Ihsahn – Recensione: Ihsahn

Interamente autoprodotto e realizzato nel corso di tre anni, “Ihsahn” è il titolo dell’ottavo album realizzato dal visionario norvegese del progressive che risponde al nome di Vegard Sverre Tveitan, polistrumentista e cantante già noto – prima di intraprendere la carriera solista – per la sua lunga militanza negli Emperor. Che il nuovo album rappresenti un lavoro a suo modo speciale, caratterizzato da una ricerca e da una profondità espressiva ancora più spinte rispetto alla già densa produzione dell’autodidatta autore scandinavo, lo si intuisce dalle parole dello stesso artista e dalla doppia veste nella quale l’etichetta Candlelight pubblica l’album, proposto all’interno dello stesso packaging nella doppia versione metal ed orchestrale, con ciascuna opera affidata alle cure, all’esperienza ed alla sensibilità di un ingegnere del suono differente.

Il fatto che le influenze citate da Ihsahn per questo nuovo lavoro conducano al solo mondo delle colonne sonore (Jerry Goldsmith, John Williams, Bernard Herrmann e John Carpenter sono gli unici compositori citati), senza che nessuna band in ambito black sia espressamente ricordata, è un ulteriore indice dell’ambizione cinematografica del disco, che ha impregnato l’intero processo di scrittura nel suo “compositional core” ancora prima della produzione dello stesso nella doppia veste. Come non si potrebbero accostare i loro nomi, d’altronde, all’intro “Cervus Venator”, incipit di archi intrigante a creare un contrasto con il cantato black posto all’inizio di “The Promethean Spark”? Quest’ultima permette di apprezzare ancora meglio la sostanza dell’album, che mette sullo stesso piano strofe di derivazione black, chorus eseguiti con voce pulita ed una fortissima componente sinfonica, predominante già all’interno della versione metal. “Predominante” significa, appunto, che tanto le durate quanto le strutture dei brani risentono evidentemente di questa costruzione tattile, riservando proprio ai movimenti degli archi i momenti più intensi e trascinanti, con le chitarre poste in secondo piano.

Menzione particolare per batteria e percussioni, le quali – pur in un contesto nel quale Ihsahn ha realizzato e suonato tutto – sono state affidate a tre specialisti quali Tobias Ørnes Andersen, Tobias Solbakk e Angell Solberg Tveitan, quest’ultimo figlio dello stesso autore. Carattere ed intensità sono confermate in toto dalla seguente “Pilgrimage To Oblivion”, brano scelto per la promozione del disco con un video realizzato da Shaun Hodson, cineasta con all’attivo diversi lavori con Slipknot, Limp Bizkit, Corey Taylor, Lorna Shore, Volbeat ed altri ancora.

Pur aderendo senza sbavature alla sua granitica impostazione stilistica, minuziosamente definita anche grazie alla lunga fase compositiva, “Ihsahn” offre un apprezzabile elemento di varietà nella crescente intensità dei suoi intermezzi, che brano dopo brano si fanno sempre più ficcanti ed incalzanti, con uno stile che si colloca a metà tra le produzioni cinematografiche moderne (penso ad un prolifico Hans Zimmer) e le tracce iconiche dei primi film di James Bond. Su “Ihsanh” puoi sentire la pellicola ed intravedere le particelle di polvere penetrate da un potente fascio di luce (“A Taste Of The Ambrosia”), immaginando una scena al di là dell’effettivo contenuto delle liriche, sulle quali peraltro lo stesso Ihsahn non si sofferma con particolare interesse in sede di presentazione del disco.

In virtù della forza evocativa e visuale di queste parti (“Anima Extraneae”), talmente potente ed accecante da far passare ogni altra circostanza in secondo piano, il dubbio principale creato da questo nuovo lavoro del compositore nato a Notodden attiene al reale contributo offerto dalle note black del cantato, un elemento che con l’avanzare dei minuti si comincia a trascurare, considerandolo più un retaggio del passato col quale fare i conti che non un punto a chiaro favore del disco. Certamente l’interpretazione di un cantante che esordiva a diciassette anni con i suoi Emperor non è mai messa in discussione, in termini di presenza e pathos, ma sono davvero molti i momenti nei quali il principale momento di interesse coincide con l’esplosione melodica e pulita dei ritornelli (“Blood Trails To Love”), senza che di tutto il resto sia annotato nulla a favore.

Questa considerazione conduce ad una seconda valutazione, che riguarda la differenza tra le due versioni di “Ihsahn” e – soprattutto – quale delle due appaia più funzionale a rappresentare con efficacia la visione alla base di questo densissimo opus (“Hubris And Blue Devils” sfiora gli otto minuti). Mentre in altri casi la versione orchestrale di un disco viene ridotta a gustoso bonus o mero divertissement, con questi undici brani il rapporto di forza risulta sovvertito, con l’orchestral version esclusivamente strumentale a diventare il primo e preferenziale punto di approdo per l’ascoltatore curioso ed impavido. Se infatti nel corso degli episodi più lunghi come quello appena citato si assiste ad una ripartizione più equilibrata dei pesi, con la componente black metal meglio articolata e più funzionale alla costruzione dell’evento drammatico, le canzoni di durata “normale” danno il meglio di sé quando ad essere solleticate sono le corde sinfoniche ed acustiche, caratterizzate per loro natura da una più decisa escursione dinamica, dalla paziente applicazione degli strati, dalle infinite personalizzazioni con le quali si può rendere un fiato o pizzicare le corde di un violino. E, dal momento che “Ihsahn” è un album così visceralmente dipendente dalle sfumature e dagli opposti stati d’animo indotti dalle sue note (“The Distance Between Us”), è allora nel suo lato b che si scopre la maggior parte del sentimento, del cuore (“At The Heart Of All Things Broken”) ma anche della fredda e calcolata ragione alla base dell’avventura.

Con le sue sette differenti accezioni, la parola “fatica” può essere utilizzata nella nostra meravigliosa lingua per rappresentare sforzo materiale ed intellettuale, difficoltà, sollecitazione, lavoro, occupazione, concretezza… concetti dai quali questo album così voluto e così intenso sembrerebbe non poter essere separato, né distinto. Senza mai tradursi in una fatica per le orecchie, “Ihsahn” mette sul piatto tutta la sua ambizione con una presentazione importante, una grammatica nobile ed un’intensità che – dalle sonorità degli esordi con gli Emperor alla colonna sonora de “Il Mago Di Oz” (1939) – racconta il percorso di un artista prossimo ai cinquant’anni e forse desideroso di creare un ponte coerente tra passato, presente e futuro.

Come tutti i ponti, “Ihsahn” è un album che si attraversa calpestandolo, ancora prima di ascoltarlo, godendosi il viaggio tra le sue suggestioni e lasciandosi conquistare dall’immaginario alla Guillermo del Toro che esso è in grado di tratteggiare con affascinante semplicità. Notevole nella sua versione metal, ma forse ancora più genuino – ed autenticamente metal – nella sua versione orchestrale, quello di Vegard Sverre Tveitan è un percorso che per le sue caratteristiche non si può consigliare a tutti, ma che chiunque ami arrendersi all’emozione dovrebbe almeno una volta affrontare.


Etichetta: Candlelight Records

Anno: 2024

Tracklist: 01. Cervus Venator 02. The Promethean Spark 03. Pilgrimage To Oblivion 04. Twice Born 05. A Taste Of The Ambrosia 06. Anima Extraneae 07. Blood Trails To Love 08. Hubris And Blue Devils 09. The Distance Between Us 10. At The Heart Of All Things Broken 11. Sonata Profana
Sito Web: facebook.com/ihsahnmusic

Marco Soprani

view all posts

Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi