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In Autumn – Recensione: What’s Done Is Done

Pur se protagonisti di un cammino piuttosto tribolato, che dal 2011 li ha visti perdere pezzi e componenti per strada, i veneti In Autumn hanno comunque sempre saputo rialzarsi, dando vita ad una discografia minima – ispirata al death doom scandinavo – che li ha visti pubblicare “Reborn” nel 2013 e “Greyerg” nel 2018. Centellinando in un certo senso le uscite, il 2024 sembrava allora l’anno buono per dare alle stampe “What’s Done Is Done”, pubblicato dalla campana My Kingdom Music e contenente dieci nuove tracce con il compito di riportare sugli schermi il quartetto fronteggiato da Giuliano Zippo. Con una line-up completata dal fondatore della band Cristian Barocco alle chitarre, Diego Polato al basso e Marco Liotto alla batteria, gli In Autumn danno vita ad un quadro dalle tinte algide e nebbiose evidentemente influenzato da Paradise Lost, My Dying Bride, Katatonia e Opeth, come l’asciutta presentazione del progetto rivela in modo piuttosto onesto e diretto. La caratteristica che salta immediatamente all’occhio è la natura maestosa ma non opprimente dell’incedere, complici una certa vivacità ritmica (che a volte richiama la scena modernista di Goteborg) e – soprattutto – un cantato continuamente rimbalzato tra clean & growl che vede un poliedrico Giuliano ugualmente a proprio agio in entrambe le vesti.

IN AUTUMN - Focus (OFFICIAL LYRIC VIDEO)

Trovare un incipit lento e melodico come quello del singolo “Focus” nei primissimi minuti della scaletta non fa altro che confermare l’impressione che agli In Autumn la componente melodica sta specialmente a cuore (“Despised By Life”), anche quando i brani sembrano prendere altre strade, nel doppio tentativo di sorprendere l’ascoltatore e ricercare un’intensità ugualmente convincente dal punto di vista ritmico, espressivo e della produzione, anch’essa particolarmente efficace nel descrivere i moti e le energie contenute nel disco. Grazie alla notevole flessibilità di cui si dimostra capace, la formazione italiana ama continuamente confondere le carte, tra sviluppi più regolari ed ossequiosi, intermezzi supportati da morbide tastiere (“Lucid Dream”) ed esplosioni apparentemente improvvise – ma in fin dei conti attese – che permettono di apprezzare ancora di più la gamma dinamica espressa dall’insieme. Pur dovendo esprimere una piccola perplessità sul drumming, privo di accenti e sfumature come avviene quando ci si arrende alla praticità elettronica del dark/gothic, il quadro complessivo assemblato dagli In Autumn mi è sembrato interessante per il modo in cui celebra le sonorità scure di fine anni novanta senza però rinunciare ad una visione personale, che li vede continuamente aggiungere, variare, rallentare e ripartire con autorevolezza e buon controllo (“Strange Thoughts”). Non si tratta di un approccio privo di rischi, circostanza che tuttavia rappresenta un punto a favore anche quando i risultati non trovano una quadra perfetta (“Inside My Soul”, “The Illusion Of Reality”) e si congedano più per mancanza di alternative che non per un autentico senso del compiuto.

Pur non conoscendo i dettagli circa la genesi di “What’s Done Is Done”, l’impressione che si riceve ascoltando questo album è che esso contenga sia materiale più lineare e stilisticamente ortodosso, magari composto qualche anno fa, ed altro più fresco ed attuale, combinati con gusto per ricercare un effetto personale e che desse un senso a questo ritorno. Considerate l’efficacia delle componenti atmosferiche (“Breathing In The Void”), una certa sobrietà che conduce ad un’espressione misurata ma mai castrata, ed un approccio che vede un concetto chiaro e personale alla sua base, espresso peraltro anche nei testi, il lavoro della band formata da Cristian Barocco assume le forme di un disco complesso e probabilmente divisivo ma dalle fattezze autentiche, bello da ascoltare senza cadere nelle trappole degli accostamenti ed anche da raccontare per la resilienza e gli anni e le avventure che esso porta in dote. Sempre vibrante e con orizzonti stilistici persino più ampi di quelli candidamente ammessi (io avrei citato anche la scena inglese con The Sisters Of Mercy, Joy Division e The Mission), “What’s Done Is Done” ha le spalle larghe e dimostra che – pur attingendo prevalentemente alle tonalità del grigio – è possibile dare a vita ad un’esperienza a suo modo brillante e cangiante, con il potere di annullare le distanze tra Veneto e Campania, tra ascoltatori dai gusti dark ma differenti e fra tre dischi frutto di tangibile passione, rilasciati in altrettanti lustri.

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