Thee Maldoror Kollective: Intervista

Da quale “concetto” nasce il nuovo disco? Perchè la scelta di dividerlo in analisi, sintesi e tesi? Un procedimento del genere lascia supporre che ci sia una logica (etimologicamente intesa, ovviamente) dietro di esso.

Come già era stato anticipato dalle news inviate dalla Code666 a magazine e fanzine, ‘New Era Viral Order’ è un concept sul ‘Liber Al Vel Legis’ di Aleister Crowley. Sarebbe certamente più corretto dire che il testo è stato uno spunto utile ad una rilettura del mondo attorno a noi con un occhio disincantato sulle modificazioni inevitabili e concatenate del subconscio collettivo della nostra razza, e credo che una visione anche rapida dei meccanismi psichici di causa/effetto che determinano il cambiamento (inutile o limitativo definirlo progresso) mentale prima che tecnologico dell’uomo possa essere mille volte più utile di un qualsiasi testo. Nello scorcio di “New Era Viral Order” non c’è più spazio per alcun tipo di misticismo fideistico o comunque passivo. E l’ombra di dio è cancellata dal chiarore metallico ed impietoso della tecnocrazia incombente, e la divisione dell’album nei tre momenti da te sottolineati non è che uno dei tanti richiami a certe forme di illuminismo scientista. La parte primitiva provoca la nostra reazione razionale. La razionalità distrugge le superstizioni. Negare uno qualsiasi di questi aspetti è il vero fattore disumanizzante, il vero punto di crisi della nostra società occidentale, e questo, forse, è inevitabile e necessario alla prossima trasformazione.La malattia cui fa riferimento il titolo dell’album è quella tossina che intacca e consuma la nostra società, e noi tutti con lei, un batterio che termina le nostre facoltà coscienziali. Rifiutarsi di allineare il pensiero e lavorare sul risveglio può essere un anticorpo. E un anticorpo funziona come un altro virus.

A livello dinamico c’è una grande alternanza di ritmi veloci e parti rarefatte, presumibilmente di natura “rituale”: qual è l’intenzione dietro a questo flusso dinamico, cosa rappresenta?

New Era Viral Order’ è il secondo passo di una ricerca nel ritmo come chiave funzionale contrapposta ad una visione puramente estetica della musica. Non sono più molto interessato al riferimento estetico unificante, alla forma come carattere strutturale della composizione, e mi sento decisamente distante dalla concezione rock, che comunque è ancora decisamente presente nell’album. Ma non credo lo sarà ancora a lungo, non è ciò che cerco in questo momento. Stiamo lavorando da tempo sull’uso dinamico/funzionale della luce e del ritmo in un’ ottica di alterazione di coscienza, e il nostro album è una parziale messa in pratica di questo discorso. Un iter di pulsazioni mirate e deliberatamente costruite nell’oscillazione tra i 120 ed i 180 bpm.

Che tipo di interazione pianificate fra il fisico e il digitale? Qual è il punto di contatto fra i musicisti e le macchine?

Vedo la macchina come una semplice estensione della mente umana: un ingranaggio semi-perfetto, come l’uomo, potenzialmente schiavizzante, potenzialmente creativo, potenzialmente inutile. Sta a noi riuscire ad innescarne le giuste attribuzioni. Tutto il processo creativo ha alla base i medesimi costrutti di sempre, ma questi si esplicano nel tempo con metodologie ed aspetti differenti, anche antitetici. Il processo di creazione del ritmo e del suono come inteso nelle musiche sintetiche del secondo dopoguerra – dalla musica concreta all’industrial, da quella su nastro alla techno – è un costante riavvicinamento alle alterazioni di coscienza primitivi e tribali, a quello stato di grazia della comunicazione con il Sé indotto dall’intossicazione da ritmo. In questo avvicinamento sta la chiave di volta del suono funzionale.

Mi pare di notare degli spunti quasi cyber-metal, come potrebbero intenderli i Fear Factory, per capirci. E’ corretto ritenere che questo tipo di musica appartenga ai Maldoror Kollective?

Certamente è corretto. Come sarebbero corretti tanti altri collegamenti, tanti differenti inputs che negli anni hanno lasciato in noi una traccia innanzitutto come fruitori di musica, e che in qualche modo fanno parte di un background non sempre facilmente identificabile o riconoscibile. Non è detto che queste stesse caratteristiche vadano a far parte del nostro prossimo lavoro: il materiale su cui stiamo lavorando ha ben poco a che vedere con quanto proposto da noi finora, una scelta del tutto naturale se consideri l’attitudine che abbiamo mantenuto negli anni. Odio le strade troppo battute, mettersi in discussione è fondamentale.

Nel disco c’è un remix di MZ412. A quali entità creative vi sentite più vicini a livello italiano e internazionale? Con chi vi piacerebbe confrontarvi ulteriormente e seguendo quali metodi?

Non parlerei sicuramente di scene vere e proprie, ma di sinergie linguistiche/concettuali e di rapporti collaborativi in grado di canalizzare e manipolare energie in forme o idee differenti. La tendenza del collettivo è quella di rifuggire l’inclusione in una scena, non certo per mancanza di campanilismo quanto per una necessità di proporre un suono e una propaganda in un contesto dichiaratamente metanazionale . Suono come sintesi di esperienza ed ipotesi di evoluzione. Ultimamente ho apprezzato moltissimo i Mastodon, un gruppo che mi sento di consigliare a chiunque abbia intenzione di ridefinire il concetto di heavy nel metal, i Red Harvest, i Gor ed i Today is the Day. “Epidemic Noise Age” non è soltanto un remix ma un vero e proprio pezzo scritto insieme a Nordvargr, cercando di fondere esperienze differenti in una formula unica, e posso anticipare che la collaborazione nata potrà portare a interessanti sviluppi nel prossimo futuro. Una collaborazione che troverei assolutamente stimolante sarebbe quella con Alexandro Jodorowsky, di cui mi piacerebbe realizzare una colonna sonora particolarmente onirica. Magari con la fotografia di Floria Sigismondi.

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