Solar Fragment – Recensione: In Hour Hands

Ah, è uscito il nuovo album dei Blind Guardian? Questo il primo pensiero che mi è venuto alla mente appena ho inserito nello stereo il secondo cd dei Solar Fragments. La band tedesca propone un power metal melodico, corale, grintoso, che si rifà in tutto e per tutto ai bardi di Krefeld, non solo nel guitar work e nei passaggi epici. La voce del frontman Robert Leger è infatti uguale in tutto e per tutto al caro vecchio Hansi Kursh, dalla timbrica, fino all’interpretazione, tanto che in parecchi passaggi di “In Our Hands” è difficile distinguerli. Ma il passo tra citazione e plagio è davvero breve. 

I Solar Fragments hanno composto una decina di song trascinanti, coinvolgenti, pompose, che sembrano arrivare direttamente da “Twilight From The Twilight World” e “Somewhere Far Beyond”. I fans dei Blind Guardian non potranno restare indifferenti alle note della title track che apre le danze, un concentrato di power di scuola teutonica, sorretto da intrecci di chitarra sopraffini ed un ritornello tritasassi. In nostri non si lasciano sfuggire i momenti acustici e folkeggianti, da sempre marchio di fabbrica dei Guardian, nelle bucoliche “Race The Seas” e “Moana’s Reterun”, dimostrando di aver studiato a dovere “The Bard’s Song”. L’originalità, come avrete capito, non sta di casa in “In Our Hands”, anche se, volenti o nolenti, difficilmente riusciremo ad interrompere a metà l’ascolto di una canzone di questo disco. I Solar Fragments prendono però le distanze dai più rencenti “Nightfall..” e  “A Night An The Opera”, preferendo lasciare ad altri gli arrangiamenti di tastiere boombastici, prediligendo un hard metal più sanguigno, che poggia sulle chitarre ed una sezione ritmica pulsante.

“In Our Hands” ha diverse frecce al proprio arco, su questo non c’è alcun dubbio ed i Solar Fragments lo dimostrano quando passano con disinvoltura da cavalcate epiche a stop ‘n go teatrali, per introdurre sfuriate chitarristiche o momenti più pacati. Tutto ben fatto, quindi, ma se c’è solo mestiere e non  un briciolo di personalità come si pensa di salvaguardare all’evoluzione della specie?

Voto recensore
6
Etichetta: Scarlet Records / Audioglobe

Anno: 2011

Tracklist:

o1. In Hour Hands

02. With Empty Eyes

03. Inside The Circle

04. At The Harbor (intro)

05. Race The Seas

06. Come Hell Or High Water

07. Homecoming

08. Moana’s Return

09. The March Of Golems

10. Once Again


alessandro.battini

view all posts

E’ il sinfonico della compagnia. Dai Savatage ai Dimmu Borgir, passando per i Rhapsody, predilige tutto ciò che è arricchito da arrangiamenti sontuosi ed orchestrazioni boombastiche. Nato e cresciuto a pane e power degli anni ’90, si divide tra cronache calcistiche, come inviato del Corriere Dello Sport, qualità in azienda e la passione per la musica. Collezionista incallito di cd, dvd, fumetti, stivali, magliette dei concerti, exogini e cianfrusaglie di ogni tipo, trova anche il tempo per suonare in due band.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi