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Imminence – Recensione: The Black

Cercate un album metalcore senza influenze elettroniche, con un’ottima scrittura e senza tracce filler? Ci hanno pensato gli Imminence e già adesso possiamo affermare che “The Black” entra di diritto nella classifica dei migliori album metalcore del 2024.

Ricordo di aver ascoltato con piacere uno degli ultimi dischi degli Imminence, “Turn The Light On” (che è stata anche la mia prima recensione qui su Metallus), ma faccio mea culpa, ignoravo l’esistenza di “Heaven in Hiding” del 2021 e dovrò recuperare l’ascolto il prima possibile. Incuriosita dai commenti entusiasti a poche ore dall’uscita di “The Black”, ho deciso di ascoltare il prima possibile il nuovo lavoro in studio degli Imminence e il mio primo pensiero è stato “Finalmente!”. C’era davvero bisogno di un ritorno ad un metalcore più “puro” e meno contaminato. Non fraintendetemi, continuo ad apprezzare fortemente band come gli Architects e i Bring Me The Horizon, nonostante il cambiamento di sound, ma bisogna lodare gli Imminence per aver creato un disco così vero e così pieno di emozioni, con un’altissima attenzione ai dettagli e una scrittura davvero ricercata. 

Ho ascoltato il disco nella sua interezza, tutto in una volta, perché “The Black” sembra essere pensato come un concept album: ogni traccia è coerente con l’insieme e persino le strumentali sono fondamentali perché sembrano pensate per bilanciare le atmosfere cupe e malinconiche che aleggiano in tutto il disco. Già dalle prime note di “Come Hell or High Water” ci rendiamo conto di avere tra le mani un album di alto livello. Infatti, come accennato prima, il riscontro è stato subito positivo, anche se l’unica nota dolente è data dal fatto che l’entusiasmo per la nuova musica sia scemato in fretta a causa della pubblicazione di ben sei singoli prima dell’uscita ufficiale del disco. Fortunatamente io non avevo ancora ascoltato nulla e non mi sono, quindi, rovinata la sorpresa e forse proprio per questo motivo sono riuscita ad apprezzare maggiormente “The Black”.

Non è facile unire l’aggressività con la maestosità, ma qui gli Imminence ci sono riusciti egregiamente, al punto che la critica ha anche parlato di un genere a parte detto “Violincore”, per la presenza appunto del violino. Prendiamo d’esempio un brano come “Desolation” che ti travolge con la sua potenza, mentre in sottofondo affiora un sofisticato violino che diventa poi dominante in “Come What May”, un vero gioiellino del metalcore moderno. Nonostante ciò, non mancano i breakdown potenti in brani come “Heaven Shall Burn” (immagino che si tratti di un tributo all’omonima band) e “Beyond the Pale”. “Death by a Thousand Cuts” porta con sé alcune reminiscenze dei Bring Me The Horizon dei tempi di “Hospital For Souls” e ovviamente degli Architects, una fonte di ispirazione che è possibile rintracciare in tutto il disco. “The Call of The Void” è uno dei brani che ha riscosso maggior successo anche grazie al bridge che mostra la versatilità della voce di Eddie Berg ed è una di quelle canzoni che migliora ogni volta che la riascolti. Come dicevamo, non ci sono tracce filler e, anche quelle più sottovalutate come “Continuum”, sono molto lontane dall’essere dei semplici riempitivi. “L’Appel du Vide” è malinconicamente rilassante, a tratti leggermente psichedelica, mentre “The Black” è un brano struggente, pregno di emotività e dolore, con sezioni più introspettive e raccolte che si alternano ad urla strazianti e liberatorie, fino a culminare in un’esplosione di energia che lascia poi il posto al malinconico, e quasi onnipresente, violino. Dopo la tempesta arriva la quiete con ”Le Noir”, che bilancia la carica emotiva della precedente “The Black”, ed è la perfetta conclusione per questo disco, come una soundtrack che accompagna i titoli di coda di un film drammatico.

“The Black” è un album solido e potente, ma nonostante ciò ben bilanciato, con una vena malinconica che aleggia su tutti i brani. Nulla è lasciato al caso, ogni dettaglio è curato con estrema attenzione e ogni brano si amalgama bene con il resto del disco. L’insieme è coerente e la tristezza fa da filo rosso che unisce le canzoni creando atmosfere cupe e misteriose. Non è facile scrivere un album con una tale carica emotiva e con una scrittura così raffinata, eppure gli Imminence ce l’hanno fatta e a questo punto meritano maggiore riconoscimento con l’uscita di  “The Black” che si posiziona nella vetta più alta della loro carriera. Complimenti alla band svedese che ci ha dimostrato che il metalcore è tutt’altro che morto.

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