Rain: Il rock’n’roll – Intervista

Un locale pieno di gente vociante, un tavolo, tre boccali di birra, musica a tutto volume, discorsi sul rock infarciti di aneddoti divertenti, battute al vetriolo sulle band che ‘sono di moda’, ma che tanto non dureranno e quella fierezza di averne passate tante, di essere stati tra i primi ed, alla fine, di esserci ancora, di esserci riusciti, senza mai cambiare direzione per strategie o affini. In una scena metal come quella di oggi, dove molte band si programmano l’immagine, i discorsi e, purtroppo, la musica, incontrare al Midnight Pub di Milano i Rain, venuti da Bologna per la presentazione ufficiale del video di ‘Only For The Rain Crew’, ti dà l’impressione di fare un salto indietro nel tempo, quando l’hard’n’heavy era soprattutto creatività, energia, entusiasmo ed un tipo di classe assolutamente unica. Ma parlare con Lucio ed Amos, le due asce del quintetto emiliano è anche rendersi conto che, se il metal può avere un futuro è grazie a musicisti come questi, sempre pronti a mettersi in gioco, a rischiare tutto, a crederci fino in fondo…ma con un sorriso. Abbiamo parlato abbastanza, però. E’ ora di saltare sulla fuoriserie Rain, imboccare la famosa highway per Giove e spingere a tutta velocità. Prossima fermata: lo spazio!

Amos, Lucio, la domanda che sorge spontanea, dopo che si ascoltano sia ‘Bigditch 4707’ che il nuovo ‘Headshaker’, è perché si sia dovuto aspettare la bellezza di 23 anni per potervi conoscere con dei full-length ufficiali e, di conseguenza, come abbiate fatto a resistere finora, viste le difficoltà di un mercato come quello metal in Italia?

(Lucio):‘Semplicemente perché siamo una band di rock’n’roll fino all’osso e non avevamo, allora (ed anche adesso non è che siamo migliorati!) il minimo concetto di diplomazia nelle pubbliche relazioni, come anche eravamo deficitari sul piano dell’organizzazione e nei contatti con organismi come promoter, case discografiche et similia. Insomma c’è voluta l’entrata in formazione di Amos che, oltre ad essere un gran chitarrista ed averci fatto crescere moltissimo sotto il profilo musicale, ha preso in mano il lato manageriale dei Rain, spiegandoci che non si agguanta per la cravatta il discografico solo perché non ti vuole produrre il disco!!!! (Risate generali). Insomma, oltre alle capacità di P.R., Amos ha il dono di saperci fare nei contatti con agenti di label ed organizzatori, senza doversi piegare a direttive che potrebbero influenzare la nostra musica’.

(Amos):‘A mio avviso, la storia dei Rain, è la dimostrazione di come la coerenza alla fine, se riesci a resistere per così tanto tempo, premi che ama realmente questa musica. Il successo che stiamo ottenendo adesso, in fondo, non è dovuto a delle particolari svolte artistiche da noi intraprese, se escludiamo il miglioramento nel songwriting che è frutto dell’esperienza maturata in questi anni. In fondo noi suoniamo quello che c’è sempre piaciuto; è il mondo attorno a noi che è cambiato. Negli ultimi anni c’è stato un ritorno del metal anni ’80 ed è per questo, probabilmente che band come noi, hanno potuto ottenere un interesse maggiore che in passato. Per parafrasare un vecchio detto cinese, noi ci siamo messi sulla nostra sponda suonando la nostra musica ed abbiamo visto passare i cadaveri di chi ha inseguito mode come il grunge o il punk. Insomma, abbiamo ricevuto un premio per una fedeltà sincera. Sicuramente abbiamo ottenuto di più di chi ha passato gran parte della sua carriera a rincorrere l’ultima moda del momento, rovinandosi la vita, suonando cose che non gli interessavano e racimolando meno di noi, perché, alla fine dei conti, sono solo le formazioni che fanno un genere in maniera sentita e genuina quelle che sopravvivono’

Parliamo un attimo di ‘Headshake’ e del fatto che, il suo punto di forza, sia la flessibilità stilistica delle canzoni e la capacità di suonare classico senza, per questo, essere uno stantio album che insegue ‘i bei tempi che furono’, ma un disco con i piedi piantati nel 2003.

(Lucio):‘Questo è dovuto al fatto che, per la prima volta, abbiamo affidato la produzione ad un produttore professionista, a differenza di come avevamo sempre in passato quando curavamo di persona il sound dei nostri demo ed album. I risultati, attenzione, erano più che soddisfacenti, ma di certo il lavoro che è stato fatto adesso è di una qualità nettamente superiore e rende sicuramente più energici e moderni brani che già di per se sono stati concepiti per trasmettere energia ed emozioni autentiche, ingredienti fondamentali per un live show. In fondo è sempre questo l’obbiettivo finale dei Rain: lo spettacolo dal vivo. Noi siamo questo, i nostri brani nascono per questo, anche se in studio l’istintualità deve essere, obbligatoriamente, accompagnata da una meticolosa cura dei dettagli. Ma alla fine è l’energia del palco che concretizza tutti i nostri desideri musicali, oltre alle birre che si bevono dopo!!!!! (Ahahahah)’

(Amos):‘Lucio ti ha appena svelato l’essenza dei Rain: il live! Difatti, se vedi il video che abbiamo presentato questa sera, ti accorgi che non è una ‘megaproduzione’ con effetti visivi all’ultima moda, ma un prodotto essenziale, che mira al sodo, proprio come le canzoni dei Rain, le quali hanno l’intento di farti ‘scuotere la testa’ (proprio come il titolo del loro ultimo album. N.d.A.) ed il resto del corpo. Per tanto, ci sono, soprattutto, immagini di nostri concerti dal vivo ed altre in situazioni più divertenti, come la scena dove Lucio ed io suoniamo le nostre chitarre sporgendoci dal finestrino di alcune favolose auto americane (Dodge soprattutto, le quali sono di proprietà del chitarrista e del bassista) truccate. Magari potrà sembrare una trovata ridicola o casereccia, ma noi la troviamo veramente divertente. Vedi, a mio avviso, una cosa che differenzia le formazioni come i Rain da molte band della scena odierna, è la capacità di non prendere le cose eccessivamente sul serio e non farsi menate musicali inutili. Insomma, vedo troppe band che costruiscono i pezzi dei loro album per essere infilati in un genere ben preciso, per essere identificabili, catalogati e, di conseguenza, piazzati sul mercato. A noi non frega niente di questo. Passiamo da una song in pieno rock-style anni ’80 come avrebbero fatto i Quiet Riot, a pezzi che sono più vicini ai Riot o, addirittura, a Grave Digger e Running Wild. Dove sta il problema? E poi, dai, ci vuole un po’ di senso dell’umorismo, altrimenti la voglia di divertirsi quando si è live e si viaggia durante la tournée dove va a finire?!’

Insomma, i gruppi ‘perfettini’ non sono certo tra i vostri preferiti, specialmente se questi fanno parte di quella nuova schiera di ‘adepti degli Eighties’ generatasi in questi ultimi anni?

(Lucio):‘Sicuramente la nostra mentalità è del tipo ‘quando sei sul palco devi far scuotere la gente’. Poco tempo fa, ad esempio, eravamo ad un festival e c’erano dei gruppi thrash, black e prog e la gente era tutta abbastanza ferma, intenta ad ascoltarli. Siamo saliti noi, hard-metal anni ottanta, un pezzo diretto e genuino come ‘Energy’, che già lo canti al secondo ritornello ed scoppiato il finimondo. Ora non per tirarcela (anche se un po’ ci piacerebbe farlo!!!!! Ahahahah), visto che i generi che fanno quei gruppi sono molto diversi ed hanno una natura diversa (anche se, sinceramente, non mi piacciono molto), ma è questo che noi intendiamo per musica e voglia di suonare’

(Amos):‘Io ti dirò di più e ribalterò un po’ la tua domanda. Ho notato che, le band più vicine all’heavy classico che sono oggi in circolazione, mostrano più spontaneità di quelle che suonavano negli anni ’80, almeno per quel che concerne la musica ed il modo di porsi. Questo discorso va attribuito, a mio avviso, a chi cerca l’estremo o la sperimentazione, ma li no si tratta di preconfezionamento; parlerei, piuttosto, di finalità musicali diverse che li portano ad essere più concentrati nell’esecuzione e nella scrittura. Insomma, una band come i Queensrŷche o i Dream Theater, devi prima conoscerla su disco per poi apprezzarla dal vivo. Noi siamo così: rustici, genuini e semplici. Anche l’artwork di ‘Headshaker’, con quel teschio e le due spade incrociate, può sembrare banale, ma io lo trovo vero, autentico, bello, come i nostri testi che parlano di quello che ci circonda, ma magari usando le classiche metafore del guerriero. Un uomo, una difficoltà da affrontare, una sfida ed il coraggio di affrontarla. Semplice, diretto ed efficace!’

Bell’assist Amos! Volevo proprio chiudere con una domanda/curiosità sul testo di uno dei vostri pezzi, ‘Yellow Putrefaction’. Di che cosa parla? Vi siete dati alle tematiche grind-death stile Carcass?

(Lucio):‘Peggio! Questa canzone parla di una delle tipiche esperienze ‘day after’ della vita d’ogni musicista rock che si rispetti. In pratica si tratta di quando ti svegli la mattina, dopo una serata al pub, tra musica, birre ed incontri ravvicinati (alla cieca, poiché spesso non riesci a mettere bene a fuoco la faccia, in quelle condizioni!) con il ‘gentil sesso’. Quando ti guardi allo specchio assumi una particolare colorazione, dovuta all’eccesso etilico, che è sintetizzata, appunto dal titolo ‘Yellow Putrefaction’!!!!!!(Ahahahahah)’.

(Amos):‘Siamo sempre impegnati nella nostra professione come vedi e diamo tutto di noi stessi!!!!! Ovviamente lo faremo anche per il tour, dove stiamo preparando le date e le band supporto, per la fine di Gennaio, quando inizieremo a girare e non ti nascondo che potrebbero esserci delle belle sorprese, come nel fare da spalla a qualche grosso nome estero, ma non voglio rovinarvi la sorpresa!!! Per ora, ricordatevi: Shake your head and joy the Rain crew!!!!!!’

Non aggiungo altro se non, allacciate le cinture, fate il pieno (alla macchina e a voi stessi!!!!), caricate il CD e via, il viaggio verso Giove continua, con i Rain a fare da battistrada!!!

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