Hellyeah: “Be Unden!able” – Intervista a Chad Gray

Lo scorso 12 Marzo, gli Hellyeah si sono esibiti sul palco dell’Alcatraz di Milano al fianco di Heaven Shall Burn e Korn.
Prima dell’inizio dello show, abbiamo avuto il piacere di parlare con Chad Gray, vocalist degli Hellyeah, per un’interessantissima conversazione di trenta minuti con un interlocutore straordinariamente coinvolto e brillante. E tutto ciò a dispetto della sveglia giusto un quarto d’ora prima dell’intervista, come annunciatoci da un indaffarato tour manager.
Inaspettatamente, ne è scaturita una chiacchierata davvero stimolante tra amore per il metal, citazioni colte e un pizzico di politica.
Enjoy!

Ciao Chad, innanzitutto grazie per il tempo che mi stai dedicando e benvenuto su Metallus.it
Oggi siete qui in Italia per un’incredibile data con Heaven Shall Burn e Korn. Cosa possiamo aspettarci dallo show di questa sera?

Grazie a te. Siamo approdati in Europa solo ieri e abbiamo tenuto a Zurigo il nostro primo show europeo, ma di certo c’è sempre molta energia. Portiamo sul palco quello che siamo, energia, azione e divertimento. Abbiamo suonato qui varie volte, ma sono davvero molto emozionato.

Negli Stati Uniti avete una fanbase enorme, che di certo non è comparabile con quella italiana. Quali sono le principali differenze tra esibirvi negli States e qui in Europa?

Qui suoneremo davanti a fan di nuova data, ma sai, non credo che il metal abbia una “destinazione” in particolare: la comunità metal è mondiale, non importa che sia Chicago, Zurigo, Milano, Londra, Sydney o Tokyo, le persone sono le stesse, una grande famiglia. Siamo ragazzi cresciuti con il metal o l’hard rock, ma abbiamo tutti lo stesso background.
In America in molti vanno dallo psicologo alla ricerca di un po’ di stabilità mentale, ma l’heavy metal ha la stessa capacità catartica del divanetto di un analista; come dico sempre al pubblico americano, lasciate i problemi fuori dalla porta, questa notte appartiene a voi. Siamo una famiglia in cui ognuno sa di prendersi cura dell’altro. In un moshpit, probabilmente, la persona che ti spinge per terra è la stessa che ti aiuterà a rialzarti. E’ il potere terapeutico del metal che noi tutti condividiamo: tutti siamo una parte importante di tutto ciò ed è questa lealtà che ha permesso al metal di nascere, crescere e sopravvivere dai Black Sabbath, agli Iron Maiden, ai Mötley Crüe, fino ai Korn, fino a noi, fino ai Pantera, la vecchia band di Vinnie.
Se ci pensi, molti artisti pop o hip pop esplodono e poi spariscono nel nulla. Noi rimaniamo. Ma credo sia per come facciamo le cose, il fatto di andare in tour, di nutrire il nostro pubblico show dopo show, fan dopo fan. E’ davvero speciale e sono onorato di farne parte.
Se non avessi fatto musica, sarei comunque stato un ragazzaccio metal, e ancora mi reputo tale. La parola “ragazzo” spesso implica un concetto di età, ma puoi avere 60 anni ed essere un heavy metal kid, che solo ascoltandoo un particolare riff riesce a tornare indietro nel tempo al primo momento in cui si è avvicinato per la prima volta ad un brano.

“Unden!able” è ormai uscito da alcuni mesi, nel Giugno 2016. Qual è stata l’accoglienza che, fino ad ora, il vostro pubblico ha riservato a questo nuovo disco?

Il pubblico sembra adorarlo. Purtroppo, però, dopo l’uscita del disco siamo stati fermi per qualcosa come 59 giorni, che è molto strano per noi. Poi siamo partiti in tour con gli In Flames negli USA e in Canada, e poi siamo tornati di nuovo a casa per un mese e mezzo. Siamo felici di essere qui ora: non si tratta di ville, soldi e cazzate del genere, si tratta di presentare quello che il metal significa per noi. Non è un business basato sulla competizione; a me non interessa avere una spiaggia tutta mia, mi interessa che il pubblico veda i segni che ho lasciato sulla sabbia e li riconosca come “quello che ha fatto Chad”. L’album è stato recepito molto bene, ma credo che dovremo continuare a lavorare per viaggiare e visitare quanti più posti e fan possibili nel mondo, che è un luogo davvero enorme!

Abbiamo già approfondito le tematiche dell’album in un’intervista con Kyle, ma non posso fare a meno di porti una domanda in merito ad uno dei miei brani preferiti del disco, “Love Falls”, per il quale avete da poco realizzato anche un video. Il testo di questo brano riesce a mescolare poesia e disperazione, o almeno per come la vedo io. Qual è il significato che tu avevi pensato per questa traccia?

Mi piace scrivere testi che siano o davvero estremi o davvero disperati, ma non voglio che siano del tutto chiari, perchè mi piace che ogni ascoltatore abbia la sua personale interpretazione. Per me “Love Falls” è un’estensione di “Moth”. Parla del nostro istinto animale che ci spinge a buttarci nelle cose. Nella vita ci deve essere equilibrio tra mente e cuore, la tua intelligenza, la tua capacità di calcolo e le emozioni.
Il mio cervello è fatto in un modo per cui tendo ad allontanare le cose belle, perchè se qualcosa va molto bene, già mi aspetto che prenderà una brutta piega. Ma è un ragionamento distruttivo, l’autoconservazione è ad un livello tale che ti impedisce di amare. Perchè insieme all’amore vedi il dolore che lo accompagnerà.

 

Gli Hellyeah sono ormai al loro quinti album di studio e potete considerarvi una band davvero ben consolidata all’interno del panorama metal. Cosa puoi dirmi in merito alla crescita del gruppo in questi anni di carriera?

Quando io e Vinnie abbiamo dato inizio a questa band, non ci conoscevamo affatto; ero un fan dei Pantera, ma quando abbiamo inciso il primo album non sapevamo cosa sarebbe successo, se sarebbe rimasto un side project o meno, c’era molto incertezza. Quando è uscito il secondo disco io ero ancora nei Mudvayne ed era importante per me tenere separate le due cose, per cui gli Hellyeah hanno scritto delle canzoni rock. Ma i Mudvayne stavano andando verso la fine ed è stato con “Band Of Brothers” che ho sentito che lo stavamo facendo per i motivi giusti. Ho capito che ero un cantante metal in una band composta dai suoi musicisti preferiti. Alla vigilia di  “Blood For Blood”, Greg ha lasciato la band: io e Vinnie ci siamo guardati e non sapevamo cosa fare, ma abbiamo lavorato duramente e credo che quell’album sia davvero un omaggio alla nostra fratellanza. Eravamo finalmente una band con una missione e un obiettivo e credo che, dall’inizio alla fine, quello rimanga ancora il nostro lavoro più completo, per via di tutta l’emozione racchiusa in quel disco.

Se dovessi descrivere l’approccio musicale degli Hellyeah con tre parole, e non necessariamente degli aggettivi, che termini useresti?

Emozionale, onesto e vero.
Noi non scriviamo in modo falso o artificioso: quando ci riuniamo per incidere un disco siamo anche capaci di scrivere una canzone al giorno per dieci, quattordici giorni. Non siamo il tipo di band che ri-registra un brano mille volte. Puoi andare avanti a scrivere un album per un anno, dato che ci sono così tante cose da mettere a posto. Ma ecco cosa rispondeva Jackson Pollock a chi gli dichiedeva come faceva a sapere di aver finito un quadro, visto che la sua arte era così astratta e bizzarra: come fai a sapere di aver finito un rapporto sessuale? Lo sai e basta.

La vostra musica parla di ribellione, di trovare la forza di essere se stessi, senza alcuna paura. Penso al problema del bullismo, un tema particolarmente caldo in America. In che modo la musica può aiutare le persone a trovare il coraggio di lottare per se stessi?

La musica, soprattutto la musica metal, è davvero incoraggiante: uno dei motivi è proprio per via della famiglia che hai intorno. Io sono cresciuto sentendomi molto solo ed emarginato, allora mi sono dedicato al metal e il metal mi ha dato qualcosa in cambio, mi ha dato degli amici. In genere chi ascolta musica metal è considerato una sorta di escluso sociale: io ero così, povero ed emarginato. Ma quando ti guardi intorno e vedi un altro ragazzo con i capelli lunghi, chiuso in se stesso come te, adesso siete in due. E poi sarete in quattro, diventerete un gruppo e alla fine vi ritroverete con tutte queste persone intorno a voi.
E nei concerti, sia che siano grandi o piccole venue, è bellissimo osservare lo scambio di energia tra una band e il suo pubblico, è fottutamente speciale.

Dall’uscita di “Unden!able”, il mondo ha attraversato una serie di svolte epocali, tra cui anche l’elezione di Donald Trump negli Stati Uniti, che ha creato un vero e proprio dibattito mondiale. Qual è la tua posizione in merito?

Non mi piace parlare di politica, ma posso dirti che la politica americana è dannatamente corrotta. E’ un processo di potere e non è necessariamente l’uomo con le migliori idee quello che alla fine potrai scegliere di votare. Spesso sei costretto a puntare sul male minore.
Non sono un fan di Donald Trump e non lo ero nemmeno della Clinton, perchè Bill Clinton è stato presidente per otto anni e credo che Hillary alla fine avrebbe tratto dal marito dei consigli politici; dall’altro lato, credevamo che l’America avrebbe potuto beneficiare di un businessman invece di un politico, ma ci siamo ritrovati con un fottuto bullo. Quel processo mentale per cui tu pensi prima di parlare, ecco, Trump non ce l’ha. A volte ciò può essere un bene, ma non se sei il leader di una nazione e anche uno degli uomini più potenti del mondo.

Gli Hellyeah hanno già cominciato a pensare al successore di “Unden!able”? Cosa c’è adesso nel vostro futuro?

Abbiamo ancora molto lavoro da fare su questo disco e adesso siamo totalmente focalizzati sul tour. Non mi preoccupo molto del futuro, voglio continuare su questa strada, voglio andare avanti e continuare ad esplorare quei due estremi di cui ti parlavo prima: voglio scoprire se essere più disperato o più intenso. Per intenderci, “X” è heavy, ma lo è anche “Love Falls”.
Probabilmente faremo un tour da headliner in America, ma stiamo anche parlando di andare in Australia ad Agosto e anche tornare qui da voi, direi più prima che poi.
E’ folle pensare di aspettare un altro anno e mezzo prima di tornare in Europa, preferirei mille volte viaggiare fin qui, anche se non nascondo che servono molti soldi, piuttosto che stare a casa a far niente. Io voglio lavorare, avrò tempo di dormire quando sarò morto.

So che la domanda che sto per farti non è tra le tue preferite, per cui sentiti libero di rispondere anche solo con un sì o con un no. I fan dei Mudvayne devono considerare la band come definitivamente sciolta?

Sarà quel che sarà, ma non è una cosa che posso controllare. Posso controllare questo momento in cui siamo qui seduti a parlare, ma non voglio fare false promesse e non ho il diritto di giocare con le emozioni di persone che erano così tanto legate a quella musica. Al momento non è quello che voglio, sono molto contento dove sono, in questa band. Alcune persone non hanno nemmeno concesso un’occasione agli Hellyeah per via del nostro passato, perchè magari quelle persone erano fan dei Mudvayne o dei Pantera. Adesso stiamo cercando di abbattere quei muri ma, anche se è un processo che richiede tempo, disco dopo disco sta diventando sempre più chiaro chi siamo come gruppo.

Ilaria Marra

view all posts

Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Ester Vattimo

    E pensare che i mudvayne sono tornati davvero!!!in questa intervista ho scoperto più cose ….che bellooooo io amo Chad

    Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi