Ignescent – Recensione: Eternal

Incrociati per la prima volta nel 2023, in occasione dell’uscita del loro debutto “Fight In Me”, gli americani Ignescent non mi avevano fatto una buona impressione: nonostante tutti gli sforzi per tirare fuori il buono dall’album, le mie note finali parlavano di un “rock povero di nutrienti ed ultraprocessato” del quale “si fatica davvero a cogliere il senso”, senza quindi che si potesse generare un sentimento di trepidante attesa nei confronti di un eventuale successore. Ed a distanza di tre anni quel successore è effettivamente arrivato, senza spendere troppe parole – cosa apprezzabile – su “Fight In Me” e promettendo, allo stesso tempo, un approccio meno hard rock e più ispirato al modern metal di Flyleaf, Evanescence, Jinjer e Skillet. Sempre fronteggiato dalla cantante Jennifer Benson, il quartetto di Chicago si presenta dunque con il singolo “Joker”, un brano che parla di come le persone possano ferirsi e tradirsi mediante il semplice utilizzo delle parole. Presentato da Frontiers in uno streaming compresso che certamente non ne esalta le virtù, il brano porta i testi in primo piano – interpretati per l’occasione da una Benson con un make-up ispirato al cattivo dei fumetti DC Comics – e segue le coordinate di un radio rock scorrevole e cantabile, al quale in verità non si può muovere alcun appunto se non quello di tenersi, con i suoi cori semplici e qualche effetto elettronico, eccessivamente dalla parte del sicuro.

La successiva “Scream” si presenta un poco più moderna e destrutturata, con qualche contrappunto di ispirazione neoclassica ed i ripetuti controcori al megafono che per qualche motivo al rock americano piacciono così tanto. Se da un lato si nota la volontà di ricercare un arrangiamento più complesso, la canzone sfocia in un risultato alla Avril Lavigne che pecca soprattutto in coerenza: se l’impressione iniziale parlava di una direzione più sfidante per questo secondo brano, il risultato ultimo si pone in linea con l’episodio che l’ha preceduto, entrambi mirati ad una facilità di ascolto che i tre minuti e trenta di entrambi non fanno altro che confermare. “Fight For Me”, da non confondere con la quasi omonima terza traccia del disco di tre anni fa, regala qualcosa in termini di atmosfera, grazie ad un’appassionata interpretazione da parte della Benson che, però, in qualche modo contrasta con suoni della batteria che rimangono pesanti, incuranti e travolgenti: la canzone si assesta quindi tra una romantica ballad ed un pesante modern che gli amanti del contrasto a tutti i costi potrebbero trovare interessante, mentre tutti gli altri dai gusti più rustici avranno l’impressione di due idee diverse che non hanno trovato il modo migliore per comunicare.

Più convincente – e struggente – è “Fearless”, non baciata da una melodia memorabile… ma almeno progressiva nelle sue ritmiche e coerente nei suoni, caratteristiche che ne fanno una delle tracce più mature e centrate del disco. In questo procedere senza scossoni né sorprese, il rap/growl di “Shame Shadow” e il cadenzato duetto “Chariot Of Fire” con Clint Lowery dei Sevendust suonano più come tentativi maldestri di tenere viva l’attenzione con un fortunato colpo ad effetto che non elementi al servizio di un quadro organico e complesso: le supposte idee assumono la forma di artifici di limitata longevità, che a conti fatti nulla aggiungono ad un’articolazione piuttosto povera nella quale anche la promessa di trattare tematiche attuali e complesse viene tradita da una stesura prevedibile, già a partire dai titoli (“Our Love Dies”).

Con la semi-acustica e cristiana “Light Up The Night” a rappresentare l’unico momento di possibili semplicità ed autenticità di un disco altrimenti molto artificiale e costruito, non si può certo dire che il plasticoso “Eternal” segni chissà quale passo in avanti rispetto a “Fight In Me”, mantenendo lo stesso livello di prevedibilità e la stessa, travolgente mancanza di personalità. Il problema non risiede (solo) nella relativa pochezza dei contenuti del disco, ma (forse) anche nel tipo di qualità che negli anni pensavamo di poter aspettarci da Frontiers sul territorio europeo. Sono in molti a pensare che, da quanto l’etichetta italiana ha ampliato le operazioni oltreoceano, la qualità del suo catalogo sia stata annacquata con uscite improbabili, dischi usa & getta, album affidati al richiamo ormonale di copertine da commedie sexy degli anni settanta che invitano alla diffidenza, piuttosto che sedurre. E’ possibile che queste band funzionino nei rispettivi territori di appartenenza, e che queste operazioni abbiano perfettamente senso nell’ambito di una politica globale che, come nel caso dei fast food, non può certo accontentare tutti. Se però siete ancora tipi da panino con la mortadella (anche in versione veg), il burger with fries di “Eternal” e della sua modestissima title track difficilmente soddisferà la vostra voglia di sostanza, di autenticità e di buono.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2026

Tracklist: 01. Joker 02. Scream 03. Fight For Me 04. Fearless 05. Shame Shadow 06. Our Love Dies 07. Light Up The Night 08. Alone In The Dark 09. Chariot Of Fire 10. Eternal
Sito Web: facebook.com/ignescentmusic

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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