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Aleph – Recensione: In Tenebra

Forti di un’esperienza decennale nel panorama underground, i lombardi Aleph presentano l’opera prima ‘In Tenebra’, album inizialmente autoprodotto due anni or sono e oggi distribuito sul mercato europeo.

Il five-piece di Bergamo offre un progressive metal graffiante ed abrasivo in cui non mancano elementi tipici della musica estrema, come un riffing estremamente solido e veloce e una voce, quella di Dave Battaglia, ruvida e carica di drammaticità, piuttosto distante della pulizia e dalla ricercatezza di altri performer di questo genere. Si potrebbe inquadrare la band come una sorta di crocevia tra le sonorità dei primi Symphony X e gli Opeth meno complessi, il tutto adagiato in un contesto sempre cupo ed intimista.

L’album contiene sette tracce piuttosto lunghe (la durata media si aggira tra i sei e i sette minuti) in cui emerge la tecnica esecutiva di ogni elemento, sebbene vengano evitate eccessive ricercatezze o semplici dimostrazioni di mestiere. Il riffing è corposo e vario e altrettanto dicasi della sezione ritmica, ma nulla è indigeribile. Ottime ‘Depths’, dove le chitarre vanno a costruire ricami prossimi ai Dream Theater e si avvertono alcune influenze smaccatamente prog rock, e ancora ‘Mother Of All Nightmares’, granitica ma dalle suggestive aperture di tastiera dal sapore epico. Da segnalare poi come la band talvolta, al di là dl perfezionismo esecutivo, tenda a preferire momenti in cui è l’emozionalità del brano a farla da padrona, come nel caso della versione originale di ‘The Fallen’, momento di teatralità pregiato dalla buona prova di Dave.

‘In Tenebra’ è forse ancora troppo legato alle fonti di ispirazione dell’ensemble e a tratti si avverte come le soluzioni utilizzate tendano a ripetersi in modo similare, ma nel complesso ci sentiamo di premiare l’avvertibile ricerca di personalità e le indubbie capacità compositive. Un album interessante e consigliabile ai fruitori del genere, speriamo possa essere il trampolino di lancio verso un futuro ancora più roseo.

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