Metalium – Recensione: Incubus – Chapter Seven

Una piccola sorpresa da parte dei rodati Metalium. A distanza di un solo anno dal precedente capitolo infatti la band tedesca torna alla carica con un lavoro che si lascia parzialmente alle spalle le lacune più evidenti delle ultime uscite per concentrarsi su un songwriting più completo e maturo. “Incubus” è un’opera che mantiene solo per certi aspetti la radice tipicamente made in Germany per rimettere in evidenza l’influenza del power metal americano che agli inizi di carriera sembrava potesse essere l’arma in più per una band proveniente da Amburgo. Spariscono così molte parti speed supportate da linee vocali allegrotte e si fanno sentire maggiormente i tempi medi rocciosi basati su riff granitici e vocalizzi strappapolmoni. Ovvio che il vero mattatore sia Henning Basse, un vocalist che non scopriamo straordinario oggi, ma che davvero su questo album si supera nell’interpretazione del perfetto screamer metal. La cattiveria con cui affronta un brano oscuro come la title track è impressionante, dimostrando come sia in grado di modulare le tonalità più basse in modo magistrale. Non tutto il disco resta allo stesso livello di eccellenza, ma parecchi brani colpiscono nel segno, più di quanto eravamo abituati ad aspettarci dalla band. Forse non saranno contenti gli amanti del power-speed più melodico, ma per chi preferisce uno stile corposo e maligno figlio diretto delle band più devastanti degli anni ottanta, questo “Incubus” è un lavoro da tenere in seria considerazione.

Voto recensore
7
Etichetta: Massacre / Audioglobe

Anno: 2008

Tracklist: 01. Trust (Intro)
02. Resurrection
03. Gates
04. Incubus
05. Take me higher
06. Never die
07. At armageddon
08. Sanity
09. Meet your maker
10. Hellfire
Sito Web: http://www.myspace.com/metalium

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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