Illusion Force – Recensione: Halfana

Già conosciuti ed apprezzati in Giappone per la pubblicazione di “The World Soul” (2019) e “Illusion Paradise” (2021), per gli Illusion Force è finalmente giunto il momento di salire alla ribalta internazionale con “Halfana”, primo lavoro ad essere distribuito – dall’italiana Frontiers – su scala mondiale. Ispirata dal power di Majestica, Rhapsody e Dragonforce e formata nel 2018 da musicisti con significative esperienze alle spalle, la band fronteggiata da Jinn Jeon ha da subito catturato l’attenzione del pubblico per un mix effervescente di acustico, progressive ed etnico, una celebrazione di esuberanza e libertà espressiva che, ai nostri occhi occidentali, diventa ancora più naturale se consideriamo la provenienza esotica del quintetto di cui fa parte il bassista americano Ollie Bernstein.

Contrariamente alle aspettative dettate dallo svelto pregiudizio, però, l’inizio di “Kaleidoscopic” è dolce e misurato, corale e brillante nei suoni freschissimi mixati da Matias Kupiainen (Stratovarius): la prima impressione è quella di una world music disposta a rinunciare ad una parte del proprio carattere orientale per incontrare il favore di un pubblico più vasto… ma è sufficiente addentrarsi tra le fitte trame della seguente title-track per capire che non è questo il caso. Blastbeat, orchestrazioni gigantesche ed un cantato che non rifiata praticamente mai sono quelli tipici del visual power nipponico, con il solo utilizzo della lingua inglese a fare da scricchiolante ponte tra i gusti e le culture.

In un quadro così variegato e complesso la tecnica in capo ai musicisti non è, come prevedibile, un’opzione: le velocità alle quali questo stile è tradizionalmente ancorato richiede una precisione che sottrae senza dubbio qualcosa in termini di umanità e personalità, in una ricerca dell’assalto e dell’impatto che per le nostre orecchie ha le stesse probabilità di divertire, piacere e stancare. Quanto promesso dagli Illusion Force e dalle loro precedenti uscite è tutto e tuttavia presente, va detto: dai rimandi classici agli arrangiamenti sontuosi (“Miracle Superior”, “Serendipitous“), si può dire che “Halfana” si presenti al pubblico occidentale con tutto il corredo e nessun compromesso, per offrire un’esperienza totale, circense ed autentica. Allo stesso tempo non c’è dubbio che per orientarsi all’interno di queste evoluzioni, orientate ad un concetto di canzone giustamente differente, ci vogliano una buona dose di apertura mentale e concentrazione, le stesse doti richieste quando ci troviamo alle prese con l’apprendimento di una nuova lingua.

Sollevati quando ci imbattiamo in suoni più famigliari (“The Serene Valley” sarebbe anche un po’ natalizia) e sconfortati quando tutto ci appare così confuso e cangiante (“Illusion Parade”), il segreto sta allora nel mantenere e coltivare una volontà curiosa, disposti a farsi aiutare e felici nell’apprezzare i piccoli progressi che l’impegno regala. Se si esclude una manciata di canzoni di trascurabile ascolto, talmente facili e rassicuranti da risultare fuori posto o inserite al solo scopo di non spaventarci troppo (“Protector Of The Stars”, “Hibari, Ptii: Whisper Of The Eternity” e la goffa “Bittersweet ’53”), “Halfana” non tenta insomma di introdurci alla densità del power nipponico con un approccio innovativo, graduale o in qualche misura originale.

Ai momenti più introspettivi, che con il passare del tempo si rivelano sempre più artificiosi e kitsch, segue sempre un assalto assoluto e senza apparenti punti di contatto (“Hibari, Pti: A Lost Cantata” ed ancora di più / di meno “Hibari, Ptii: Möbius”), a riprova di una scaletta disgregata, orientata più al compromesso che alla narrazione: la sensazione è quella di una ricerca di un dialogo tra oriente ed occidente affidata ad una banale compensazione del minutaggio ed alla scorciatoia, piuttosto che alla faticosa definizione di un linguaggio comune, e come tale destinata a conoscere qualche momento di successo troppo sporadico per farne un’operazione davvero intensa, informata e riuscita.

Il terzo disco degli Illusion Force è di fatto un prodotto del Sol Levante che sembrerebbe esser stato tradotto in inglese in un momento successivo, e senza che la scelta del nuovo linguaggio ne orientasse in qualche modo la stesura, le metriche o i punti di riferimento: le sue melodie sono quelle costantemente sottosforzo che non appartengono alla nostra grammatica (“Hibari, Ptiv: Luminescent Galaxies”), con qualche punto di epico contatto con il power tedesco (“Captan #5” è decisamente Helloween e si avvale del contributo del nostro Ivan Giannini alla voce), il suo approccio atletico e mirato ad una complessità sudata che ai non cultori sembrerà sempre fine a se stessa, la sua destinazione finale quella di un ritorno a casa… tra le mura amiche di uno stile che “Halfana”, forte della sua apprezzabile e malcelata integrità, difficilmente contribuirà a diffondere.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2024

Tracklist: 01. Kaleidoscopic 02. Halfana 03. Miracle Superior 04. The Serene Valley 05. Captan #5 (Feat.Ivan Giannini) 06. Protector Of The Stars 07. Hibari, Pti: A Lost Cantata 08. Hibari, Ptii: Whisper Of The Eternity 09. Hibari, Ptii: Möbius 10. Hibari, Ptiv: Luminescent Galaxies 11. Bittersweet '53 12. Serendipitous 13. Illusion Parade
Sito Web: facebook.com/official.illusionforce

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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