Helloween: “È meglio vivere nel “lusso” di avere troppe idee piuttosto che trovarsi con un solo autore che ripete sempre se stesso” – Intervista a Markus Großkopf

L’uscita del prossimo disco degli Helloween è imminente, non potevamo quindi farci sfuggire l’opportunità di scambiare qualche parola con lo storico bassista della band tedesca, che tra tante risate e qualche aneddoto ci ha raccontato di “Giants & Monters“.

Ciao! 

Buongiorno, come stai? 

Buongiorno, sto bene, e tu? 

Mi vedi solo un po’ stanco, ma sono vivo. 

Ottimo! 

Sono sopravvissuto a diversi “terremoti” e sono sopravvissuto anche alla scorsa notte. 

Ti capisco,! Beh, ciao Marcus, e benvenuto su Metalus.it. Io sono Giorgio e ti chiamo dall’Italia. 

Grazie, dovremo venire anche lì giusto? È sulla lista. Verrò a trovarvi. 

Sì, Milano, Unipol Arena, se non sbaglio. 

Esatto, lo sai meglio di me (ride ndr) 

Bene, come stai, Marcus? 

Sto abbastanza bene, non c’è male. Siamo a Karlsruhe, che è il nostro quartier generale per le prove. Lì abbiamo il nostro magazzino con tutta l’attrezzatura, la sala prove e anche la sede del management. Qui facciamo delle belle prove, giusto per decidere quali canzoni suoneremo e se funzionano tutte bene. Praticamente facciamo tutto. suonare, lavorare, stare insieme. Mangiare, dormire, bere, vivere (ride ndr). 

E suonare il basso, ovviamente. 

Sì, suono molto il basso, certo (ride ndr). 

Benissimo, sono contento che stia andando tutto bene. Sono partiti i preordini per il nuovo album il che mi ha fatto venire in mente che nel 2021, indossavo una mascherina quando ho preordinato l’ultimo album degli Helloween, “Helloween”. Sono già passati alcuni anni, e ora stiamo aspettando il vostro nuovo disco! Cosa puoi dirci in anteprima su questa nuova uscita? 

Oh, è ovviamente il miglior album che abbiamo mai fatto (ride ndr). Non è il prossimo album, è questo, o forse è il prossimo (ride ndr)… diventa sempre meglio più invecchiamo, sai? Cosa posso dire… c’è molto da raccontare. È un percorso lungo: quando ti trovi davanti a un foglio bianco e poi pensi alla versione finita e masterizzata, beh, c’è tanta strada da fare. Ci serve molto tempo per scrivere le nostre canzoni. Dedichiamo tanto tempo a comporre, assemblare i brani, arrangiarli fin dall’inizio. Quando facciamo i demo, li mettiamo su un server e da lì entrano già in “produzione”, per così dire. I produttori li ascoltano, Charlie li controlla, il management li controlla, Dennis Ward li controlla. Li inseriamo in una sessione e tutti noi possiamo scaricare le tracce, aggiungere il basso, proporre idee, cambiare arrangiamenti, buttare sul tavolo nuove proposte. Tutto questo richiede tempo. E noi abbiamo bisogno di quel tempo per ottenere un gran risultato, per avere grandi idee per alcune tracce. Ci mettiamo più di un anno: dal nulla al prodotto finito possono volerci anche un anno e mezzo. È un processo molto creativo, perché nella band abbiamo molti autori, il che dà una grande varietà ai brani. C’è chi scrive heavy metal, chi pop rock, canzoni che adoro suonare e via dicendo. Ognuno ha il proprio stile e questo porta grande varietà al materiale degli Helloween. Non abbiamo un solo stile che suona sempre uguale: l’album contiene brani molto diversi tra loro e penso che questo si percepisca. Alcuni dicono: “Non avrei mai immaginato che gli Helloween potessero fare una cosa così”. Ma abbiamo lottato per poter avere questa varietà. Una grande canzone rock rimane una grande canzone rock. Facciamo quello che ci piace e, comunque, appena mettiamo le mani sopra di un brano, suonandolo e registrandolo, diventa subito una canzone 100% Helloween. 

Possiamo dire che è come un “future word” della band, per riprendere uno dei vostri brani.

Si! Quando abbiamo iniziato con Dr. Stein, Future World, Rise and Fall e tutto il resto, abbiamo iniziato come una band di speed metal un po’ thrash, ma poi abbiamo fatto delle modifiche, Kai cantava e suonava la chitarra ma era un po’ troppo, così decidemmo di avere un vero cantante nella band, così lui poteva concentrarsi sui suoi riff, linee e assoli. È stato allora che abbiamo iniziato a sperimentare con materiale diverso. E ci siamo divertiti tantissimo. Ci piaceva così tanto come suonava che abbiamo deciso di fare semplicemente quello che volevamo. Qualunque cosa ci venisse in mente, restava comunque Helloween (imita un acuto alla Kiske ndr). 

Bene. Questo è il secondo album con la formazione allargata. Hai trovato delle differenze rispetto al precedente lavoro, “Helloween”? 

Sì, in alcuni punti è stato un po’ più semplice, anche se abbiamo grandi discussioni su arrangiamenti, parti e dettagli, perché con sette persone e molti autori nella band non è facile prendere decisioni. Ma siamo arrivati alle conclusioni in modo molto positivo rispetto alla produzione precedente: abbiamo lavorato un po’ di più, abbiamo alle spalle un altro tour e stiamo crescendo insieme, sappiamo come funzionano le cose. Sappiamo come reagiscono le persone ed è divertente, è facile. Certo, abbiamo discussioni accese perché ci sono grandi personalità e opinioni forti, ma non ci tiriamo mai bottiglie (ride ndr). È sempre un processo creativo e alla fine, ascoltando il disco, ne vale la pena. Il processo è lungo, ma poi si può vedere l’insieme di tutto. È meglio vivere nel “lusso” di avere troppe idee piuttosto che trovarsi con un solo autore che ripete sempre se stesso e non ha abbastanza materiale.

Molte cose sono cambiate. Kai e Kiske sono tornati nella band nel 2016. Quindi ormai sono quasi 10 anni. Com’è cambiata la band?

È stato un processo lento, anche se il tempo vola. Sono già dieci anni. Non riesco a credere che sia passato così tanto da quando ci siamo seduti a tavola a parlare di far tornare quei due tipi nella band. È già un decennio… e questo mi fa pensare: quanto sto invecchiando?

So che per l’album precedente hai suggerito di non arrivare in studio troppo preparati, scegliendo invece di chiudervi dentro e vedere se sarebbero emerse idee interessanti all’ultimo momento. Pensi che queste idee dell’ultimo minuto possano essere la ciliegina sulla torta?

Non lo so… qualunque cosa arrivi per completare una canzone, qualunque idea ti venga in testa all’ultimo minuto e la migliori, la prendiamo. Può anche essere un brano scritto all’ultimo momento. Per esempio, Sascha arriva molto tardi con le sue idee: “Ho del materiale qui” dice quando ormai è già tutto pronto… e in vacanza tira fuori altre due o tre canzoni killer. Scriviamo tutti a casa, ognuno decide da sé quando iniziare. Devi liberare la mente e mettere giù le idee quando arrivano. Non puoi dire: “Ho un’idea lunedì, deve essere pronta giovedì e registrata la prossima settimana”. Le idee ti circondano, basta afferrarle e registrarle. È questa la parte interessante della musica e della creatività: può colpirti ovunque. Alcuni hanno bisogno di un ambiente specifico per essere ispirati, il sole, un’isola… Io non so da dove venga. Per esempio, stavo seduto sulla maledetta tazza del cesso in un aeroporto del Sud America e mi è venuta un’idea… e l’ho registrata lì (ride ndr). E resta ancora una grande idea. Le idee non ti chiedono da dove arrivano.

Ovunque può essere il posto giusto per suonare, pensare e scrivere musica.

Se pensi sempre alla musica, le idee arrivano. Ti girano intorno, basta prenderle. Non devono per forza essere tutte buone, ma alcune sono davvero ottime e finiscono sul disco.

Bene. A proposito del nuovo album, c’è una canzone che pensi sarà indimenticabile?

Beh, ce ne sono un paio. Universe è una delle mie preferite al momento, ma potrebbe essere anche un’altra. Uno di quei pezzi epici che restano indimenticabili, come Keeper, Halloween o Universe. Kai fa grandi cose e sono indimenticabili anche quelle. Poi c’è lo stile di Weiki, perfetto per i brani epici, gli inni e le canzoni da “anthem” che scrive. Mi piace molto.

Non vedo l’ora di sentire tutto l’album. Ancora una volta avete scelto Eliran Kantor per la copertina. Questo è il secondo album per cui realizza l’artwork per voi. Come è iniziata questa collaborazione?

Il primo aveva molta potenza. Questo ne ha ancora di più. È potente, comunica forza. Il “tizio delle zucche” è un gigante che combatte contro i mostri. Tutti noi abbiamo mostri interiori da combattere, e poi ci sono mostri che arrivano dall’esterno. Combattendoli, un giorno diventerai un gigante. Questa è l’idea che il disegno esprime davvero bene: ha forza e rappresenta perfettamente quello che volevamo dire.

“Giants and Monsters” è una sorta di concept album?

Non proprio un concept album. È più un’idea generale, quella di cui parlavo: tutti abbiamo dei mostri da affrontare, dentro e fuori di noi, e vincendo queste battaglie diventi un gigante. È la mia interpretazione personale. Voglio dire, lavorare dalle nove alle cinque ogni giorno, mantenere uno, due o tre figli, vivere in un piccolo appartamento… io vengo da una famiglia operaia, e per me quelle persone sono i veri eroi. Combattono contro i loro mostri: la mancanza di soldi per sfamare i figli, le difficoltà per tirare avanti… ma sono ancora persone felici, che stanno insieme, bevono, si divertono. Per me quelli sono i veri eroi, e lottano continuamente contro i loro mostri. Io stesso sono cresciuto in una famiglia con poche risorse. Non c’erano molti soldi, ma avevamo abbastanza da mangiare, qualche vestito e la libertà di correre e giocare. I miei genitori erano eroi… e io e mio fratello eravamo i mostri dei nostri genitori (ride ndr).

Sì, ogni figlio è il mostro dei propri genitori. Comunque… Tre chitarre e un basso: pensavo che il vostro suono ne avrebbe sofferto, ma dopo aver sentito l’album in studio e avervi visti dal vivo tre volte dal 2016, ho scoperto che il suono del tuo basso non è assolutamente passato in secondo piano! Pensare che qualcuno al tempo scherzava dicendo che avreste dovuto avere 2 bassisti nella band.

No, no, no, sono l’unico. Non lascerei a nessun altro toccare un basso in questa band. Tre chitarristi… sarebbe orribile avere due o tre bassisti. Nessuno tocca il mio territorio, capisci? È bello vederli discutere su chi suona un’armonia o un’altra, ma con tre chitarre bisogna arrangiare bene le cose. Io resto lì ad aspettare, facendo la mia parte, mentre loro discutono sulle armonie. Nessuno tocca il mio basso.

40 anni di Helloween, quarant’anni di zucche, un grande traguardo. Cosa significa per te questo anniversario?

Mi ricorda quanto sono vecchio (ride ndr). Ma essere ancora qui… sono grato. È un privilegio poterlo ancora fare, essere in grado di salire sul palco, di suonare, di fare il mio lavoro. Dopo tutti questi anni non posso che ringraziare le persone che ci sostengono. Certo, facciamo buona musica, ma non sono molte le band che sono in giro così a lungo, a parte Scorpions, Judas Priest, Manowar e poche altre. E noi siamo tra quelle. Grazie a Dio, gli Helloween sono ancora in ottima forma, forse nella miglior forma della loro carriera in quest’ultimo terzo della nostra storia. Se mi lamentassi di qualcosa nel music business per gli Helloween, Dio dovrebbe fulminarmi all’istante.

Helloween è diventata la tua vita.

Sì, sì. A volte, specialmente quando provi o sei in tour, vai a letto con questa cosa in testa e ti svegli con la stessa. È sempre lì, è la tua vita. Non è solo un lavoro.

Bene. Prima abbiamo parlato della tua canzone preferita del nuovo album, ora addentriamoci in tutta la vostra carriera. In questi 40 e più anni di Helloween, c’è una canzone che ti rappresenta di più?

Penso… penso sempre che ce ne siano alcune. Helloween oppure magari Keeper o Eagle Fly Free. Queste tre canzoni rappresentano gli Helloween. Anche se poi c’è un altro lato degli Helloween. Non si può descriverli con una sola canzone. Quando hai brani come Future World e Dr. Stein, capisci che ci sono due facce degli Helloween e un’ampia varietà di stili di scrittura. Quindi, beh, è difficile sceglierne una sola, vista la grande varietà di canzoni che abbiamo.

E parlando solo di te, Marcus: c’è una canzone che ti rappresenta?

Beh, forse If a Mountain Could Talk o qualcosa del genere. Se intendi un brano che ho scritto io, allora forse sceglierei quello o qualcosa di simile.

Ok. Parlando della scaletta: gli ultimi concerti vostri che ho visto avevano bene o male una scaletta molto simile tra di loro. C’erano i classici, qualche pezzo nuovo e sempre un tributo a Ingo. Ma con questa nuova uscita, con questo nuovo disco, ci sarà più varietà nei prossimi concerti?

Al momento stiamo solo provando. Siamo qui a fare le prove e a verificare cosa è possibile fare, cosa suona bene, cosa si sente giusto. È quello che vedremo. E non te lo direi comunque (ride ndr), perché se no la sorpresa svanisce. Voglio dire, la sorpresa sparirà dopo il primo concerto in ogni caso. Viviamo in tempi in cui non puoi davvero tenere un segreto: dopo dieci minuti dalla fine del primo concerto sarà già online. Ma almeno per il primo show… sarà una sorpresa.

Lo capisco e si, dipende dalla persona, io per esempio cerco di non controllare mai le setlist, il fattore sorpresa è molto importante.

Sì, ma poi devi dire ai tuoi amici di non dirtela (ride ndr).

Magari qualcuno non lo ricorda, ma durante il COVID avete messo in vendita questa maglietta, la “Stay Safe” sul vostro sito, con Jack O’Lantern sul retro che indossava la maglia della nazionale italiana e la scritta “Forza”

Riconosco quella parola per le partite di calcio, quando urlano “Forza! Forza! Forza!”.

Quella cosa mi ha fatto sorridere. È stato un brutto periodo per tutti, e l’Italia ha sofferto molto e in un modo o nell altro, vedere quel richiamo al nostro paese è stato bello. Avete un buon rapporto con l’Italia immagino. 

L’Italia è fantastica. Ci piace suonare lì. Avete quel fuoco, quella specie di “gene della festa” dentro di voi. Vi piace uscire, mangiare, bere, stare in città. È bellissimo mangiare un po’ di pesce con verdure, bere birre insieme… è un gran bel modo di vivere, mi piace molto. Io vivo per la maggior parte del tempo ad Amburgo, ma spesso sono sul Mar Baltico, a camminare, pescare… è uno stile di vita stupendo, vivere vicino al mare. E questo è qualcosa che voi italiani fate davvero. Lo apprezzo molto. Le piccole cose semplici della vita che si possono celebrare e apprezzare… mi piace molto.

Sì, cerchiamo di farlo, sebbene ci siano tempi duri, ma purtroppo, non sono molti i paesi che se la passano bene.

È anche difficile cambiare certe cose, se si tratta di politica o di situazioni come il COVID… non puoi farci nulla. Ma ehi, se c’è qualcosa che non puoi davvero cambiare, non puoi rinunciare al tuo sorriso, non puoi rinunciare al tuo atteggiamento. Posso capire se per molte persone è stato davvero frustrante, ma la vita va avanti in qualche modo. Non è facile, ma è lì che combatti i tuoi mostri… cercando di diventare un gigante.

Giants & Monsters! Marcus, siamo alla fine dell’intervista, c’è un messaggio che vuoi lasciare ai tuoi fan italiani?

Il concerto sarà fantastico e non posso ringraziarvi abbastanza per la fiducia che continuate a darci. È bellissimo, ed è tutto merito vostro: senza di voi non saremmo qui.

Grazie ancora, Marcus!

Grazie a te, salute!

 

 

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