Darkane – Recensione: Insanity

Ok, l’ abbiamo capito tutti: l’atteso ritorno del thrash è praticamente alle porte. I segni ci sono tutti, ma proprio tutti, incluso uno che trovo (con tutto il mio amore per il "vecchio" thrash, quello degli anni ’80) il più preoccupante di tutti. Cioè, il fatto che band giovani e promettenti come i Darkane decidano di buttarsi sul carrozzone. Trancio come al solito giudizi all’azzanazzo? Forse, ma come potreste descrivere un disco come questo "Insanity", soprattutto se comparato con il precedente – ed interessante – "Rusted Angel". Adesso, non equivocate – "Insanity" non è assolutamente un brutto disco, anzi, è un disco interessante. E’ molto ben suonato, ha quel non so chè di lucida follia tipica della scena svedese (anche se siamo lontani mille anni luce dalle pazzie della vecchia scuola di Goteborg), è pure relativamente vario. Ma da qui a considerarlo una svolta del genere (come qualcuno mi sembra che ci voglia far credere) ne passa eccome. Io li chiamerei "gli Exodus con altri mezzi e dieci anni dopo", e senza la vociaccia di "Zetro" Souza. E’ la solita storia che ormai sembra ripetersi da anni – tutto quello che dovrebbe essere "nuovo", finisce per essere solo "neo-qualcosa". Mi si dice che questo è quanto la gente vuole, ma mi rimane un fondo di disappunto – come può sopravvivere un genere come il metal se qualsiasi novità finisce per essere un pezzo di passato riciclato, e quello che è veramente novita viene ignorato?

Quanto al disco di per sé, ripeto quanto detto prima – un’operazione competente e ben fatta, ma che fondamentalmente non da seguito alle promesse di "Rusted Angel". Se in quel disco il riferimento ai venerabili Watchtower era evidente ma, come dire, rigenerato dall’evidente introduzione di elementi free-form a la Meshuggah (notare come i critici musicali più invecchiano e più usano un liguaggio tecnico), qui è tutto molto più ordinato, pulito (la produzione è eccellente ma un po’ fredda) e, lasciatemelo dire, prevedibile. Pezzi come "Third" e "Phychic Pain" aggrediscono senza lasciare un segno, pezzi come "Distress" o "Hostile Phantasm" scuotono senza veramente emozionare. E’ la stessa sensazione che ho avuto sentendo dal vivo i Soilwork di recente – tanto agitarsi, tanto far intravedere senza poi lasciare l’ascoltatore veramente appagato. Un po’ come i vecchi ristoranti di "nouvelle cuisine", quelli da quali uscivi con la netta sensazione di aver speso tanto e mangiato nulla.

Ok, probabilmente sono il solito polemico, ma avrei veramente volute vedere la band dar seguito ai lampi di genio di "Rusted Angel". Il mio recente pessimismo sullo stato del metallo non fa che acuirsi – come dire, non si vive di soli ArchEnemy…

Voto recensore
6
Etichetta: Nuclear Blast / Audioglobe

Anno: 2001

Tracklist:

Tracklist: Calamitas / Emanation of Fear / Third / Impure Perfection / Hostile Phantasm / Psychic Pain / 000111 / The Perverted Beast /Distress / Inauspicious Coming / Pile Of Hate / Inverted Spheres


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