Horna: Live report della data del Carlito’s Way

Serata all’insegna del black metal più underground al Carlito’s Way di Retorbido. L’avvento di una band come i finlandesi Horna è un evento imperdibile per gli appassionati del genere, ma la scaletta che propone ben cinque band presenta un pacchetto ancora più appetitoso. Purtroppo non riusciamo, a causa dei tempi di arrivo, a vedere l’esibizione degli Stigmhate (veramente ottimi in studio) e facciamo giusto in tempo ad assistere al finale di concerto dei Whiskey Ritual, che si chiude con l’ormai consueto tributo a G.G. Allin (“Bite It You Scum”, in questo caso.), tendenza comune a molte band dell’ambiente black metal.

Dopo la pausa per il cambio palco si presentano i Tortorum, formazione che vede tra le proprie file alcuni musicisti già coinvolti in altri progetti, come i Thunderbolt o Aeternus e anche il batterista degli Infernal War nella line-up per il tour.

La loro esibizione non mostra lacune, ma non siamo riusciti a riscontrare nello stile della band particolarità in grado di elevarne il valore oltre alla media del black metal più classico e ormai piuttosto abusato nella forma. In ogni caso i Tortorum lasciano una buona impressione, almeno dal punto di vista tecnico e della presenza scenica e chiudono il loro show con una sempre gradita cover dei Bathory (“Call From The Grave”, dall’immortale “Under The Sign Of The Black Mark”).

Tocca poi ai più particolari Blacklodge, gruppo francese che propone una miscela mortifera di black-thrash distorto e psichedelico con pesanti contaminazioni elettroniche industriali. Pur non avendo mai ascoltato prima la band dobbiamo rilevare che in sede live l’impatto è devastante, anche se la calibratura del suono ci è parsa troppo sbilanciata verso i suoni elettronici e con un peso maggiore alle chitarre l’insieme sarebbe risultato ancora più potente e dall’effetto straniante. Senza dubbio però i Blacklodge sono tra quelle formazioni in grado di aggiungere elementi personali e uno stile che li rende ben riconoscibili. Necessari i complimenti.

Ancora qualche minuto d’attesa e poi lo spazio viene virtualmente occupato nella sua interezza dalla presenza inquietante di una band carismatica come gli Horna, portatori malsani di una malignità che li ha accompagnati lungo una carriera costellata di moltissime uscite e che li ha resi tra i più seguiti e amati gruppi black. Il singer Spellgoth si presenta sul palco avvolto unicamente da un saio, con il volto coperto di facepainting e sangue, brandendo un rosario distorto dalla simbologia satanica. Meno istrioni, ma altrettanto inquietanti nel portamento sono gli altri quattro elementi della band, con il leader e fondatore Shatraug a guidare fieramente l’assalto sonoro.

Il concerto assume da subito le sembianze di un rito in musica, con pause di inquietante calma tra un brano e l’altro e con Spellgoth assoluto protagonista della scena che si batte ripetutamente il petto e snocciola le sue preghiere al Principe di questo Mondo, arrivando a chiedere ad alta voce chi nel pubblico si potesse vantare di essere un “vero” e praticante seguace del Diavolo, ma ricevendo come risposta un silenzio che lascia pensare che molti tra i presenti prestassero maggiore attenzione all’aspetto musicale e artistico che a quello “filosofico”.

Una musica, quella degli Horna, che dal vivo non lesina gelida violenza e velocità, ma anche sporadiche e un po’ inattese aperture melodiche, affidate in brani come “Merkuriana” e “Kuoleva Lupaus” al secondo chitarrista Infection, che aggiungono ancora maggior pathos. Dopo circa 55 minuti e una scaletta piuttosto equilibrata tra brani più classici (ad esempio “Örkkivuorilta“) e recenti (“Sanojesi Äärelle”) Spellgoth letteralmente zoppica senza una sola parola di commiato verso il camerino e il concerto si chiude lasciando i presenti evidentemente soddisfatti.

(Per le foto si ringrazia Sebastiano Branzoni.)

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