Ian Hunter: live report della data di Vicenza

Serata sicuramente fuori dai canoni metallici quella vicentina che vede protagonista Ian Hunter. Frontman dei Mott The Hoople e fautore di una carriera solista spesso sottovalutata, Ian Hunter torna in Italia per tre appuntamenti acustici in compagnia di Andy Work (co-produttore degli album di Hunter) e Dave Roe (nella band di Johnny Cash), per presentare gli estratti dell’ultimo countryeggiante “When I’m President” e rimembrare qualche episodio del passato.

Il Club Retrò, nascosto nella città di Vicenza, si presenta gremito (avendo solo posti a sedere il locale è pieno) nonostante la data infrasettimanale. Qualche “fisiologico” ritardo e alle 21:30 circa sale sul palco il biondo singer armato di chitarra e armonica accompagnato dai fedeli musicisti. I volumi sono rilassati e Hunter domina musicalmente fin da subito. La scaletta si dipana sapientemente tra vecchio e nuovo, ma da subito spiccano la storica “Once Bitten Twice Shy” (tratta dall’omonimo “Ian Hunter” del 1975); risultano efficaci anche nuovi brani come “Wild Bunch” dal sound “di frontiera” o la titletrack dell’ultimo album, dopo la quale Hunter passa al piano, utilizzato per un solo brano.

Per chi è abituato a sonorità decisamente più elettriche e roboanti, quasi due ore di performance acustica (che spazia agilmente dal country al rock) non sono poche: in versione acustica i brani purtroppo mostrano un po’ il fianco risultando spesso troppo simili tra loro nella resa. Poco male comunque, perchè da metà concerto in poi ci sarà spazio anche per la chitarra elettrica di York che culmina nell’esecuzione sentita di “Sweet Jane”, classico dei The Velvet Underground ma co-scritto da Reed e Hunter. E’ solo a questo punto che la platea si scalda un po’; purtroppo l’esibizione, sotto il profilo della partecipazione, è stata carente, con Ian Hunter completamente avulso da qualsiasi tipo di interazione col pubblico: le parole pronunciate tra un brano e l’altro si contano senza esagerare sulle dita di una mano. A 73 anni suonati possiamo anche perdonarglielo, ma un atteggiamento diverso avrebbe giovato alla riuscita di un’esibizione che musicalmente è risultata ineccepibile, merito anche dell’ugola roca ma ancora potete dello stesso cantante.
Si chiude il set con la classicissima “All The Yound Dudes” in medley con la delicata “Life”, estratta anch’essa dall’ultimo album di Hunter. Un veloce ringraziamento e via in camerino, ora è finita per davvero.

Più che di un esibizione clamorosa possiamo piuttosto parlare di un’ottima occasione per vedere “live” un personaggio storico del rock in genere che comunque non ha tradito le attese del pubblico. Purtroppo il ritorno a casa non sarà altrettanto felice, macchiato dalla notizia della scomparsa del grande Alvin Lee…

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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