Overkill – Recensione: Immortalis

Una premessa è necessaria: se pensate che gli Overkill non abbiano prodotto nulla di interessante dopo ‘The Years Of The Decay’ non perdete tempo a leggere questa recensione o ad ascoltare questo disco. In caso contrario sappiate che si tratta semplicemente dell’ennesimo discreto lavoro della band di New York, collocabile qualitativamente dalle parti di ‘Necroshine’ e ‘Killbox 13’. Scendiamo nei dettagli. Il suono: ricalca senza sorprese le scelte che la band ha fatto da ‘W.F.O.’ in poi, basso molto in evidenza, tanto groove e base ritmica protagonista con qualche sacrificio di troppo alle chitarre secondo il nostro gusto. Di buono c’è che nella tipologia enunciata questa appare essere la migliore delle produzioni avute dagli Overkill, l’amalgama è perfettamente equilibrata e la resa anche a volume alto non distorce mantenendo inalterato l’impatto. La voce: sempre più acida. Ormai da anni abbiamo imparato a scordarci il Bobby Blitz degli inizi, in grado di produrre modulazioni su tonalità alte e digrignare parole d’odio con la rabbia di un cavernicolo. Oggi il suo range vocale è diminuito e il ghigno ha assunto la dimensione stridula del dopo ventimila sigarette. Poco male, resta dalla sua parte un’espressività unica che continua a renderlo inimitabile pur con gli attuali limiti. I brani: sono forse la nota più inaspettatamente positiva del disco. Dopo la scarsa efficacia di ‘ReliXIV’ qui possiamo gustarci senza dubbio alcune delle migliori tra le composizioni recenti: ‘Skull And Bones’, che vede ospite anche Randal Blythe dei Lamb Of God, è trascinante come solo una vera thrash song può essere e anche ‘Devils In The Mist’, ‘Hellish Pride’ e ‘Walk Through Fire’ promettono sfaceli se inserite nella scaletta dei prossimi live. Purtroppo la qualità non regge per tutta la lunghezza della tracklist e brani sgonfi e ripetitivi come ‘Charlie Got Your Gun’ e ‘Hell is’ verranno probabilmente saltati dopo un paio di ascolti forzati. Non molto riuscito nemmeno l’ennesimo capitolo a titolo ‘Overkill V’, con temi ripresi dalle vecchie song di cui sembra solo una sbiadita copia. Qualche luce, qualche ombra, tanto basterà ai fan per gradire il prodotto e ai non interessati per continuare ad ignorare la band.

Voto recensore
7
Etichetta: Bodog / Edel

Anno: 2007

Tracklist:

01. Devils In The Mist
02. What It Takes
03. Skull And Bones
04. Shadow Of Doubt
05. Hellish Pride
06. Walk Through Fire
07. Head On
08. Charlie Get Your Gun
09. Hell Is
10. Overkill V


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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