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Intervista a Maurizio Chiarello (Underground Symphony): Hidden Treasures

Prosegue il viaggio di Metallus nel mondo delle etichette indipendenti Metal italiane. Il 2023 si apre con l’intervista a Maurizio Chiarello, deus ex machina della leggendaria Underground Symphony (US), etichetta attiva sin dal 1994.

Ciao Maurizio, US è insieme ad Avantgarde una delle più “antiche” realtà discografiche metal/hard rock italiane. Quali sono le sue origini?

Dalla fine degli anni ’70 sono stato un collezionista, prima di LP e poi di CD. Nel 1994, in seguito alla chiusura della fabbrica dove lavoravo, ho deciso di “inventarmi” un lavoro e di creare una piccola etichetta discografica.

Quali sono state le vostre prime uscite e come sono state accolte?

Le prime tre uscite sono avvenute nel giro di poche settimane: prima una compilation con 12 gruppi italiani, poi l’album d’esordio dei modenesi Witchunters e infine il debutto di talentuosi Evil Wings provenienti da Lecco. Considerando che quelli erano tempi pionieristici in ambito metal italiano, i primi due album furono accolti con favore sia dagli addetti ai lavori che dal pubblico, mentre il disco degli Evil Wings ebbe un’accoglienza trionfale ottenendo nel tempo riscontri di vendita impensabili per un gruppo esordiente e per un’etichetta praticamente sconosciuta. Da segnalare che le prime tre uscite della label furono pubblicate sia nel classico formato jewel box che in un’edizione limitata in cui il CD era alloggiato in una copertina LP garefold.

Se penso ad US penso ad un’etichetta con poche uscite annuali, ma curate, una stretta cerchia di progetti in cui la label crede fortemente. Quali sono il criteri di scelta che adottate nella produzione di un gruppo o di un lavoro?

Tranne un paio di circostanze, nel periodo d’oro per il settore, durante i quali ho pubblicato una dozzina di album all’anno, mi sono sempre limitato a poche uscite annuali. Trattandosi di una piccola etichetta sarebbe impossibile dedicare la giusta attenzione ai prodotti in caso di troppe uscite. Per un certo periodo, tanti anni fa, ho avuto in mano una buona fetta del mercato metal a livello underground per cui era molto facile entrare in contatto con gruppi validissimi e perfettamente compatibili con la linea artistica dell’etichetta. Adesso la “concorrenza” è aumentata a dismisura per cui cerco prevalentemente di lavorare con gruppi che abbinino ad una qualità artistica medio/alta anche caratteristiche importanti a livello di rapporti umani. Con la crisi irreversibile del settore sto tralasciando di “rincorrere” i gruppi che potenzialmente possono vendere qualche copia  in più.

Nel corso dell’ultimo decennio molte label hanno adottato una politica di grande visibilità sul web (bandcamp, spotify, instagram…), ma US ha rimane un’entità nascosta. Quali sono i vostri canali di promozione e come vi rapportate alla rete?

Io, per modo di pensare e di vivere, sono una persona totalmente “Old School”. Quando ho iniziato l’attività quasi 30 anni fa, gli unici mezzi di comunicazione erano un fax (fra l’altro costato un occhio della testa…) ed il telefono. Ovviamente poi mi sono in parte adeguato alla tecnologia, anche se ne detesto alcuni aspetti. Non mi piacciono i social e, per quanto riguarda il nostro settore, mi piacciono ancora meno gli artisti che pur di apparire postano qualsiasi cosa. Mi è capitato di vedere gente che in parecchi anni di attività non ha prodotto quasi niente a livello discografico ma pubblica decine di post alla settimana. Io credo che un comportamento simile alla fine sia controproducente; conosco molte persone che in seguito ad un’overdose di post hanno smesso di seguire quegli artisti. Io sicuramente esagero dal punto di vista opposto, sono consapevole che dovrei essere un po’ più presente sui social, senza esagerare. Spero di riuscirci presto.

Una delusione e una soddisfazione tra i progetti in cui siete stati coinvolti.

Delusioni ce ne sono state moltissime, mai dal punto di vista artistico ma solo ed esclusivamente nei rapporti con molte persone che ritengo non si siano comportate benissimo. Soddisfazioni ne ho avute parecchie, è difficile elencarne solo una. Una delle gioie più grandi è stata rappresentata dalla possibilità di pubblicare una ventina di anni fa un album degli argentini Rata Blanca, una band dalle vendite milionarie in Sud America che avevo “rincorso” per anni. Grazie all’aiuto di un amico che all’epoca risiedeva in Argentina riuscii a coronare il sogno. Poi c’è la soddisfazione di aver fatto esordire gruppi che all’epoca era sconosciuti e che poi si sono affermati alla grande. Tra questi Labyrinth, White Skull, Sabaton, ecc. Una soddisfazione particolare l’ho avuta con gli Skylark, gruppo molto bistrattato soprattutto entro i confini nazionali, ma che mi ha permesso di ottenere risultati di vendita impensabili per una label così piccola.

Proviamo a sognare ad occhi aperti. Due album che, come US, avreste voluto assolutamente produrre.

Potrà sembrare strano ma non mi vengono in mente album che avrei voluto assolutamente produrre. Ho invece il cruccio di non aver mai avuto la concreta possibilità di pubblicare almeno una ristampa di gruppi del periodo New Wave Of British Heavy Metal. Temo le probabilità siano ridotte al minimo dal momento che quel mercato è monopolizzato da etichette molto più importanti. Ho vissuto in prima persona quel periodo e mi sarebbe piaciuto poter pubblicare qualcosa ma credo che questo rimarrà un sogno irrealizzato.

Per concludere, parlaci dei tuoi prossimi progetti.

Per il 2023 abbiamo in cantiere alcuni album le cui date di uscite saranno annunciate a breve. Abbiamo anche un paio di album che avremmo dovuto pubblicare nel 2022 ma che hanno subito in ritardo perché abbiamo in corso da tempo alcune trattative per licenze estere.

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