Angra – Recensione: Holy Land

Passano tre anni da quello straordinario debutto che risponde al titolo di ‘Angels Cry‘ e gli Angra sono chiamati a confermare quanto di buono, anzi di ottimo, avevano dimostrato di saper fare. Ma quella composta dai cinque brasiliani non è una band qualunque e con ‘Holy Land‘ riesce addirittura a superarsi, sfornando un album ricco, completo, vario, permeato di tecnica, classe ed idee semplicemente strepitose. ‘Nothing to Say‘ apre le danze coniugando potenza e melodia e facendoci già assaporare quelle maestose aperture sinfoniche di cui è pregno l’intero platter senza per questo relegare in secondo piano l’eccezionale bravura del duo Loureiro – Bittencourt, come del resto è possibile riscontrare in ‘Silence And Distance‘. Ma l’apice qualitativo, forse non solo del disco ma di un’intera carriera, viene toccato con ‘Carolina IV‘, sorta di suite dove ritmi tribali si intrecciano con cambi di tempo e di atmosfera repentini e radicali; dove riff granitici e linee di basso vive e pulsanti fanno da contrappunto a delicati passaggi di tastiere; dove l’ugola d’oro di Matos si arricchisce di mille sfumature, sostenuta in diversi frangenti da cori e doppie voci; dove un violino pacato e soave cresce e sfocia in orchestrazioni possenti che a loro volta cedono il passo al devastante drumming di Confessori e ad un ancora splendido lavoro solista delle chitarre. ‘Holy Land‘ e ‘The Shaman‘, dal canto loro, lasciano intuire, quasi a mo’ di presagio, quello che sarà il dopo – Angra di Matos, Mariutti e Confessori (per i più distratti dopo ‘Fireworks‘, successore di ‘Holy Land’, i tre lasceranno il gruppo e, reclutato Hugo Mariutti alle chitarre, formeranno gli Shaman debuttando nel 2002 con ‘The Ritual’, mentre gli Angra, rimasti in mano ai soli Loureiro e Bittencourt, faranno il loro ritorno sulle scene con ‘Rebirth’ nel 2001). Il finale intensamente rock di ‘Make Believe‘ mette in vetrina un Matos in stato di grazia ma non c’è tempo per tirare il fiato perché ‘Z.I.T.O.‘ si assesta su registri notevolmente più rapidi ed aggressivi, quasi da tipica power – song, che si sublimano in una serie di assoli eccezionali. ‘Deep Blue‘, solenne ed epica nel suo incedere, e ‘Lullaby For Lucifer‘ si pongono come suggello di chiusura per un disco che si può tranquillamente definire di straordinario livello al di là delle etichette e delle definizioni, frutto del lavoro di cinque musicisti al massimo delle loro capacità compositive ed esecutive ed in cui trovare brani meno che belli appare impresa sinceramente improba. Capolavoro.

Etichetta: Lucretia

Anno: 1996

Tracklist:

1.Crossing
2.Nothing To Say
3.Silence And Distance
4.Carolina IV
5.Holy Land
6.The Shaman
7.Make Believe
8.Z.I.T.O.
9. Deep Blue
10.Lullaby For Lucifer


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