Heroes And Monsters: “La musica salverà l’universo” – Intervista alla band

In occasione della data live degli Heroes And Monsters al Kill Joy di Roma abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con la band al completo.

Benvenuti a questa chiacchierata poco prima del vostro concerto a Roma, durante il tour invernale degli Heroes and Monsters. Non inizierei con una domanda ma con qualcosa che ho notato la prima volta che ho visto Todd dal vivo. Eri con Slash, Myles Kennedy and the Conspirators e tu hai iniziato a cantare… avevo la sensazione che ci fossero due frontmen sullo stesso palco.

(Todd) Beh, è carino sentirselo dire, perché invece spesso mi preoccupo che le persone dicano: dove è andato Myles? E quando tornerà? Ci piace scherzare sul fatto che lui è David Coverdale e io Glenn Hughes. Ad ogni modo, quando si tratta di registrare non devo cantare molto, mi occupo solo delle armonie e cose del genere.

Il fatto è che sembri più un frontman che semplicemente un bassista, e quando ho sentito parlare di questo progetto ho pensato che fosse un’idea davvero fantastica. Stef e Will hanno già lavorato insieme quindi avevano già, diciamo, sistemato la questione della chimica fra di loro, e come band sembra che siate fatti per stare insieme.

(Stef) Beh, Will ed io siamo stati in tournée insieme per tre anni con Vasco (Rossi), quindi abbiamo avuto molto tempo per l’intesa, soprattutto sul palco, e poi come amici. Le prove di solito consistevano semplicemente in esercitazioni. Ma poi volevamo formare una band insieme e abbiamo trovato Todd Kerns, gli abbiamo chiesto se fosse interessato… e lui molto gentilmente ha detto di sì.

(Will) La prima volta che l’ho visto è stato durante una pausa da Vasco e avevamo un giorno libero a Milano. Slash suonava al Forum, avevano un palco fuori quell’estate. Ero al bar a prendere una birra e mi sono seduto lì e poi loro è iniziata “Welcome To The Jungle”… Sento cantare ma non vedo il palco e fra me e me penso: “Dannazione, Myles sta tirando fuori questa canzone all’ennesima potenza!”, ma poi mi sono voltato e ho pensato… aspetta un attimo! Quello non è Myles, è il bassista che canta! Conoscevo il batterista di Slash, che è un suo amico, e ci ha presentato quel giorno. E quindi quello è stata la prima volta che ho incontrato Todd! Quando abbiamo iniziato a parlare di formare una band, avevamo un paio di cantanti e idee diverse, abbiamo provato un paio di variazioni diverse, e poi mi è venuto in mente… perché stiamo cercando oltre? Lui sa suonare il basso e canta! Capisco il tuo punto, inoltre adoro le band con 3 elementi!

(Todd) In effetti anche io.

(Will) Un power trio!

Forse possiamo dire che più persone ci sono sul palco più ci si diverte, ma potrebbe anche essere più difficile andare d’accordo, mentre un trio in qualche modo si riesce a gestirlo…

(Stef) Dillo ai Police! Oppure a Simon e Garfunkel, e sono solo due, non si può mai dire!

Allora speriamo questa volta che il tre sia un numero magico che porti fortuna! Tornando all’inizio, quando il COVID ha colpito, come avete reagito? Ho sentito di alcuni artisti che sono entrati in depressione perché avevano paura di non potersi più esibire. Mentre altri invece erano molto contenti di restare a casa. E poi, in generale, come vivete il vostro rapporto con la vita in tour?

(Stef) È stata dura ovviamente perché eravamo senza lavoro e non potevamo uscire, con le restrizioni e tutto il resto, era una seccatura totale ed era spaventoso da morire, c’era molta tensione e paranoia. Una brutta esperienza per tutti, ma ne abbiamo tratto il meglio. Penso che tutti abbiano fatto del loro meglio, io ho imparato a fare il ragù! E oltre a questo, stavamo lavorando soprattutto sul disco.

(Todd) In realtà mi è piaciuto molto e penso che questi ragazzi siano come me, si danno da fare tutto il tempo o hanno sempre qualcosa da fare. C’era quella specie di, sai, sensazione immediata, come se ti svegliassi sempre la mattina e pensassi: “Devo andare a fare questo e devo andare a fare quello” e poi realizzavi.. ah, ma tanto non posso farlo! Mi ci è voluto poco per abituarmici, ma poi una volta che loro mi hanno chiamato, ho capito che volevo rimettermi in moto.

(Will) Questo è stato lo stop più lungo che abbia mia fatto nella mia vita adulta, da quando avevo 17 anni. Mi sono sentito costretto a concentrarmi sull’essere presente nel momento e a non preoccuparmi di partire per un tour o altro. Ho trascorso del tempo ininterrotto con la mia famiglia e cose del genere. E quella parte si trasformata in gioia, ma sicuramente mi mancava suonare.

E per quanto riguarda il momento attuale, siete pronti per nuovi brani?

(Will) Ne stiamo parlando. Voglio dire, stiamo iniziando a sentirne l’esigenza, abbiamo bisogno di un nuovo disco e di nuova musica.

(Todd) Sì, il fatto che siamo stati qui, voglio dire, in questo luogo particolare, questa è… la nostra quinta volta e in due giorni sarà la sesta nello stesso locale?

Siete una delle band che ha suonato di più a Roma! E parlando di locali, che differenze notate tra i piccoli locali americani e quelli italiani?

(Todd) Direi che probabilmente questo pubblico qui è un po’ più appassionato in un certo senso.

(Will) la cosa strana per me è che nei locali rock negli Stati Uniti non vai a cenare. Vai lì a bere birra e a sbaciucchiarti in qualche angolo. Mentre in molti piccoli locali in Italia entri, ceni, e poi vedi lo spettacolo, ed è molto diverso rispetto agli Stati Uniti. Ma non saprei dire se se sia meglio o peggio. Adoriamo stare qui, ovviamente, così come ho amato il tempo passato con Vasco.

La prossima domanda riguarda i concerti. Ho sentito che i Kiss ora potrebbero suonare come avatar (l’intervista è stata fatta in coincidenza con le ultime date live dei Kiss, ndr), mentre a Londra gli Abba sono sul palco con i loro ologrammi, o qualcosa del genere. Questo vi spaventa o semplicemente pensate che una dimensione appartenente solo a band molto grandi?

(Todd) E’ solo show business, sembrerebbe solo un altro modo per commercializzare quello che stai facendo, un’altra volta potrebbe essere un film d’animazione, o qualunque cosa si inventino. Per me è un po’ come lo Sphere di Las Vegas, degli U2. Non l’ho ancora visto ma sembra sia fantastico. Ma in fondo a me piace semplicemente andare in un posto e guardare una rock band, non mi interessano davvero tutti gli schermi e tutta questa roba. Voglio dire, è fantastico che le band abbiano tutto questo, ma non è quello che penso si possa definire davvero un valore aggiunto.

(Will) Non credo che sostituiranno mai l’elemento umano. Chi lo sa forse tra 50 anni, magari con l’intelligenza artificiale…

(Stef) Sono d’accordo con te, non lo sostituiranno mai.

(Will) questa cose dei Kiss o con l’ologramma è strana, perché penso che sarà bello vederlo una volta, ma poi a un certo punto ti rendi conto che è senz’anima. Non fa parte del nostro obiettivo nell’ambito artistico e dell’intero fondamento della musica in generale, ovvero quello di trasmettere l’arte.

(Todd) E ci sono adolescenti nei locali punk rock che guardano i ragazzi suonare, non guardano gli avatar, vanno in un piccolo seminterrato sudato e guardano un’altra band che fa un mucchio di casino come abbiamo sempre fatto, sarà così per sempre, credo.

Quindi lo spettacolo continuerà!

(Will) Lo spero.

(Todd) Penso anche che gli spettacoli con avatar costino un sacco di soldi. Quindi forse non tutti li vogliono spendere.

(Will) Ma quello sarà il nostro prossimo tour! Quello che succederà è che prenderemo un televisore da 22 pollici e ci filmeremo con un vecchio VHS di quelli che riproducono un filmato rovinato. Quello sarà il nostro avatar, è quello che possiamo permetterci.

L’ultima domanda è: qual’è il vostro eroe e qual’è il tuo mostro, se ne avete.

(Todd) Penso che la cosa interessante del nome del nostro gruppo, ma non so se posso parlare a nome degli altri, è che ho sempre pensato che fosse piuttosto interessante perché vivevamo in un periodo così polarizzato durante tutto quel tempo (del covid), e ne subiamo ancora gli strascichi. L’eroe di una persona era il mostro di un’altra. Quindi è stato molto interessante approfondire come potrebbe essere che la stessa persona sia il mio eroe e per quella persona sia il suo mostro. I miei eroi saranno sempre i musicisti con cui sono cresciuto. E i mostri sono cose come il Covid, che ti tolgono la possibilità di fare ciò che ami, suppongo.

(Will) Penso che il mostro lavori nell’oscurità. Non si sa che sta arrivando. Nessuno l’ha mai visto. Poi lo vedi e speri che l’eroe arrivi e salvi la situazione, nel caso del covid sono stati i vaccini e siamo riusciti a tornare al lavoro, e così via.

(Todd) Non è buffo? Come se le persone potessero davvero amare, ad esempio, bere alcolici, ma allo stesso tempo possono essere davvero dannosi per loro o qualunque versione del problema ti venga in mente. La moderazione è la chiave.

(Will) E l’equilibrio.

(Stef) Stavo per dirlo, per gran parte del mondo è fondamentalmente una questione di prospettiva, opinione ed esperienza personale. Quindi non ha nulla a che fare necessariamente con ciò che sta accadendo là fuori. Dipende tutto da come lo vedi, totalmente. La percezione è tutto.

(Will) L’eroe di qualcuno potrebbe essere il mostro di un’altra persona. Guarda la politica, i giocatori di football e così via… Quindi ancora una volta la musica ci salverà tutti

(Stef) La Musica salverà sempre l’universo, in realtà.

E chiudo con questo, il finale perfetto per questa chiacchierata. Grazie mille per essere stati qui con noi!

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  1. Camillo

    Bel lavoro! Domande e risposte davvero interessanti

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