Fondati nell’ormai lontano 1992 dal batterista Mikko Korsbäck e dal chitarrista Henrik Juhano per suonare cover di Helloween e Iron Maiden, gli svedesi Insania hanno cominciato ben presto a comporre musica originale, debuttando discograficamente nel 1999 con la pubblicazione di “World Of Ice” e mantenendo un ruolino di marcia consistente fino al 2007, anno in cui – complice anche la stanchezza e l’indecisione determinata dai continui cambi di formazione – decisero di prendere una pausa. E’ grazie al contratto firmato con Frontiers ed all’ingresso in formazione del nuovo cantante Sven Ola Halén che la band ha ritrovato unità e determinazione, ritornando sulle scene poco meno di quattro anni fa con un disco – “V” – al quale critica e pubblico hanno tributato un’accoglienza decisamente calorosa. E’ dunque sull’onda del ritrovato entusiasmo che nasce “The Great Apocalypse”, lavoro che si propone di dare voce alla rovinosa incertezza che domina il nostro tempo, che parla di giochi di potere e di diritti negati, senza mai rinunciare (nelle premesse) al piacere di una ritmica incalzante e di un assolo piazzato al punto giusto per dare quel briciolo di luce e speranza che ci tiene in vita.
Disponibile solamente su Compact Disc, l’album si apre sulle note di “The Trinity”, uno speed dai tratti sinfonici che ben sfrutta i suoi sei minuti abbondanti per incorporare tante influenze differenti: dal ritornello in stile Helloween ad una certa epicità alla Hammerfall, con un bridge dai remoti tratti orientali che fa un po’ Orphaned Land, l’intenzione di dare varietà aggiungendo anche un bell’assolo heavy è chiara… anche se il risultato complessivo non è di quelli così coerenti e filanti da fissarsi in testa al primo ascolto, nonostante il tentativo goffo di inserire un coretto facile facile sul finale. Se quest’opener spumeggiante e mancante fa ben poco per introdurre dolcemente all’ascolto, la successiva “Indestructible” si dimostra in grado di tenere i piedi saldamente a terra, con una struttura più classica che però incorre in un problema differente, ovvero quello del già sentito. La presenza orchestrale, così come il contrappunto spesso fornito dai cori, non bastano ad elevare il brano oltre a quanto le zucche di Amburgo suonavano a fine ottanta, facendo della proposta degli svedesi più un progetto-revival che non un lavoro con la volontà di andare in qualche modo oltre.
L’idea che emerge è quella di una sorprendente stanchezza, sia a livello melodico che di testi, mascherata da una varietà di facciata che a conti fatti poco aggiunge: se per esempio nei connazionali Bloodbound ho (quasi) sempre riscontrato la volontà di dare al power un’interpretazione personale, per quanto con risultati altalenanti, con “The Great Apocalypse” si cerca di dare un’impronta maestosa – a partire dal titolo – ad un prodotto che, complice la durata eccessiva di molte delle sue tracce, dopo i primi ascolti rischia di venire a noia. Gli otto minuti di “No One’s Hero” sono forse l’esempio migliore di questo fare incurante e prolisso: ascoltandola, sulle prime, non si direbbe mai che la canzone abbia le potenzialità per uno sviluppo così lungo… e invece ecco che, tra reminiscenze di canzoni popolari russe, un’interpretazione poco spontanea di Halén e ritornelli ripetuti ben oltre la data di scadenza il tempo è occupato, inghiottito e sprecato.
Se c’è una cosa che agli Insania non fa difetto, questa è almeno la coerenza nell’insistere sulla linea barocca tracciata dalla prima parte dell’album, che prosegue sulle stesse coordinate senza presentare elementi di rottura né azzardare soluzioni che potrebbero indurre ad un ripensamento sulla sua natura. Tra sontuose orchestrazioni piazzate con l’intento di nobilitare passaggi altrimenti anonimi (“Afterlife”, “Fire From Above”) ed il quarto d’ora necessario per arrivare alla fine della sua soporifera title-track, qui tutto si conferma troppo lungo, troppo melò (“Revolution”) e troppo prevedibile (“The Prophesier”, “Underneath The Eye”), disperdendo – anche a causa di un’esecuzione poco ispirata da parte di tutti e quattro – quel ritrovato entusiasmo che di “The Great Apocalypse” avrebbe dovuto invece rappresentare il nucleo incandescente, il battito vitale, il succo della questione. La semplicità della struttura di base che caratterizza buona parte di queste nove nuove canzoni le rende probabilmente perfette per un contesto live nel quale il quartetto di Stoccolma sarà chiamato a calarsi di nuovo dopo più di un decennio, e con il quale dovrà gradualmente riprendere le misure. Allo stesso tempo, i dubbi sulla longevità di questo disco, considerato al netto della sua romantica narrativa personale, affiorano con una frequenza ed un’insistenza tali che consigliarlo diventa un azzardo. E se proprio si vuole ascoltare qualcosa di power e di great, quale migliore occasione per rispolverare “Poetry For The Poisoned” dei Kamelot (2010) e la sua trascinante “The Great Pandemomium”? Just one, just one, just one more day…

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Etichetta: Frontiers Music Anno: 2025 Tracklist: 01. The Trinity 02. Indestructible 03. No One's Hero 04. Afterlife 05. Revolution 06. The Prophesier 07. Fire From Above 08. Underneath The Eye 09. The Great Apocalypse (When Hell Is All Around) Sito Web: facebook.com/InsaniaStockholmOfficial |
