The Darkness – Recensione: Hot Cakes

Parodia fine a se stessa o capacità di rileggere con ironia un sound in fondo mai morto? Questo l’interrogativo che ha accompagnato la fulminea affermazione dei The Darkness fino allo scioglimento, dopo soli due album, dovuto ai problemi di droga di Justin Hawkins, frontman e icona carismatica della band, in virtù del suo sense of humour e del suo inconfondibile falsetto. Chi, come il sottoscritto, li ha visti dal vivo nel loro periodo d’oro può testimoniare di una sincerità e di una capacità di divertire contagiosi, ben rispecchiati in alcuni videoclip che sono diventati dei piccoli cult…
Ma questa è storia: l’importante è che i The Darkness sono tornati, con questo terzo album che arriva dopo uno iato di sei anni. Ed è come se questo tempo non fosse mai passato: le sonorità sono quelle, così come identico è lo spirito che anima (quasi tutti) gli undici pezzi, brevi e diretti com’è giusto che sia. Del resto già la preview di “Hot Cakes”, affidata a “Every Inch Of You” e “Nothing’s Gonna Stop Us Now”, trasmetteva quel confortante senso di familiarità. Il secondo pezzo, in particolare, tornava a sbatterci in faccia gli immancabili vocalizzi di Justin Hawkins con la giusta dose di faccia tosta. Ma sono presenti alcune nuove sfaccettature del Darkness-Sound, dalla sorta di maturità mostrata nella ballad “Livin’ Every Day Blind” all’intensificarsi della coralità in “Everybody Have A Good Time”, quanto mai vicina ai Queen, indiscussi idoli fin dalla nascita della band. Nel bene e nel male, comunque, “Hot Cakes” non sposta di una virgola la personalissima traiettoria dei The Darkness, che continuano a vivere di gusto melodico, leggerezza, indubbie capacità vocali – al di là di tutto ciò che può riguardare la sfera della parodia, che ne fanno una combinazione assolutamente apprezzabile, soprattutto nel nucleo dei fratelli Justin e Daniel Hawkins. E così, se funzionavano prima, continuano a funzionare pezzi ritmati come “Keep Me Hangin’ On” o semplici come “Forbidden Love”. In fondo, le note dolenti: inutile la cover di “Street Spirit (Fade Out)” dei Radiohead, così come la presenza di un paio di filler che dopo tanta inattività avrebbero potuto essere sostituiti con qualcosa di più corposo.
Se per riprendere un discorso interrotto da diversi anni i The Darkness meritano un voto di incoraggiamento, d’altra parte era lecito attendersi qualche guizzo in più da una band che, lo si voglia ammettere o no, è stata parte integrante della riscoperta di un’epoca, che passa attraverso il musical “Rock Of Ages” e la sensation Steel Panther, ma pure per le numerosi reunion e per la rivalutazione – pure in senso strettamente musicale – di sonorità messe in cantina troppo in fretta e con troppa “seriosità” assieme a spandex e capelli cotonati d’ordinanza.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Wind-Up

Anno: 2012

Tracklist:

01. Every Inch Of You
02. Nothing's Gonna Stop Us
03. With A Woman'
04. Keep Me Hangin' On
05. Livin’ Every Day Blind
06. Everybody Have A Good Time
07. She Just A Girl Eddie
08. Forbidden Love
09. Concrete
10. Street Spirit (Fade Out)
11. Love Is Not The Answer
12. I Can't Believe It's Not Love (Acoustic Demo) (Bonus Track)
13. Love Is Not The Answer (Acoustic Demo) (Bonus Track)
14. Pat Pong Ladies (Demo Mix) (Bonus Track)
15. Cannonball (feat. Ian Anderson) (Long Version) (Bonus Track)


giovanni.barbo

view all posts

Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi