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Fiaba – Recensione: I Racconti Del Giullare Cantore

Per descrivere questo disco crediamo sia bene iniziare nel modo più banale possibile…

C’era una volta…

…una band siciliana, acclamatissima fin dal demo d’esordio ma che non riuscì mai a farsi notare dal grande pubblico. Oggi, a 4 anni di distanza dall’ultima fatica discografia e 11 anni dopo il debutto discografico, ritornano giocandosi quella che sembra proprio la carta migliore del loro mazzo.

Le idee dei nostri non sembrano cambiate nella sostanza, una miscela esplosiva di metal classico di stampo americano (Fates Warning, Manowar, Warlord, …) e di rock progressive cantautorale italiano (Branduardi, Banco del Mutuo Soccorso, …), finalmente però i brani possono godere di una produzione di buon livello e le sorprese non sono poche a cominciare dalle chitarre, dure e potenti, non più mortificate come in passato.

Il disco si articola in 11 racconti, uno dei quali diviso in 2 parti (‘Ho Visto Uno Gnomo’), musicalmente si spazia in lungo e in largo, si va dalle citazioni del Banco di ‘La Fuga Dell’Elfo’ all’epic metal manowariano di ‘Le Pere Dell’Orco’, passando per le autentiche follie sonore de ‘Il Crocchiaossa’ o ‘La Gemma Nel Pozzo’, per il mid tempo di puro impatto ‘Nipote Di Strega’ (il brano più heavy di tutta la loro produzione) e per il simil-jig de ‘La Caccia’.

Non c’è storia: nel panorama musicale attuale i Fiaba restano delle mosche bianche, sia per proposta musicale che per sfacciataggine nell’andare avanti sulla loro strada. Si potrebbe chiamarli ‘testardi’, ‘sognatori’, ‘pazzi’ e forse è proprio questo che li spinge ad andare avanti, continuando a suonare le loro fiabe seguendo senza indugio la voce piena, potente e altamente teatrale di Giuseppe Brancato. E forse il trucco (musicale) è proprio questo: aver capito che per suonare rock in italiano, occorre adattare la metrica musicale al testo e non il contrario.

…e vissero felici e contenti

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