Huntress: “Static” – Intervista a Jill Janus

Tra le tante band che oggi vogliono ricollegare la loro proposta al metal più classico degli anni ottanta sono davvero poche quelle che hanno le personalità per ritagliarsi uno spazio tutto loro e non vivere semplicemente di paragoni con il passato. Tra queste sicuramente vanno inclusi gli americani Huntress, capaci in questi anni di revavilismo di proporre qualcosa che allo stesso tempo suona familiare agli amanti del metal tradizionale, ma con qualcosa che li distingue sia dal passato del genere che dalle band a loro contemporanee. Molto, ovviamente, si deve alla presenza e alla voce della frontwoman Jill Janus; è lei ad attirare l’attenzione da subito, ma non scambiatela per una pin-up prestata al mondo del metal, la nostra Jill è tosta e non poco. Ascoltiamola, per la prima volta intervistata da noi di Metallus in occasione dell’uscita di “Static“.

Ciao Jill, prima di tutto come ti senti? Ho letto che hai avuto parecchi problemi di salute negli scorsi mesi. È tutto a posto adesso?

Grazie di averlo chiesto. L’operazione è stata un’esperienza brutale. È stato un viaggio molto difficile da affrontare per me, ed è cominciato l’ultima estate nel pieno del processo di scrittura per “Static”. Sto recuperando da un’isterectomia necessaria per rimuovere un tumore dal mio utero. Al momento sono libera da ogni malattia, ma ho bisogno di ancora un mese di riposo prima di poter tornare in tour. Sono gli ordini del dottore!

Visto che è la prima volta che ti intervistiamo ti chiedo di farci un piccolo riassunto sulla nascita e i cambiamenti della band. I vostri dischi sono piuttosto diversi tra di loro, e anche tu hai avuto dei mutamenti nello stile vocale e nel modo di presentarti.

Ho sempre saputo come il mio viaggio si sarebbe svolto, ho visualizzato e calcolato ogni mossa, fin dall’inizio. Quando nel 2006 ho cominciato a cercare i musicisti con cui condividere il progetto ho da subito deciso che non ci sarebbero stati compromessi. Alla fine ho trovato la band giusta nel 2010. Abbiamo avuto alcuni cambi di line-up, ma questo è inevitabile, visto che siamo sempre in tour. Questo ti distrugge sia economicamente che fisicamente.

E i personaggi che hai interpretato nelle diverse fasi della band band (The Maiden, The Mother, e oggi The Crone) sono anche aspetti diversi della tua personalità?

Rappresentano la Dea Triplice. Ogni album è esattamente compreso nella fase citata e l’evoluzione che puoi ascoltare è organica e coerente. La puoi sentire anche nelle diversità vocali e strumentali da un disco all’altro. E si, sicuramente esse rappresentano volti differenti della mia personalità, anche se ce ne sono altri… a volte troppi!

So che hai cominciato come cantante d’Opera. Questo ovviamente ti ha permesso di ampliare le tue capacità e rendere la tua voce potente e particolare. Come è cambiato il tuo approccio dall’Opera all’Heavy Metal?

Melissa Cross è il mio vocal coach, sono i suoi insegnamenti a permettermi di passare con facilità dalla voce pulita allo screaming. Io ho sempre voluto cantare heavy metal, ma mia madre è stata molto severa sul mio training vocale. Adesso non posso che esserle grata di tutta questa severità, visto che è proprio il mio percorso classico ad essere il fondamento del mio modo di cantare. Sono estremamente disciplinata e mi curo proprio come una cantate classica. Il che rende tutto più agevole, anche quando devi urlare.

Questo dimostra anche quanta passione hai per la musica rock e metal. Quando è nata questa passione e cosa significa per te essere oggi parte di questa che è una vera e propria comunità?

Per me è nato tutto dall’immaginario che questa musica trasmette. Il nome Huntress rappresenta la Dea della Caccia, come Diana o Artemis. Io ho radici pagane e amo l’occulto, tutto quello che serve per sentirsi a proprio agio in uno stile musicale come quello proposto dalla nostra band. Essere parte di questa comunità è una cosa davvero bella, anche se io sono una persona molto eccentrica e non tutti riescono a sintonizzarsi sulle mie frequenze. Ma preferisco portarmi dietro la mia unicità e creare la musica che amo, piuttosto che cercare di piacere a tutti e abbracciare la più comoda mediocrità.

Sei una persona molto spirituale. Cosa ci puoi dire della tua relazione con la Natura e tutto ciò che è trascendente? E come questo modo di pensare è stato influente per ciò che hai voluto proporre con gli Huntress?

La Magia è tutto intorno a me. Sono cresciuta in una fattoria nella Catskill Mountains di Upstate New York e sono sempre stata Pagana. Mi sento connessa con la natura, i suoi Spiriti e gli elementi. Questo zampilla in tutti gli aspetti della mia vita, compresa ovviamente la mia musica. Amo la mitologia e le scienza occulte. Quando scrivo i miei testi mi immergo in una profonda trascendenza.

Il nuovo disco sarà pubblicato a breve, cosa ci puoi dire a proposito? Come avete cambiato modo di lavorare e, più in particolare, come tutti i cambiamenti intorno a voi hanno influito nella stesura di questo nuovo lavoro?

“Static” è il nostro disco più pesante e anche quello più catchy. Sono totalmente orgogliosa di ciò che abbiamo creato, sia del songwriting che del modo in cui ho cantato. È un attacco sonico ricco di melodia e il modo in cui è stato prodotto ha portato tutto al livello superiore. Paul, Fig e Jim Rota sono stati incredibili! Senza di loro non sarei riuscita ad arrivare alla fine di un progetto così impegnativo, specialmente dopo il trauma che ho avuto dopo la diagnosi di un tumore durante le registrazioni. I nostri nuovi membri, Eli Santana e Tyler Meahl, che è il fratello del mio chitarrista Blake Meahl, sono come una famiglia per me. Hanno portato novità e freschezza dinamica e credo che tutto questo si possa ascoltare in “Static”.

Un aspetto che apprezzo molto della band è la professionalità con cui curate i vostri videoclip. Mi è piaciuto molto quello di “Flesh” e ovviamente anche gli altri, girati per i dischi precedenti. Quanto è importante per voi e per completare il vostro progetto artistico avere dei videcolip del genere?

I video musicali sono il nostro lascito. Gli Huntress hanno sempre speso un sacco di soldi per far si che fossero spettacolari. Abbiamo raccolto soldi tra i nostri fan ed è una cosa gratificante vedere quanta gente crede in te quando metti in moto un crowd funding. Io ho sempre avuto in mente chiaramente cosa volevo ottenere, porto la mia visione al regista ed essa prende vita. Phil Mucci, che ha diretto “Zenith” è un genio. E tra poco uscirà anche il nuovo “Sorrow”, sempre diretto da lui e sarà ancora una volta da rimanere senza fiato!

Negli anni scorsi siete stati impegnatissimi a promuovere la band, con un tour dopo l’altro e tutto ciò che ne segue. Ora immagino che sarete stati in qualche modo costretti a rallentare, anche per i tuoi problemi di salute. Cosa dobbiamo aspettarci quindi per il supporto di “Static”?

Abbiamo la reputazione di essere una live band molto professionale e siamo stati costantemente in tour dal 2012. La mia voce è oggi più forte che mai, ma ho davvero bisogno ancora di un po’ di tempo per recuperare a pieno dall’isterectomia. Sono però davvero impressionato dal livello raggiunto dalla band in questo momento. Suoniamo meglio di quanto abbiamo mai fatto e appena i medici mi daranno il via ricominceremo ad andare in tour senza sosta. La vita on the road è sicuramente faticosa, sia mentalmente che fisicamente e devo stare molto attenta. Un errore e potrei dover ricominciare da capo con la convalescenza, il che ritarderebbe anche tutti gli altri progetti.

Con tutto il girare che avete fatto in questi anni chissà quante situazioni assurde vi saranno capitate. Ce ne vuoi raccontare una? Magari qualcosa che ancora non hai detto a nessuno…

Mi chiedono spesso di raccontare storie mirabolanti di quando siamo on the road… mi dispiace deludervi, ma non ho molto da dire. Quando sono in tour divento una specie di enorme nerd, completamente concentrata sulla mia salute e la mia disciplina vocale. Se mi avessi chiesto la stessa cosa di quando facevo la DJ, avrei molti particolari sconci da raccontare… specialmente dai giorni in cui frequentavo la Playboy Mansion. Ma quello sarebbe per un’altra intervista!!!

Grazie del tuo tempo Jill! Vuoi lasciarsi con un messaggio per i vostri fan che leggono Metallus.it!

Italia, aspettaci. Gli avvoltoi possono aspettare per adesso…

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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