Derek Sherinian – Recensione: Inertia

Il terzo disco in tre anni, compresi i Planet X, la cui differenza rispetto al suo gruppo rimane tutt’ora ignota, dell’ex tastierista dei Dream Theater è il migliore e il più variegato e questo appare chiaro fin da subito, non fosse altro per la lista incredibile di nomi che è riuscito a trascinare con se. Altra ragione potrebbe essere perché ha deciso, pur in minima parte, di risultare meno freddo e spettacolare, con qualche grammo (milligrammo…) in più di sentimento e qualcuno in meno di esibizionismo. Sarà forse la collaborazioni di due ospiti così lontani dal mondo prog come Steve Lukather e Zakk Wylde a donare un po’ più d’umanità, ma il risultato è, per l’appunto, buono. Il caratteristico stile vigoroso di Sherinian rimane, ma viene mediato da pezzi più vicini ad una sorta di Dixie Dregs in versione prog metal, dovuto alla presenza di Goodman, violinista anche degli stessi Dregs, oppure momenti fusion alla Holdsworth o altri ancora più sentimentali, che ricordano il Satriani dell’omonimo disco. Gigante Zakk elargisce metal che è un godimento e tra accordoni e armonici artificiali, lo si riconosce all’istante, mentre a Lukather spetta il compito di dare un po’ di feeling al disco con il suo altrettanto caratteristico tocco. Simon Philips alla batteria è uno spettacolo. Tutto è bello colorato e funambolico e i musicisti che ascoltano il cd sbavano come militari in libera uscita, ma siccome la maggior parte degli acquirenti non è né militare né musicista…

Voto recensore
6
Etichetta: Inside Out / Audioglobe

Anno: 2001

Tracklist:

Tracklist:Inertia / Frankenstein / Mata Hari / Evel Knievel / La Pera Loca / Goodbye Porkipie Hat / Astroglide / What A Shame / Rhapsody Intro / Rhapsody In Black


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