Ian Hunter: Live Report della data di Milano

Esattamente a sei mesi di distanza dalla serie di date trionfali che lo hanno visto dominatore dell’Hammersmith Apollo insieme ai Mott The Hoople per una reunion estemporanea, il vecchio leone Ian Hunter tocca il suolo italiano per una data (la seconda prevista, a Roma, era stata cancellata qualche giorno prima: scarse prevendite?) che ha a dir poco dell’unico. Ci sarebbe da fare qualche commento al vetriolo, prima perché è difficilmente concepibile come a Londra i Mott The Hoople abbiano registrato costantemente il tutto esaurito, mentre all’Alcatraz di Milano di contano a stento centocinquanta (per la maggior parte canute o calve) teste (vuoi la crisi, vuoi tutto, ma rivedere un personaggio del genere dalle nostre parti non sarà cosa facile), e poi perché, sfatando la consueta tradizione per cui a Milano i concerti iniziano e finiscono prestissimo, data la coincidenza con la finale di qualche Coppa calcistica (perdonate, sono una donna, non seguo il calcio, non ho ancora capito come funziona la regola del vantaggio e francamente non mi importa neanche molto), il concerto avrà inizio solo a partita terminata, dando così la possibilità a chi volesse di seguirla in diretta sui maxischermi del locale.

Finita questa parentesi, si aprono le danze. Ian Hunter, classe 1939, non stanchiamoci mai di ricordarlo, appare in forma impeccabile, abbigliato come un perfetto gentleman inglese, con la chioma leonina incanutita ma trasbordante di quel carisma che ne fa un personaggio alla stregua, se non addirittura superiore, di tanti suoi colleghi più giovani. Il brano iniziale è già di suo un pezzo da novanta, quella “Once Bitten, Twice Shy” (ripresa poi successivamente dai Great White), ancora carica di passione nonostante i suoi 35 anni di età. Il resto dell’esibizione spazia ampiamente in tutto il repertorio solista di Ian Hunter che, supportato da una band più che valida (dalla quale manca Mick Ronson per ovvie ragioni), percorre tre decadi e infila a intervelli regolari brani tratti dall’ultimo album, “Man Overboard”, pubblicato lo scorso anno. Non mancano comunque brani più datati, come “Rain”, pubblicato nel 1981, o “Why Do You Love”, anch’essa datata 1975. Il finale invece è tutto in chiave Mott The Hoople, prima con “All The Way From Memphis”, per culminare con una versione corale ed emozionante di “All The Young Dudes”. Certi anziani danno veramente chilometri e chilometri di polvere ai giovani, non c’è che dire.

Setlist completa:

Once Bitten Twice Shy

Why Do You Love

Rip-Off

Death Of A Nation

Soul Of America

River Of Tears

The Great Escape

Rain

Flowers

23a Swan Hill / Sweet Angeline

Man Overboard

Sweet Jane

Up And Running

Dancin’ In The Moon

Somewhere

Wild East

All The Way From Memphis

Roll Away The Stone

Saturday Gig

All The Young Dudes

Ulteriori foto della serata sono visibili a questo link.

anna.minguzzi

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E' mancina e proviene da una famiglia a maggioranza di mancini. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi mai smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va al cinema, canta, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Adora i Dream Theater, anche se a volte ne parla male.

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