Hellbrigade Festival: Live Report dell’edizione 2026

NIHIL PROD, Orion Agency e Daemon Star, hanno organizzato la dodicesima edizione dell’HELLBRIGADE FESTIVAL.
Questa volta, rispetto alle ultime edizioni, il festival non si è tenuto a Paderno Dugnano, ma alla discoteca Land of Freedom di Legnano, che nei mesi passati ha già ospitato altri eventi black metal.
E’ la prima volta che presenzio in questo locale e devo dire che, a parte uno spazio adeguato per un evento come questo, con tanto di divanetti dove al limite riposarsi un po’, le dimensioni del palco e l’acustica si sono rivelati una piacevole sorpresa, con suoni ben calibrati e a volumi veramente buoni in ogni parte del locale in cui si decideva di assistere alle performances.
Alla fine avrò contato circa 150-200 presenti, dei quali almeno la metà incontrati a in altri concerti, segno che gli appassionati di black metal, pur essendo un genere di nicchia, sono sempre presenti quando c’è l’occasione per supportare la scena, provenendo da tutto il nord Italia e non solo.

Ci scusiamo molto con i Necroshine, ma per motivi indipendenti dalla mia volontà non sono riusciti ad arrivare in tempo per assistere alla loro esibizione. Ci ripromettiamo di rimediare quanto prima.

CHRONIC HATE

Dopo di loro è tempo dei veneti Chronic Hate, che presentano in anteprima il loro nuovo “Defeating the Obliovion of Life“, in uscita a fine maggio per Time to Kill Records.
Mentre viene preparato lo stage per loro, ho la possibilità di fare un selfie con Obscura, leader delle olandesi Asagraum, che suoneranno più tardi. Anche se non aveva ancora il corpsepaint di scena, si è dimostrata disponibile con tutti ma comunque abbastanza distaccata, forse per conservare quell’aura di misantropia che contraddistingue la massima parte dei musicisti black metal.
Nella mezz’ora a loro disposizione i Cronic Hate sprigionano un feroce death metal dove fa bella mostra la voce di Andrea, ben supportato da tutti gli altri strumentisti. Per loro una buona occasione per farsi conoscere in un contesto ampio come quello di un festival e nelle settimane successive sono previsti altre esibizioni come quella all’Eresia festival e di supporto ai leggendari Possessed a Verona.

NIHIL LOCUS

A seguire, salgono sul palco i torinesi Nihili Locus, dal nome latino della loro città di origine, Nichelino. Qui ci spostiamo dal death metal di chi li ha preceduti a un black metal atmosferico. Nonostante un carriera ultratrentennale, i nostri hanno all’attivo solo due full length, e l’ultimo “Semper” è il perfetto manifesto della loro proposta musicale. Guidati dall’iconico frontman Bruno Blasi, i NL nella mezz’ora a loro disposizione, hanno proposto brani anche risalenti agli inizi carriera, come “Buio” dal loro primo demo, per chiudere in bellezza con “Il Tuo Sangue Per i Miei Maiali“. Buona prova nel complesso, anche se il pubblico non era ancora numeroso, con le chitarre di Valeria de Benedectis ed Alessandro Battezzati a tessere trame in cui si alternano momenti lenti ad accelerazioni improvvise con il supporto ritmico di Massimo Curro’ al basso e Roberto Ripollino alla batteria.

Setlist:
Polvericellula
Pensieri Nebulosi
Lugubri Live
Buio
Memoriam Tenere
Il Tuo Sangue Per I Miei Maiali

DEATH DIES

E’ il turno dei Death Dies, ultima band italiana della giornata e provenienti anche loro dalle lande venete. Visti nell’edizione del 2023 del Black Winter Fest, hanno confermato quanto di buono visto allora: feroce balck metal supportato dagli screams di Viktor Flamel, accompagnato dal lavoro delle asce Samael von Martin e Der Todeskin. Pregevole anche il lavoro di Demian de Saba dietro le pelli e del “nuovo” arrivato Wally Ache, virtuoso del basso e figura impegnata in altri svariati progetti musicali. La proposta è prettamente “vecchia scuola“, dove però la tecnica non manca affatto e, seppure in un tempo giocoforza limitato, hanno proposto brani dalla loro discografia che annovera sei album, ultimo il buon “Maledicti in Aeternum” edito dalla nostrana My Kingdom Music proprio quest’anno

Setlist:
Lame
Il Bosco Siamo Noi
Trivia Soteira
Asmodevs
Destroyer
Carmina Trivmphalia
Caron Dimonio
Falce e Corona
Argento

ASAGRAUM



Cambio di palco ed è il turno delle olandesi Asagraum. Fondate nel 2015 da Obscura (vero nome Hanna van der Berg) e affiancata da A. Morthaemer alla batteria, le Asagraum hanno all’attivo tre album ed un’attività live piuttosto densa e costante, sia per tour personali sia per festival in tutta Europa e non solo. Osbcura è una frontwoman che incarna perfettamente lo stile black, inesistente interazione col pubblico, posizione abbastanza “statica” sul palco dove si concentra su musica e screams. Seconda solo a Onielar dei DNS, a mio giudizio, come carisma e presenza scenica. La sua sodale invece picchia come un fabbro ed è dotata di una tecnica di blast beat veramente notevole. A supportarle nelle esibizioni live le Asagraum si avvalgono di turnisti sia europei che di altri continenti, dipende da dove si esibiscono, ma comunque tutti facenti parte della scena black. Ultimamente sono accompagnate dalla brava Simone von Straten delle Sisters of Suffocation (ora in standby) all’altra chitarra e da un bassista uomo di cui non conosco le generalità ma che ha dato il suo onesto contributo. Quasi un’ora di concerto godibilissimo, alla fine sono scese fra il pubblico per fare foto con corpsepaint di scena annesso.



Setlist:
They Crawl From The Broken Circle
Leviathan
Impure Fire
Black Sun Prayer
Daar Waar Ik Sterf
Guahaihoque
Carried By Lucifer’s Wings
De Waanzin Roept Mijn Naam
Abomination’s Altar

TSJUDER



In attesa dell’ingresso degli Tsjuder, i fans si assiepano sotto il palco e, dopo un’attesa che sembrava interminabile, i nostri fanno ingresso in scena con la devastante “Sodomizing the Lamb (The King’s Conquering)“. Il trio composto da Emil Wilksten alla batteria e dai due leader e fondatori Draugluin alla chitarra e voce e l’inquietante Nag al basso e voci (provate a incontrarlo in un vicolo buio) sarà autore di una prova della durata di un’ora abbondante che definire violenta ma al contempo musicalmente perfetta è dire poco. I norvegesi si fanno perdonare l’assenza all’ultimo minuto al Black Winter Fest dello scorso anno (per motivi di salute) e attingono a piene mani dalla loro discografia, ossia sei album in oltre 30 anni di carriera, e propongono anche due cover dei leggendari Bathory ai quali, volenti o nolenti, tutti i gruppi black nati negli anni ’90 devono molto come ispirazione e attitudine. Una prestazione che ha incarnato la ferocia propria del gruppo di Oslo e, in 37 anni di concerti metal a cui ho assistito, raramente mi è dato di assistere ad una esibizione di cotanta aggressività e impatto.
Un semplice “Grazie” urlato da Nag dopo l’encore, suggella la fine del loro concerto e del festival. 
Un plauso agli organizzatori, allo staff del locale e a tutte le bands presenti.
Alla prossima edizione.

Setlist:
Sodomizing The Lamb (The King’s Conquering)
Kill For Satan (The King’s Birth)
Ghoul
Mouth Of Madness
Slakt
Malignant Coronation
Possessed
Gods Of Black Blood
Antiliv
Woman Of Dark Desires (Bathory cover)
Kaos

Encore:
Sacrifice (Bathory cover)

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