Initial Mass – Recensione: Alluvium

A distanza di tre anni dalla pubblicazione di “Bending Light” gli Initial Mass, band californiana formata da Mark Baldwin (voce, chitarre), Kevin Robertson (batteria) e Scott Smith (basso), tornano con un album di tredici tracce pubblicato dall’etichetta italiana post-progressive Luminol Records. Nelle parole di Luminol “Alluvium è un concept che racconta la vita di un individuo come una metafora dell’ascesa e della caduta dell’umanità. Il protagonista inizia il suo viaggio, giovane e ambizioso, entusiasta dalla possibilità di lasciare un segno, così diventa sempre più concentrato sul suo desiderio di prendere ciò che vuole dal mondo. Man mano che diventa più potente si lascia dietro una scia di distruzione, ritrovandosi isolato in un mondo che non riconosce più”. Storia interessante dunque, che il trio di Los Angeles racconta con brani improntati alla melodia (“Hadean’s Fall”), certamente ricchi dal punto di vista compositivo ma non così intricati dal rischiare di spaventare il pubblico meno famigliare con quanto registrato da Rush, Fates Warning, King Crimson, Black Sabbath e Savatage. Dove la natura prog si manifesta con maggiore incisività è invece nella forte componente narrativa, nella capacità di spostarsi agilmente nella descrizione degli stati d’animo in capo al protagonista (una decisa sterzata che si avverte già nel passaggio dal primo brano fluido e sognante al secondo, più tagliente) ed in un tecnicismo che, è bene ribadirlo, non suona mai fine a se stesso né intende prendere il sopravvento sulla componente più melodica.

L’alternanza tra brani di durata più contenuta ed altri di maggiore respiro è esso stesso indice di maturità, nel momento in cui il trio fronteggiato da Baldwin non appare schiavo delle proprie strutture: dagli episodi più heavy e diretti (“Horizon”) a quelli nei quali il contributo strumentale si fa maggiormente notare (“The Calling”), “Alluvium” rivela notevoli visione d’insieme e controllo, utilizzando i minuti extra a disposizione per aggiungere dettaglio, dilatare i tempi e concedersi una pausa dopo un momento particolarmente denso dal punto di vista esecutivo, emotivo ed espressivo. Si tratta dunque di un disco ragionato, non freddo né meccanicistico, ma all’interno del quale è facilmente avvertibile la funzionalità di ogni passaggio e l’intento di comporre un quadro, traccia dopo traccia, che in “Wake” trova forse la sua massima e più riuscita espressione. Primo singolo estratto da “Alluvium”, la canzone “non solo cattura praticamente ogni stato d’animo dell’album, ma è anche il culmine di tutto ciò che abbiamo fatto finora come band dal punto di vista musicale. È una canzone che ci ha davvero spinto oltre come unità musicale. “Wake” è uno dei punti cardine del concept, dove il personaggio centrale raggiunge il suo apice mentre è circondato dal caos e dalle infinite possibilità che le grandi città tendono a offrire. Questo è il punto della storia in cui tutto cambia”. Nelle parole del cantante e chitarrista si avvertono non solo il compiacimento per il lavoro svolto ma anche l’attenzione verso l’aspetto narrativo e la ricchezza di linguaggio con la quale il trio può delinearlo: che si tratti di ritmiche elaborate, ritornelli dolci o schitarrate semplicemente ed irresistibilmente heavy, in “Alluvium” tutto si fonde con gusto e grazia, seguendo un approccio che conquista per la capacità con la quale il difficile viene presentato in una forma accessibile, scorrevole ed all’apparenza così facile.

Dal punto di vista dei tre esecutori, nessuno tende a prevalere sugli altri per quantità o qualità del lavoro svolto: coerentemente con la perfetta fusione che realizza, il disco non contiene né particolari virtuosismi che ne comprometterebbero l’immediatezza né un’interpretazione del cantato in senso eccessivamente teatrale, che rischierebbe di renderlo meno accattivante dal punto di vista della fluidità d’ascolto. Sono invece i piccoli momenti a farsi protagonisti (“Believers”) e con essi gli episodi più morbidi e delicati, capaci di far vivere il sogno prog in un formato di tre minuti che invita all’ascolto e predispone, immagazzinando energia come in un motore ibrido, al godimento delle canzoni più lunghe ed elaborate. Intelligente ma non cervellotico, accessibile ma senza rinunciare al proprio carattere, heavy ma solo quando serve per creare un efficace contrasto, “Alluvium” è un disco delicato e dettagliato, perfettamente a suo agio tra le pagine di metallus.it e fiero dell’abilità con la quale le sue trame e le sue anime sanno combinarsi, con la velocità tipica del power trio, esaltandosi a vicenda spesso nell’ambito di uno stesso brano (“Memory Fade”). Un album che si apprezza ancora meglio se lo si approccia con mente libera e senza lasciarsi distrarre dalle troppe parole. Lasciando che siano i suoi migliori momenti e le sue delicate malinconie (“Drifting”) a fare il resto del convincente lavoro.

Etichetta: Luminol Records

Anno: 2023

Tracklist: 01. Hadean’s Fall 02. Trails Behind 03. Out of the Mold 04. Horizon 05. Wake 06. Calm Wind 07. Believers 09. Memory Fade 10. Drifting 11. The Calling 12. Vacant Throne 13. In Stone
Sito Web: facebook.com/initial.mass

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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