Hirax – Recensione: Immortal Legacy

Da ormai più di trent’anni gli Hirax, e in prima persona il singer e leader Katon W. de Pena, sono paladini inossidabili dello speed/thrash metal più grezzo e violento. Non ci sorprende quindi il fatto che questo nuovo disco, dall’emblematico titolo “Immortal Legacy”, si presenti in tutto e per tutto come un prodotto clamorosamente datato e in linea con quanto il genere proponeva agli albori del movimento.

Aggiungete che l’artwork di copertina è stato realizzato da Phil Lawvere, autore di cover famose come quelle per Kreator (“Pleasure To Kill”, “Endless Pain” etc…), Deathrow o Celtic Frost (“Emperor’s Return”), e che la produzione del suono è stata affidata a Bill Metoyer, sorta di guru dell’american metal underground di un tempo, e avrete un quadro completo per capire cosa andrete ad ascoltare prima ancora di schiacciare il tasto play sullo stereo.

Il lato positivo di questa operazione nostalgia è che finalmente gli Hirax paiono aver trovato l’amalgama giusta del suono, probabilmente anche grazie ad una line-up rinnovata e formata da musicisti migliori. Contingenza che mette “Immortal Legacy” un gradino sopra ad ogni altra uscita precedente, comprese i primi e, per noi, sopravvalutati lavori.

Nonostante l’ugola non proprio gentile e a modo di Katon, o la grezza natura del suono, l’insieme si presenta compatto e potente, con una sfilza di song in grado di far saltare sulla sedia ogni headbanger che si rispetti. In cima alle nostre preferenze ci sono la titletrack, cruda, veloce e sguaiata come si usava una volta, la cadenzata ed epica (lato decisamente accentuato un po’ in tutto il disco rispetto al passato) “Victims Of The Dead”, e la scoppiettante “Violence Of Action”, tre minuti e poco più in cui gli Hirax rilasciano la loro furia barbarica.

Tutto ampiamente già sentito e indiscutibilmente indirizzato ad un pubblico di nicchia che ama ancora queste sonorità e le vuole ascoltare del tutto scevre da influenze e abbellimenti, ma per lo meno all’interno di questa logica “Immortal Legacy” pare funzionare a dovere. Bene così.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Steamhammer

Anno: 2014

Tracklist:

01. Black Smoke
02. Hellion Rising
03. Victims Of The Dead
04. Thunder Roar, The Conquest, La Boca De La Bestia - The Mouth Of The Beast
05. Earthshaker
06. Tied To The Gallows Pole
07. Deceiver
08. Immortal Legacy
09. S.O.W. (intro)
10. Violence Of Action
11. Atlantis (Journey To Atlantis)
12. The World Will Burn


Sito Web: http://www.blackdevilrecords.com/

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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