In Vain – Recensione: Back To Nowhere

E se dalla vicina Spagna, invece del solito heavy melodico, ricevessimo una volta tanto una bella bordata di power thrash? Se l’ipotesi pare stuzzicante, ecco che gli In Vain sono là – dalle parti di Rivas-Vaciamadrid – pronti a soddisfarla, con tutta l’esperienza di una band attiva dal 2003 autrice di cinque album nel periodo compreso tra il 2009 ed il 2021. Attivo anche in sede live, e potendo vantare sul curriculum anche date al fianco di Freedom Call, Astral Doors, RAM, Axxis e Steelwing, il quartetto composto da Daniel Cordón (voce e chitarre ritmiche), Julio Abadía (chitarra solista, sugli scudi in “The Last Breath Of Freedom”), Teo Seoane (batteria) e Mario Arredondo (basso) ha recentemente firmato con la madrilena Fighter Records, affindadole anche la pubblicazione del nuovissimo lavoro intitolato “Back To Nowhere”. Non del tutto nuovi alle patinate pagine di metallus, gli In Vain fanno della compattezza e dell’impatto il loro punto di forza: da questo punto di vista l’openerStory Of A Lie” convince già dal titolo, abbandonando ben presto le componenti melodiche poste in apertura a favore di uno sviluppo che nel thrash vede il suo riferimento può chiaro, lampante. Se l’animo mediterraneo si rivela nella melodia che contraddistingue il ritornello, le ritmiche piuttosto rocciose – ben sorrette dal drumming di Arredondo – ed il cantato più fisico che rifinito di Cordón mantengono lo stile degli In Vain su coordinate decisamente fiere e potenti. E la scelta degli aggettivi non è casuale, dato che un parallelo latino tra loro, le cavalcate dei primi Metallica (“Back To Nowhere”) ed i nostri Extrema, anche sotto l’aspetto dei suoni, risulta assolutamente efficace per dare ai frettolosi l’idea.

Una delle abilità più interessanti della formazione iberica è quella di fare coesistere in modo armonioso, non forzato, la loro componente più aggressiva (“The Force Of Thunder”) con le aperture melodiche che – sarà per la componente latina – affiorano in tutti i brani. Il tutto all’interno di canzoni che, attestandosi tra i tre ed i quattro minuti, rivelano una visione ed una scrittura piuttosto chiara sul da farsi: mai come in questo caso la catalogazione del disco come power thrash risulta dunque azzeccata, con una chiarezza d’intenti che – in tempi nei quali l’ambiguità cattura e vende – merita un elogio sincero. Altro punto a favore del disco, e ad ulteriore testimonianza della bontà del suo songwriting, è l’utilizzo di piccoli elementi di distrazione posti qua e là, non tanto per dare varietà (perché vario “Back To Nowhere” non lo è) ma per evitare una sensazione di annoiata aderenza al modello. Che si tratti di un piccolo inserto elettronico, di un coro gregoriano o di un ritornello in stile più marcatamente power (“Metal Enlightenment”), più o meno ogni traccia include un momento di respiro che, senza allontanare troppo l’attenzione dal carattere metallico dell’album, certamente ne allarga l’orizzonte creativo e ne stressa la tenuta, divertendo per il modo in cui ogni brano maltrattato trova una conclusione quadrata e soddisfacente.

Dicevamo della varietà: pur apprezzando i piccoli tocchi che gli spagnoli hanno inserito in tre quarti d’ora di musica, la loro attitudine ed il loro assalto non conoscono pause né ripensamenti, con una testardaggine che può essere contemporaneamente fonte di elogi per la coerenza e di critiche per una ripetitività – soprattutto a carico del cantato monocorde – che alla lunga potrebbe stancare. Il giudizio finale su questa nuova fatica risentirà allora della valutazione delle loro effettive intenzioni: se la varietà delle soluzioni non è tale da rendere “Back To Nowhere” un disco stilisticamente moderno, o contaminato come la moda impone, la purezza con la quale i quattro abbracciano il loro stile è una virtù d’altri tempi che in molti non mancheranno di apprezzare. “Back To Nowhere” racconta di una band che, con vent’anni di esperienza alle spalle, trasforma le sue idee molto chiare in un prodotto compatto, tirato (“Days Of Glory”) e più epico dei nostri Game Over, capace di far coesistere le proprie anime power e thrash con apparente facilità ed una bravura da manuale. Grazie ad una scrittura che non contempla nemmeno un momento di pausa (che invece una ballad a spezzare l’assalto io ce l’avrei vista bene), il sesto disco degli spagnoli divora minuti e battute con un focus nordico e particolarmente raro alle nostre assolate latitudini, circostanza che alimenta la curiosità e rende la possibilità di un primo ascolto – almeno per quanti già non li conoscessero – del tutto appetibile.

Etichetta: Fighter Records

Anno: 2024

Tracklist: 01. Story of a Lie 02. For the Fallen 03. The Force of Thunder 04. Never Live Again 05. The Blind Man 06. Metal Enlightenment 07. Days of Glory 08. Back to Nowhere 09. The Last Breath of Freedom 10. Dreaming Awake 11. Sacred Bond
Sito Web: facebook.com/invainmetal

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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