Infinite & Divine – Recensione: Ascendancy

Nato nel 2019 dalla collaborazione tra gli artisti svedesi Terese “Tezzi” Persson (voce) e Jan Åkesson (chitarra, basso e tastiere), il progetto Infinite & Divine ha debuttato due anni più tardi con la pubblicazione di “Silver Lining”, un “prodotto orecchiabile, dotato di personalità e costruzioni talvolta ambiziose”, dotato di tutte le caratteristiche per metterlo sui radar degli appassionati di rock melodico. Sempre contraddistinti da un basso profilo, che si rivela anche attraverso piccoli ed in/significanti dettagli (Åkesson si è da tempo ritirato dalla scena live, il testo di presentazione del disco si sofferma stancamente sulle recensioni del lavoro precedente ed altre informazioni risultano vaghe, incomplete o mancanti), gli Infinite & Divine sembrano anche in questa occasione voler accordare la precedenza alla musica, supportati da Jens Westberg alla batteria e pronti a regalarci undici nuovi brani che attingono da Amaranthe, Def Leppard, hard rock anni ottanta ed altro di stampo più attuale e contemporaneo.

Band di poche parole ed all’apparenza pure un po’ scazzata, i due svedesi si presentano invece con una “Ashes To Ashes” corale, piena e tirata, che anche grazie alla personalità della Persson ed all’assolo di Mikael Hylén (tastiere) nasconde come meglio non si potrebbe le origini tutto sommato umili di questa avventura. La continuità con il disco precedente si avverte tutta, facendo di “Ascendancy” un album improntato ad una progressione tanto graduale quanto tangibile, capace di sposare buon gusto ed una produzione solamente terrena per dare vita ad un prodotto assolutamente coerente e godibile. Gran parte del merito va, anche in questo caso, all’interpretazione di Tezzi, più a suo agio su quei registri bassi (“LARP”) che lasciano ampio spazio al drama (“Forever With Me”), all’atmosfera (“Leave Me” è da questo punto di vista davvero efficace) ed a quel crescendo retorico che funziona da centinaia di anni e non si vede perché, a conti fatti, vi si debba rinunciare proprio in questa occasione. La sua presenza artistica è imponente (“Parasites”), il carattere evidente e l’interpretazione sempre all’altezza, tanto che i modelli di riferimento non sono solamente quelli confinati al symphonic nordico che pure abbiamo imparato ad apprezzare: la Persson si diverte in realtà a spaziare dall’autoriale americano al radiofonico di classe (“Down”), suggerendo che il suo impiego – come avvenuto con l’interessante debutto delle Venus 5 – può nobilitare dischi e progetti di origine ed ambizione differenti.

Certamente si avvertono qua e là dei momenti nei quali si rimpiange la mancanza di uno sviluppo più orchestrale ed articolato (“I Hold My Life” difetta completamente di dinamica ed è un peccato), punti nei quali il disco continua a regalare un ascolto soddisfacente ma che avrebbe potuto sfociare in qualcosa di ancora più ricercato ed ambizioso, se prima capito e poi adeguatamente valorizzato. Se è comunque questa la dimensione che gli Infinite & Divine hanno scelto di ritagliarsi, perché magari è quella che i loro impegni ed il loro budget è in grado di gestire, bisogna dare atto all’affiatato duo di aver tirato fuori – per la seconda volta consecutiva – il massimo di quello che era umanamente ed artisticamente legittimo aspettarsi: il disco funziona tranquillo ed in molte occasioni (“Remedy”), coniugando episodi più intensi con altri più catchy e sbarazzini (“Silent Revolution”) che esaltano sia la bravura della front-woman sia il prodotto che le è stato cucito addosso con una evidente dose di cura e passione.

Nonostante la presentazione poco accurata, nonostante una perdonabile ripetitività dei suoni e nonostante questo progetto continui a scontare, almeno in parte, qualche imperdonabile dimenticanza (ed una ristrettezza produttiva che non gli permette di andare oltre i propri notevoli mezzi), gli Infinite & Divine sfornano un altro lavoro così interessante che pure il fatto che con poco sarebbe potuto essere buonissimo, invece che soltanto buono, passa veloce in secondo piano. Un lavoro che, nonostante i numerosi “nonostante” e pur in competizione con formazioni più vere, più conosciute e più esperte, dimostra di avere tutte le carte in regole per risalire la corrente – come i salmoni su Nat Geo – e continuare ad evolvere per garantirsi una dignitosa sopravvivenza. Se il terzo disco deve essere quello della definitiva conferma, la speranza è che in quella occasione potremo davvero assistere ad un deciso cambiamento di passo da parte del duo scandinavo e di Frontiers, che a giudicare da queste due uscite non pare averne ancora colto tutto il potenziale.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2023

Tracklist: 01. Ashes To Ashes 02. Larp 03. Remedy 04. Our Time 05. Leave Me 06. Silent Revolution 07. I Hold My Life 08. Forever With Me 09. Down 10. Parasites 11. Small Deeds
Sito Web: facebook.com/infiniteanddivine

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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