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Iron Mask – Recensione: Hordes Of The Brave

Gli Iron Mask si avvalgono di un contributo che potremmo definire internazionale; infatti ad affiancare il leader chiarrista Dushan Petrossi (belga e facente parte anche della band Magic Kingdom) troviamo i russi Vassili Moltchanov (basso), Anton Arkhipov (batteria), lo scandivavo Richard Anderson (già in Time Requiem e Majestic) e il singer Goetz Mohre. Ad arricchire ulteriormente la line-up contribuisce l’apporto del singer tedesco Oliver Hartman (cantante degli At Vance) che si esibisce in tre pezzi, ossia ‘The Invisible Empire’, ‘Crystal Tears’ and ‘Iced Wind of the North’. La voce di quest’ultimo è più class metal-power mentre quella di Goetz ricorda abbastanza Bonnet dei Rainbow per la carica hard rock blues molto ruvida.

Dal punto di vista musicale siamo ancora di fronte, per il secondo album del gruppo, ad un grande omagggio a Malmsteen, tanto che la prima song, ‘Holy War’, ricorda oltre misura ‘Fury’ del “divino” Yngwie. Va anche aggiunto che oltre al metallo neoclassico del maestro svedese Petrossi aggiunge una buona dose di power metal nordico ed epic hard rock alla Rainbow in pezzi ottimi come ad esempio ‘Alexander The Great – Hordes Of The Brave’, che pone sugli scudi sia il chitarrista che il cantante.

Aggiungiamo poi che il contributo delle due differenti linee vocali, una più sanguigna e l’altra più sofisticata e tecnica, arricchisce ulterioremente il “menù” presentato dagli Iron Mask. Purtroppo va detto che a parte alcuni brani come quello citato e il class metal ‘Crystal Tears’ o la cavalcata ‘Demon’s Child’ non è possibile rilevare molti pezzi veramente interessanti. L’unico vero problema di ‘Hordes Of The Brave’ è un songwiriting da un lato prevedibile dall’altro un po’ troppo appiattito e monotono.

Per i soli appassionati di power neoclassico.

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