Ian Hunter: live report della data di Cologne

C’è stato qualcuno che, alla notizia che Ian Hunter, accompagnato dalla Rant Band, sarebbe tornato in Italia per ben tre date, ha storto il naso perché il tour sarebbe stato in acustico. In realtà questo concetto limita molto la straordinaria  serata a cui i circa 200 partecipanti (molti dei quali con teste ingrigite o imbiancate e l’aria di chi la sa lunga in fatto di rock classico) hanno potuto assistere, in una cornice apparentemente umiliante: il cantante dei Mott The Hopple, che a Londra nel 2009 ha fatto sold out per cinque date di fila all’Hammersmith Apollo, che finisce a suonare in un teatro parrocchiale, talmente essenziale che non c’è neanche il bar, di una misconosciuta cittadina nella bassa bresciana? Sacrilego! Ma si sa, quando classe e carisma sono di casa, ogni luogo diventa il centro del mondo. Proprio come a Cologne.

La serata, organizzata da un’associazione chiamata Amici per la Diffusione della Musica Rock di Chiari, si apre con il breve intervento del chitarrista genovese Paolo Bonfanti che, accompagnato dal fisarmonicista Roberto Bongianino, introduce una serie di brani blues che creano un connubio non proprio ortodosso (chitarra più fisarmonica, appunto) ma molto suggestivo.

Età media elevata tra il pubblico, un fiorire di macchine fotografiche più o meno ufficiali, e un boato che sa di gioventù salutano Ian Hunter quando fa il suo ingresso in scena, accompagnato dalla Rant Band, composta da due musicisti americani, il chitarrista Andy York e il gigantesco contrabbassista David Roe. Come fosse possibile eseguire non solo i brani dell’ultimo album, quel pezzo da novanta chiamato ‘When I’m President’, ma anche le tracce storiche della carriera di Ian Hunter da solista e ancora prima dei Mott The Hoople in chiave acustica senza snaturarli, era l’interrogativo principale. Tutti i dubbi vengono spazzati via dalle prime  note, perché per le quasi due ore di concerto Ian Hunter suona, suona e suona, interrompendosi solo per cambiare chitarra o spostarsi alle tastiere, completamente immerso nelle note e attento a ricamare ogni attimo con la sua inconfondibile voce. Ian Hunter non è un virtuoso della chitarra (‘Ta Shunka Witco’, intenso brano tratto da ‘When I’m President, che racconta la storia di Cavallo Pazzo, è fatto da due accordi: do e sol), ma ogni brano è talmente diverso e inconfondibile da riempirsi e riempire chi ascolta di un arcobaleno di emozioni. Non è un frontman da stadio, anzi sembra chiudersi nel suo mondo, e solo alla fine dei bis sembra scuotersi e ringrazia il pubblico, e chissà quali sguardi ha dedicato al teatro di Cologne, nascosto dietro quei suoi inconfondibili occhialoni scuri. Ma senza tutti questi elementi, decisamente da anti rock star, forse Ian Hunter non piacerebbe così tanto, ed è proprio questo suo misterioso carisma che lo rende il grande personaggio che effettivamente è, non solo per la storia che rappresenta ma anche per la validità dei risultati che ancora oggi riesce ad ottenere. Ottime in particolare la classica ‘Once Bitten Twice Shy’, le frizzanti ‘Saint’ e ‘Wild Bunch’, la cover di ‘Sweet Jane’ di Lou Reed e il medley finale composto da ‘Life’ (brano finale di ‘When I’m President’, in cui Ian ringrazia per la bella vita che  ha vissuto e si augura che chi lo ascolta possa dire altrettanto di sé)  e ‘All The Young Dudes’, praticamente la sintesi di una vita e di una carriera in cinque minuti. Insomma, ci sono ancora artisti che, a dispetto di un’immagine da anti star, riescono a realizzare serate praticamente perfette. Tutto questo arriva da un uomo che gira suonando per il mondo e a giugno compirà 74 anni. E scusate se è poco.

Setlist:

–          Just The Way You Look Tonight
–          All The Good Ones Are Taken
–          Man Overboard
–          Shrunken Heads
–          Ships
–          Once Bitten Twice Shy
–          Fatally Flawed
–          Wild Bunch
–          When I’m President
–          Dead Man Walking
–          Words
–          Now Is The Time
–          Ta Shunka Witco (Crazy Horse)
–          Micheal Picasso
–          Irene Wild
–          Sweet Jane
–          Roll Away The Stone
–          Life / All The Young Dudes
–          Goodnight Irene

anna.minguzzi

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E' mancina e proviene da una famiglia a maggioranza di mancini. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi mai smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va al cinema, canta, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Adora i Dream Theater, anche se a volte ne parla male.

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