Deep Purple – Recensione: In Rock

Non si era mai sentito nulla di così monoliticamente duro fino a quel momento; certo, la florida stagione dell’hard rock era già stata probabilmente inaugurata dai “cugini” Led Zeppelin nel 1969, ma ‘Communication Breakdown’ era una gemma di aggressività incastonata in un contesto tutto sommato disomogeneo in quanto ad impatto puro, nel quale trovava spazio anche una ‘Babe I’m Gonna Leave You’. Qui invece stiamo parlando di un intero disco che, di fatto, ha decretato in modo ufficiale l’inizio di una nuova era musicale. La chitarra satura di Blackmore colpisce le orecchie dell’ascoltatore fin dai primi secondi di ‘Speed King’ per poi scambiarsi convenevoli a non finire con l’hammond di Lord; la pesantezza delle composizioni è sottolineata anche dalla superba ugola di Gillan, che vola alta, altissima – senza per questo difettare in corposità e potenza – tanto in ‘Bloodsucker’ quanto e ancor di più nella devastante ‘Child In Time’, manifesto di creatività, di classe, financo di cattiveria, frutto di una prova corale maestosa da parte dei cinque Inglesi che a sua volta si sublima nello straordinario assolo dell’ispiratissimo Ritchie. Trittico iniziale da leggenda, e non stiamo esagerando; ma le canzoni che seguono, seppur forse meno note, sono perle di enorme pregio marchiate a fuoco anch’esse dalla caratteristica fondamentale che permea l’intero platter, ossia la palpabile, elettrica tensione che allo stesso tempo divide e lega ciascuno strumento (ed in particolare tastiere e chitarra) e che finisce per produrre continui ed appassionanti duelli. ‘Flight Of The Rat’, dall’andamento più rockeggiante, si vede dominata proprio da questa costante alternanza nel ruolo di protagonista; ‘Into The Fire’ poggia su ritmi più cadenzati ma guadagna in pesantezza e propone un Gillan davvero graffiante, mentre a ‘Living Wreck’ tocca rivelare definitivamente l’assoluto valore della sezione ritmica Glover – Paice, con quest’ultimo sugli scudi grazie alle sue leggendarie rullate. Il lavoro si chiude con ‘Hard Lovin’ Man’, cavalcata possente che pone il sigillo su un album che non si limita ad essere bello e importante, che non ha solo il merito di mostrare al mondo una band composta da musicisti di eccezionale caratura, che non è un semplice insieme di canzoni dal livello qualitativo francamente superbo. Signori, da qui passa la Storia.

Etichetta: EMI Records

Anno: 1970

Tracklist:

1.Speed King
2.Bloodsucker
3.Child In Time
4.Flight Of The Rat
5. Into The Fire
6.Living wreck
7.Hard Lovin’ Man


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