Woland – Recensione: Hyperion

Ormai abbiamo tutti imparato a riconoscere nel marchio Indie Recordings un sigillo di qualità. Quasi impossibile rintracciare uscite griffate con il logo della label norvegese che non godano di un certa levatura, e anche nel caso dei finlandesi Woland le aspettative vengono confermate. “Hyperion” è infatti un buonissimo lavoro di black metal dal taglio dark e tendenzialmente moderno, che guarda certamente alla tradizione nordica, ma che non manca di sfornare una sequenza di tracce azzeccate e una confezione estremamente professionale per ciò che concerne produzione ed esecuzione.

L’anima delle canzoni è impregnata del più genuino spirito rock, similmente a quanto accade con le ultime uscite di Satyricon o Khold, ma i Woland non mancano di pestare duro quando è necessario, più di altri loro colleghi. Propongono riff decisi e quadrati, ritmiche incalzanti, senza per questo mai diventare davvero estremi ed anzi, appaiano quasi spasmodicamente concentrati su tempi medi e alla ricerca di un buon ritornello (solo raramente con clean vocals però).

Ci sono anche le ormai quasi consuete, ma sempre gradite, deviazioni armoniche dal marchio avanguardista: l’inserto classico in “Live Forever”, ad esempio, ma anche l’uso di chitarre acustiche in alcuni passaggi e alcune scelte non proprio convenzionali in materia di accostamento di riff .

La lunghezza media dei brani cresce proseguendo nella scaletta, e con questa ovviamente aumenta pure la complessità di struttura, con canzoni come “Ecstasy And Rapture”, “Live Forever” ed “Elevated Existence” che superano i sette minuti e mostrano il lato più sperimentale della band (senza però mai perdere immediatezza e groove).

Validi, e da consigliare senza indugio agli amanti delle sonorità proposte.

Voto recensore
7
Etichetta: Indie Recordings

Anno: 2014

Tracklist:

01. Conquer All
02. Art of Ascension
03. Living Water
04. None
05. Extacy and Rapture (inc. Honey in the Lion)
06. Live Forever
07. Elevated Existence


Sito Web: http://www.wolandmusic.com/

riccardo.manazza

view all posts

Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi