In Mourning – Recensione: Afterglow

Quarto album per gli In Mourning che, su Agonia Records, tornano sul mercato con questo “Afterglow”, composto da sette tracce in bilico fra death melodico e doom con uno spirito progressive sempre ben presente che si sviluppa dalle strutture create da Tobias Netzell (voce, chitarra), Pierre Stam (basso), Björn Pettersson e Tim Nedergård (chitarre) e Daniel Liljekvist (batteria), quest’ultimo celebre ex-membro dei Katatonia.

Ben otto anni son passati dall’esordio “Shrouded Divine” e si può ben dire che la crescita c’è stata sotto ogni punto di vista: la copertina di Kristian ‘Necrolord’ Wåhlin (Amorphis, Tiamat) apre il sipario su “Fire And Ocean”, primo brano che fra trame pesanti e chiaroscuri melodici su tempi decisamente metal (una doppia cassa presente, seppur non a velocità folli) presenta un interludio con sonorità più d’atmosfera e un assolo molto riuscito; “The Grinning Mist” è il pezzo più lungo coi suoi dieci minuti (bisogna dire che tutti i pezzi hanno minimo sei minuti di durata) e comincia in maniera particolare con una batteria che scandisce una marcia sulla quale si intessono suggestioni chitarristiche post-rock, cangianti a tal punto da diventare un ibrido death-doom melodico; trutture elaborate e variazioni costellano l’intero brano che ammalia, grazie a chitarre dal suono vario che accompagnano la linea vocale, duttile in modo da rendersi più morbida, e le idee vivaci che sottolineano la capcità di creare melodie degli In Mourning.

“Ashen Crown” si tuffa in territori quasi alternative rock: è varia e il passaggio di chitarre acustiche con la voce pulita mescola le carte in tavola così come l’inizio della successiva “Below Rise To The Above” che si trasforma con l’apporto delle chitarre, apertura per il growl, trame oniriche di tastiere e ritmiche accidentate che conducono a un finale placido e melodico; “The Lighthouse Keeper” parte delicata ma nervosa e rapidamente viene spazzata dal suono delle chitarre che poi forniscono un sostegno per i dialoghi di basso e batteria (e che riescono a far apprezzare il mixaggio di questo “Afterglow” in tutto e per tutto, potente, azzeccato e veramente da applausi) che conducono a un’accelerazione di stampo death più classico ma che si riesce ad articolare in termini melodici prima di tuffarsi in una cascata di sfuriate ritmiche candidando il pezzo a top dell’album insieme alla traccia successiva.

“The Call To Orion”, fulgido esempio di ciò che gli In Mourning sono diventati, si basa su ritmiche complicate che si inframmezzano ad aperture più propriamente tipiche del genere: l’assolo che colora questa traccia si sviluppa su basi più progressive, melodiche che riprendono il tema iniziale in maniera acustica; le chitarre sospese nell’empireo e le vocals pulite trascinano in una dimensione onirica prima di una discesa a capofitto su binari gelidi ed oscuri guidata da litanie straziate. La title track, posta in chiusura, si rivela un pezzo più canonico che dimostra le capacità del gruppo a 360 gradi, una traccia compatta e che suggella in maniera brillante la prova, riuscendo a farsi ricordare per una parte finale fra note angeliche.

Una piacevole sorpresa, una gemma di pregio che candida questo album fra i migliori nel filone pesante per questo inizio di anno. Un album ricco di sfaccettature, emozioni, che si apprezza e cresce di intensità ascolto dopo ascolto: un’ottima prova per gli In Mourning che hanno raggiunto un livello di maturità tecnica, compositiva e a livello professionale veramente stupefacente.

 

In Mourning - Afterglow

Voto recensore
8,5
Etichetta: Agonia Records

Anno: 2016

Tracklist: 01. Fire And Ocean 02. The Grinning Mist 03. Ashen Crown 04. Below Rise To The Above 05. The Lighthouse Keeper 06. The Call To Orion 07. Afterglow
Sito Web: http://www.inmourning.net/

Fabio Meschiari

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Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

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