Immortal Guardian – Recensione: Unite And Conquer

Gli Immortal Guardian sono stati fondati da Gabriel Guardian, un talentuoso musicista americano la cui abilità nel suonare chitarra e tastiere contemporaneamente gli ha valso milioni di visualizzazioni su Youtube – dove Guardian interpreta cover di Iron Maiden, Pantera e Guns N’ Roses – e pure una presenza nello show “Amazingness” di MTV. Autori di “Psychosomatic” nel 2021, gli Immortal Guardian ritornano oggi con una line-up che comprende Carlos Zema alla voce, Justin Piedimonte alla batteria, Joshua Lopez al basso e due musicisti ospiti di rilievo: Ralf Scheepers (Primal Fear, Gamma Ray) e Vicky Psarakis (The Agonist, Sicksense) hanno infatti accettato di dare il proprio contributo ad un disco che, lungo le sue dieci tracce, parla di uguaglianza, libertà, unione e cambiamento. La straordinaria vivacità ritmica di “Unite And Conquer” è evidente fin dai primi momenti, affidati all’apertura di “Ozona”: il cantato del brasiliano Zema è melodico, autentico ed allo stesso tempo graffiante (“Southern Rain”) ma sono soprattutto chitarre e batteria a proporre ritmiche spezzate, evoluzioni tecniche che sembrano sfidarsi tra loro ed un tocco modernista che avvicina questo lavoro alla concezione più contemporanea e tecnologica del progressive. Gli spazi melodici, quelli dei ritornelli, sono perfettamente bilanciati da un’esecuzione virtuosistica e brillante, esaltata da una produzione “in proprio” ma che nulla ha da invidiare in termine di definizione ed ampiezza dei suoni.

La successiva “Echoes” vede il batterista Piedimonte ancora più impegnato a proporre ritmi veloci ed intermezzi di pregevole natura tecnica, mentre Guardian introduce con maggiore incisività i passaggi che lo vedono eseguire le parti di chitarra e di tastiera contemporaneamente. Va detto che in diversi punti la canzone gode di una potenza espressiva che va oltre la fredda tecnica: la parola freedom è cantata con una partecipazione struggente che conquista e va lodato il modo in cui gli Immortal Guardian lasciano che sia la melodia ad avere l’ultima parola. Per quanto il loro metal sia indubbiamente sovraccarico, al punto da rischiare di affaticare i non appassionati, nelle aperture cantabili e nei ritornelli corali (“Roots Run Deep”) si trovano sempre aria fresca, impostazioni semplificate ed uno stile che confonde con successo i confini tra prog, power e hard’n’heavy. E nel modo in cui questo lavoro sa muoversi tra gli stili ed i paletti si nasconde uno dei più importanti segreti del suo successo: pur mantenendo un approccio coerente e diretto, come quello della sua title-track, l’album riesce comunque a proporre valide variazioni sul tema che tengono noia e ripetitività a distanza.

In termini di pura varietà nemmeno il contributo di Scheepers e Psarakis è da sottovalutare: il primo aggiunge infatti al cantato una nota oscura che si sposa perfettamente con le atmosfere e le tematiche del disco, mentre la seconda dona a “Lost In The Darkness” una nota femminile che, senza proporre nulla di memorabile, permette comunque di cogliere il talento di questa band sotto un’ulteriore ed operatica luce. E’ vero che, da un punto di vista dell’impostazione stilistica, “Unite And Conquer” è una sorta di rullo compressore che, con la sua incontenibile esuberanza, travolge tutto quanto gli si pari davanti: le sue ritmiche implacabili, la generosità infinita dei suoi cori e la frequenza con la quale dispensa virtuosismi a destra e a manca lo rendono uno spettacolo che richiede attenzione, per seguire il filo logico delle sue mini-piece (“Perfect Person”) ed essere sicuri di non perdersi nessuno dei suoi tocchi di classe strumentale. Tuttavia si ha la costante sensazione che l’impegno richiesto all’ascoltatore sia abbondantemente ripagato da una formazione che lungo quarantotto minuti non si risparmia mai e non molla di un solo centimetro. Una band che negli episodi più melodici dimostra di possedere anche un animo genuinamente poetico ed introspettivo (“Divided We Fall”, nella quale però le escursioni di Zema non convincono appieno) con il quale relazionarsi ad un livello diverso, e più profondo rispetto a quello di una fattuale, scolastica ammirazione.

Unite And Conquer” è un disco buonissimo che, se fosse stato realizzato da una band italiana, avrebbe fatto gridare al miracolo per la cura geometrica con la quale è stato realizzato: la sua interpretazione del progressive è fresca, epica ed al passo con i tempi (“Rise Of The Phoenix”), la sua voce sa farsi anche gentile e la sua curiosità mai sazia è la migliore garanzia per un ascolto sempre nuovo e stimolante. Il fatto che gli Immortal Guardian abbiano anche dimostrato di saper portare tutto il pacchetto in sede live con spaventosa fedeltà (vedi i numerosi concerti insieme a Judas Priest, Dragonforce, Kamelot, Symphony X, Sonata Arctica, Slayer, Marty Friedman, Metal Church, Soilwork, Steve Vai…) è l’ulteriore tassello che conferma il passo spedito con il quale procedono e la sostanza della quale è fatto il loro sogno.

Etichetta: Massacre Records

Anno: 2023

Tracklist: 01. Ozona 02. Echoes 03. Roots Run Deep ft. Ralph Scheepers (Primal Fear) 04. Perfect Person 05. Divided We Fall 06. Lost in the Darkness ft. Vicky Psarakis (The Agonist) 07. Southern Rain 08. Unite and Conquer 09. Un Dia A La Vez 10. Rise of the Phoenix
Sito Web: facebook.com/igmetal

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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