ma ho voluto dare un solidissimo contributo all’album con questo argomento.”

Apprendo dalla biografia che “The Death Of Romance” è stato prodotto dalla band stessa. Una scelta precisa per preservare i vostri bisogni artistici?

Alex: “Per una band è sempre positivo lavorare con un produttore, a volte vede le tue canzoni in una prospettiva differente e questo ti può stimolare, addirittura può portarti a lavorare più duramente. Senza contare che assicura un buon sound a tutto il disco! Nel corso degli anni abbiamo lavorato con ottimi produttori, poi, a partire da “Sinners International” abbiamo deciso di registrare, produrre e mixare gli album da soli. Sappiamo ciò che vogliamo. Siamo persone terribilmente precise e produrre l’album per conto nostro è stata una scelta necessaria. Comunque lavoriamo ancora con dei produttori. Ad esempio John Fryer ha mixato una canzone di “The Death Of Romance”.”

Lorry: “Come per “Sinners International”, ci siamo occupati noi stessi della produzione, sapevamo bene cosa fare grazie all’esperienza accumulata. Conosciamo le nostre differenze e le similitudini, i nostri punti deboli e quelli forti. Eravamo tutti molto contenti del lavoro svolto per “Sinners International” e la soddisfazione è stata uno stimolo ad occuparci di questo aspetto anche per “The Death Of Romance”. Sapevamo che Alex avrebbe fatto un eccellente missaggio, perché cambiare qualcosa che funziona perfettamente? Personalmente, ero quello contrario a ciò al tempo di “Sinners International”, poi, dopo essere stato in tour con la band ed aver suonato sempre a contatto con gli altri, ho dato il maggior contributo possibile a “The Death Of Romance”.”

Che significato ha la sequenza numerica “2.6.25” che è poi anche il titolo dell’introduzione?

Kim: “E’ semplicemente un messaggio nascosto, ecco il suo significato:

– Due, anni, sei mesi e venticinque giorni: il tempo che occorre perché finisca l’amore. Non bisogna dimenticare la crisi del settimo anno, ma le coppie più recenti devono temere un altro ostacolo: la crisi del secondo anno. Secondo la ricerca, la coppia media smette l’innamoramento dopo due anni, sei mesi e venticinque giorni a causa del matrimonio – .”

La prima canzone si intitola “Industrypeople”. Da un lato è un omaggio al vostro fan club, dall’altro credo che abbia un significato più profondo, una sorta di critica verso la società contemporanea. E’ così?

Kim: “Non sono solito spiegare i miei testi nei dettagli, penso che sia meglio che ognuno si faccia la propria opinione. Inoltre è una cosa tra me e Alex, lui è il cantante, io sono il tipo che scrive le parole e da un senso a ciò che gli esce dalla bocca. La stampa ci aveva già fatto una domanda simile e Lorry ha risposto così.”

Lorry: “Ognuno di noi fa parte della “Industrypeople”. L’isolamento, la perdita di emozioni, la mancanza d’identità ci stanno influenzando tutti e in ognuno di noi il desiderio di unità è sempre più forte. Questa è la mia interpretazione personale.”

Leggo sulla biografia che la canzone chiamata “The Hate Alphabet” è ispirata ai racconti di James Ellroy, non esattamente uno scrittore di cyberpunk, come magari ci si potrebbe aspettare dagli Zeromancer ma un autore di romanzi criminali. Come è diventato una fonte di influenza per voi?

Lorry: “Non posso interpretare il testo di Kim, ma vi invito a scoprire James Ellroy se ancora non lo conoscete. Me lo ha suggerito proprio Kim alcuni anni fa e il primo libro che ho letto è stato “The Black Dahlia”. Il ritmo del linguaggio, le sfaccettature dei personaggi…è tutto davvero affascinante. Non guardate il film, leggete il libro.”

“The Pygmalion Effect”, leggo, è stato ispirato da un terribile incidente avuto da un paracadutista, che miracolosamente non ha perso la vita. E’ così?

Kim: “Non mi sbottonerò molto nemmeno qui. Le parti di chitarra sono state prese in massima parte da alcuni demo. Abbiamo notato come quei riff un po’ ruvidi fossero perfetti per la canzone e quando abbiamo iniziato a lavorarci sopra abbiamo voluto mantenere quell’atmosfera. Il protagonista è il basso, la chitarra così impostata lo accompagna molto bene. Poi mi piace molto come il coro entri all’improvviso e come si debbano scoprire vari elementi mano a mano che l’ascolto prosegue. E’ di sicuro una delle canzoni che preferisco. Ancora una volta, da un punto di vista lirico può essere ispirata da molte cose e l’episodio del ragazzo col paracadute può essere stata quella principale.”

“Murder Sound” è stata ispirata da un fatto realmente accaduto, la strana storia di una donna che ha vissuto in isolamento volontario per quattordici anni. Come avete illustrato questo evento?

Kim: “Quella canzone è stata una sorta di sfida per noi, come band industrial, perché noi non siamo un ensemble di elettronica che si nasconde dietro ai loop e agli effetti sonori. Per gli Zeromancer è sempre importante combinare i suoni artificiali ad un feeling “organico”, umano. E’ il nostro grande obiettivo far sì che le nostre canzoni suonino naturali. La sfida di “Murder Sound” è stata quella di combinare le linee di basso, programmate, a dei cori, che invece non hanno subito alcuna mutazione elettronica.”

Noto che avete definito “Virgin Ring” come il vostro brano più sperimentale, come mai?

Kim: “In realtà il processo di composizione non è stato molto differente dagli altri pezzi. In ogni caso possiede dei beats elettronici più forti, più muscolari.”

“Mint” è un brano piuttosto malinconico, definito come la migliore performance vocale di Alex. Volete dirci qualcosa in più?

Alex: “Ho iniziato a lavorare su “Mint” nel 2007, quando la mia precedente band, i Siegmen, stavano suonando nella New Opera House di Oslo. E’ diventata una canzone molto personale per me, influenzata dal mio stato d’animo dell’epoca. Un anno dopo ho lanciato l’idea a Kim , che ha iniziato a lavorarci sopra. Cinque mesi dopo Kim mi ha dato le direttive per il testo e la cosa mi sorprese tantissimo: era proprio come l’immaginavo nella mia testa! Non gli avevo mai detto quali sensazioni ispirassero il brano prima che si mettesse a scrivere le parole.”

Nemmeno questa volta avete dimenticato le esigenze del dancefloor, con “V”, una canzone decisamente ballabile, vero?

Lorry: “Mi piacerebbe vedere un club pieno di gente che si scatena al ritmo di “V”! Difficile dire cosa voglia significare il titolo, non chiedo mai a Kim di spiegarmi il significato delle sue parole, come dice lui stesso, ognuno trarrà un differente messaggio.”

Nel tour che sta per arrivare suonerete di supporto agli Unheilig. Anche se alcuni vostri fan hanno già dichiarato sui consueti socialnetworks che sarebbe più giusto il contrario, siete soddisfatti di questa possibilità?

Lorry: “Sì. I ragazzi degli Unheilig sono stati parte del mio primo tour con gli Zeromancer, l’Orkus Tour del 2006. Ovviamente sono contento di suonare ancora con loro. Vedi, gli Zeromancer danno sempre il loro meglio quando devono affrontare una sfida, sia essa comporre un nuovo album, un concerto, ci concentriamo al massimo e viviamo intensamente ogni minuto. L’unità chiamata Zeromancer è pronta per ogni missione. L’obiettivo è naturalmente far sì che anche il pubblico diventi parte di questa unità.”

Al ritorno dal tour prevedete un break per gli Zeromancer? Oppure vi rimetterete subito al lavoro?

Alex: “Il riposo non fa per noi…non so perché ma mi sento più forte che mai. Aver lavorato duro come una squadra mi ha reso molto più ispirato e creativo, non vedo perché dovremmo fermarci proprio adesso.”

Non ultimo, volete lasciare un messaggio ai vostri fan italiani?

Alex: “Ci spiace non essere venuti in Italia nel 2009…faremo del nostro meglio per suonare da voi nel 2010!”

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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