I primi che mi vengono in mente sono Jason Bonham, Todd Tyla e Dane Campbell e Marcus Dee, ovvero figli di papà illustri che – con dosi variabili di aiuto e coinvolgimento da parte della famiglia – hanno saputo farsi strada nel mondo dello spettacolo o proprio ora stanno uscendo allo scoperto per mettersi alla prova. Appartiene a quest’ultima categoria il nome relativamente nuovo di Tim Hansen, giovane chitarrista tedesco figlio di quel Kai che rimanda ai tempi belli di Helloween e Gamma Ray. Nato nel 1999 e grande fan di Alexi Laiho, Tim può comunque già vantare una certa esperienza sia in ambito live (al fianco di Stratovarius, Sonata Arctica, Battle Beast, Gammaray, Accept) che in fase di registrazione, con il progetto degli Induction che – nato nel 2019 con la pubblicazione dell’omonimo debut – con “Love Kills!” giunge già alla sua quarta iterazione. Chi ha seguito il quintetto con base ad Amburgo fin dagli esordi noterà che la formazione ha registrato un deciso scossone: nel 2024 hanno fatto il proprio ingresso il finlandese Justus Sahlman alla chitarra e soprattutto “il nostro” Gabriele Gozzi (Eternal Idol, Fallen Sanctuary, Inner Vitriol, Rhyme, Temperance) alla voce, con il batterista tedesco Markus Felber a completare quello che rimane lo zoccolo duro tedesco della line-up. Lungo una quarantina di minuti e disponibile anche in vinile, il disco si apre con una “Virtual Insanity” dall’orecchiabile introduzione elettronica ed un’altrettanto spinta propensione alla melodia: non esattamente ambizioso dal punto di vista dei contenuti e dello spessore, questo primo brano si presta ad un consumo immediato e senza pensieri, direi quasi estivo con il suo ritornello facilmente assimilabile, con l’assolo di chitarra ad offrire lo spunto più valido dal punto di vista della densità e della tecnica.
Il tiro viene parzialmente corretto dalla seguente “War Of Hearts”, nella quale cori e struttura riprendono gli schemi del power sinfonico, ma sempre con una scrittura che rimane scorrevole, un passo veloce e leggero, una produzione pop che sceglie spesso il levare e – diretta dallo stesso Hansen e favorita dal frequente ricorso alle rime – mantiene l’ascolto in un territorio facile e relativamente disimpegnato. Non è insomma la potenza dilaniata dell’immagine di copertina il vero punto forte di questo disco, che anche dal punto di vista dei testi – come si evince facilmente scorgendo più in basso i titoli degli undici brani – non pare mai veramente interessato ad affondare il colpo. Con i suoi ritornelli che nella maggior parte dei casi si fanno attendere meno di un minuto, “Love Kills!” si conferma ad ogni occasione un disco agile ma ripetitivo nelle atmosfere, con questa corsa alla leggerezza che – alla lunga – diventa forse l’elemento più pesante da digerire. Qui tutto è snappy e veloce (“Dark Temptation”), popolare nel senso meno ambizioso del termine, con un ricorso ad elementi drammatici (vedi il parlato all’inizio di “Steel And Thunder” o alcuni cori alla gregoriana che sbucano qua e là, ma sempre dal nulla) che poco aggiunge, se non la sensazione di un patchwork allegro destinato ad un intrattenimento di superficie.
In questa rappresentazione, anche i ritornelli non si fanno notare se non per la ripetitività che contraddistingue alcuni di essi e che – in alcune occasioni – sembra travolgere una voce che quasi fatica a tenere il passo, libera di esprimersi solamente quando l’incedere concede il tempo di respirare ed infondere un poco di sentimento (“Beyond Horizons” è la traccia più epica e matura, probabilmente l’unica a stabilire una connessione autentica con Rhapsody o Sonata Arctica). Si tratta di un metal che abbiamo già visto e che probabilmente dal vivo acquista una consistenza totalmente diversa ed un impeto più credibile e travolgente, ma che almeno nel prodotto pubblicato da Reigning Phoenix sacrifica molto del suo potenziale in nome di un’attitudine gentile (“Strangers To Love” è un duetto con Clémentine Delauney di Visions of Atlantis ed Exit Eden) e di una convinta semplificazione (come nel caso di una title-track posta verso la fine, forse consapevoli del suo valore relativo) che ne rende la proposta democratica, giòvane giòvane ma anche raramente ficcante.
Se si cerca un album dalla chiara direzione artistica, improntato ad immediatezza e facilità di ascolto (caratteristiche in sé degnissime) e che possa costituire una prima introduzione ad una dimensione live più consistente, allora “Love Kills!” è una scelta sensata, priva di ripensamenti e dotata di una sua chiara personalità. Per una band il cui cammino è ancora però tutto da scrivere, questa rigido voto di castità e leggerezza potrebbe anche significare la preclusione di quell’esplorazione che i suoi mezzi tecnici – ed i geni di Hansen – metterebbero facilmente alla portata. Forse a causa di una formazione promettente ma che deve ancora trovare una chimica, questo quarto disco sembra avere più il compito di tenere a galla il nome degli Induction che quello di cercare un’evoluzione del suono e delle tematiche, una crescita insomma. La sua attitudine melodica e spensierata (“The Veil Of Affection” è la traccia più sinfonica, ma non basta) è la cura migliore per quando ci si vuole solamente divertire, ma non è probabilmente sulle basi di questo innocente Peter Pan che si costruirà una relazione solida, sofferta e duratura con la band di Amburgo.

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Etichetta: Reigning Phoenix Music Anno: 2026 Tracklist: 01. Virtual Insanity 02. War Of Hearts 03. Dark Temptation 04. Steel And Thunder 05. Strangers To Love 06. Beyond Horizons 07. Gods Of Steel 08. Love Kills 09. I Am Evil 10. The Veil of Affection 11. Empress Sito Web: facebook.com/inductionofficial |
