In This Moment – Recensione: Godmode

A distanza di tre anni dall’uscita di “Mother”, gli In This Moment tornano con un nuovo album in studio dal titolo “Godmode”. Ne anticipava l’uscita il singolo “The Purge”, accompagnato da un video di altissimo livello, che aveva da subito catturato la nostra attenzione. Quello che colpisce della band di Los Angeles è il modo in cui Maria Brink “veda” la musica: infatti le canzoni degli In This Moment non sono solo canzoni, attorno alle melodie e ai testi viene costruito un intero immaginario di atmosfere che poi prende vita nei videoclip o nelle esibizioni dal vivo della band. A tal proposito, ricordo di aver sentito tempo fa un’intervista della band in cui veniva spiegato proprio questo aspetto: nel momento della composizione dei nuovi brani, Maria si immagina subito la resa dal vivo delle nuove canzoni, incluse le scenografie e i costumi. Ecco perché la musica degli In This Moment è sempre così teatrale e scenica.

Tornando a “The Purge”, il brano parla dell’importanza di non cadere nel “rabbit hole”, ovvero in quelle situazioni bizzarre, confuse o prive di senso, da cui è difficile uscire. Non a caso questa canzone nasce proprio durante la pandemia, dall’unione delle esperienze personali della band e dagli eventi confusi che hanno caratterizzato quegli anni. In quel periodo il chitarrista Chris Howorth inviava periodicamente nuove idee a Maria, che aveva da subito sentito un’affinità particolare con “The Purge”, ritenendo che fosse la più adatta ad essere pubblicata come primo singolo. E non aveva tutti i torti, perché anche secondo il mio parere, “The Purge”, assieme a “Godmode” e “Sanctify Me”, rappresenta il punto più alto dell’album e merita assolutamente almeno un ascolto. Degna di nota è anche la cover di “Army Of Me” di Björk. Ricordiamo, tra l’altro, che gli In This Moment sono famosi per le loro cover, basti pensare alla celebre “Call Me” di Blondie che ha fatto impennare la loro carriera nel 2008 (anche nel precedente album “Mother” avevamo trovato due cover riuscitissime, ovvero “Fly Like An Eagle” di Steve Miller e “We Will Rock You” dei Queen). In ogni caso, nonostante la buona riuscita della cover, siamo qui per parlare dei brani inediti e occorre ammettere che una parte dell’album è un po’ sottotono. Penso, ad esempio, a brani come “Skyburner” ed “Everything Starts And Ends With You”, che si fanno ascoltare ma non lasciano particolarmente il segno, mentre al contrario “Damaged”, realizzata in collaborazione con il cantante dei Ice Nine Kills Spencer Charnas, è subito catchy ed interessante.

“Godmode” si conclude poi con “Fate Bringer” e “I Would Die For You” (colonna sonora di John Wick – Chapter 4), lasciandoci però con l’amaro in bocca per l’assenza di un brano sullo stile di “The Fighter” o “Burn”, una ballad potente che avrebbe aggiunto un tocco in più all’album. Questa è secondo me una delle pecche maggiori di “Godmode”, che risulta comunque nel complesso un album di un livello superiore al precedente “Mother”, ma che non tocca le vette di “Blood” e “Black Widow”, entrambi i miei preferiti degli In This Moment. In “Godmode” ritroviamo comunque parte delle atmosfere del passato e una Maria Brink che alterna vari registri vocali con estrema padronanza e senza troppo sforzo (a volte è assurdo pensare che si tratti della stessa persona a cantare!), ma mancano quei brani memorabili che riascolterei a distanza di anni, fatta eccezione per “The Purge”, “Sanctify Me” e la title-track. In conclusione, “Godmode” è un album per lo più heavy, dai toni oscuri e con una presenza massiccia della componente elettronica. Non sarà il loro disco migliore, ma senza dubbio accontenta i fan di lunga data e avrà sicuramente un’ottima resa dal vivo. Tra l’altro, quanti di voi aspettano come me una data italiana degli In This Moment?

Etichetta: BMG

Anno: 2023

Tracklist: 01. GODMODE 02. THE PURGE 03. ARMY OF ME 04. SACRIFICE 05. SKYBURNER 06. SANCTIFY ME 07. EVERYTHING STARTS AND ENDS WITH YOU 08. DAMAGED (FEAT. SPENCER CHARNAS) 09. FATE BRINGER 10. I WOULD DIE FOR YOU

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Anonimo

    Mi trovo sinceramente in disaccordo su alcune cose.
    A mio parere Mother supera di gran lunga quest’ultimo album. Ci sono brani di carica emotiva come Legacy e Mother stessa che in questo album non ci sono per niente. E sopratutto Maria ha veramente rotto le scatole co ste voci filtrate . Ci si dimentica veramente di com’è in realtà la sua voce. Concordo perfettamente sulla “forza” complessiva dell’album; un paio di canzoni interessanti ma il resto finisce nel dimenticatoio. Inoltre dal vivo lei fà veramente tristezza da quando la band ha totalmente cambiato stile dopo A star cossed westland; le sue prestazioni live come cantante le trovo vereamente basse pensando a come invece cantava certi vecchi brani. Band artisticamente in declino e troppo canalizzata su Maria.

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