Helloween: Live Report della data di Roma

Disgraziatamente all’arrivo al Tendastrisce l’esibizione degli Axxis è già terminata; questo grazie ai promotori che hanno scritto sul biglietto che lo show sarebbe cominciato alle 9:30….

La scena è già adornata dalla possente strumentazione degli Helloween e dalla loro scenografia, tra cui alcuni manichini del Keeper e un immenso bandierone ritraente la copertina dell’album che si estende sino alle casse laterali del palco.

A poco a poco, in mezzo alle grida degli astanti, le luci calano e parte l’intro di ‘The King For 1000 Years’ con Deris che improvvisamente appare sopra un agglomerato di amplificatori a lato facendo la sua trionfale esecuzione in solo, fino a che con un boato tellurico tutta la formazione scende in campo, accolta dal pubblico con un ovazione degna di un rigore della propria squadra segnato alla finale della Coppa del Mondo. Da notare la presenza del nuovo batterista, Dani Loeble ,in grado di non far assolutamente rimpiangere il precedente Schwarzmann (non che serva questo grande impegno…).

Esecuzione perfetta dei brani e grande dinamismo dello spettacolo sono le connotazioni principali di questa serata, che finalmente vede gli Helloween suonare come dovrebbero e offrire una kermesse degna del proprio nome.

Senza sorprendere troppo i presenti, il gruppo mette la quinta e attacca con ‘Eagle Fly Free’, un po’ sottotono rispetto all’originale, ma tutto sommato dignitosa (che Deris sia su tutto un altro piano rispetto a Kiske oramai è assodato, tuttavia come negare ai fans i vecchi cavalli di battaglia?). Completamente inaspettata invece ‘Keeper Of The Seven Keys’, che porta alla mezzora buona la durata attuale della performance, a fronte di soli tre pezzi…

Ritornando sui binari dell’ultimo album, fa la sua comparsa ‘Invisible Man’, una delle migliori canzoni del lotto di ‘Keeper III’. Seguono ‘Power’, ‘Mr Torture’, ‘Occasion Avenue’ (che si mangia un altro bel quarto d’ora buono), ‘Future World’, ove Deris gioca un po’ con il pubblico al classico gioco del left-right, una grandissima ‘I Want Out’ eseguita in maniera impeccabile ‘Hell Was Made In Heaven’ e ‘Mrs God’ in prossimità di chiusura del concerto.

La band alterna momenti di grande stile (incredibile prova del batterista che sfodera un assolo ricco di incroci casse-tom perfetti) a momenti di totale demenza, dove Markus sfida il suo pentolatore power sul suo stesso campo in una gara di assoli, ma armato di un set per bambini stile Bontempi che distruggerà inevitabilmente durante l’esecuzione (assieme ad un paio di supporti per i riflettori che gli addetti in fretta e furia rimontano alacremente prima dell’inizio della canzone successiva); momento analogo durante l’esibizione solista di Sascha (la marcia in più del gruppo, assolutamente) teatro di una sfida tra il tinto chitarrista e Loeble armato di una chitarruccia grossa quanto un hukulele.

Ottima anche la tenuta di Deris che non delude i fans e regala ottimi guizzi per tutto lo show, senza mostrare segni di cedimento.

In definitiva, un’ottima serata sotto un altrettanto ottima stella che ha permesso che tutto si svolgesse senza intoppi. Unica nota dolente, la scaletta, che oramai vede bandita da tempo immemore ‘Heavy Metal Is The Law’, vero cavallo di battaglia da live trascurato per ragioni ignote… ma non si può avere tutto dalla vita!

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