Hell In The Club: “Enjoy The Ride” – Intervista a Davide Moras

Terzo album per gli Hell In The Club che con Shadow Of The Monster, riconfermano la validità della band, composta da volti noti della scena metal e hard rock italiana, capitanata da Davide Moras (Elvenking) e Andy Buratto (Secret Sphere). Ne abbiamo parlato proprio con il frontman che ci ha svelato numerosi retroscena dell’album con qualche considerazione sulla scena italiana.

Ciao Davide, per prima cosa grazie di essere qui e benvenuto su Metallus.

Innanzitutto, gli Hell In The Club sono una band composta anche da membri di Secret Sphere ed Elvenking. Come è nato questo progetto, musicalmente così diverso dai gruppi di cui alcuni di voi fanno parte?

Gli Hell In The Club nascono nel 2009 per volere di Andy, che per molti anni ha sognato di formare una band che suonasse la musica con la quale è cresciuto, l’hard rock e sonorità che si porta dietro fin da ragazzino. Nel 2009 ha finalmente trovato Fede alla batteria e Picco alla chitarra: a quel punto mancava solo il cantante.

Noi ci conoscevamo già in quanto membri di Secret Sphere e Elvenking, ma non avevamo mai avuto modo di suonare insieme. Nel 2009 ci siamo esibiti insieme ad un piccolo festival e tra me e Andy c’è stata subito sintonia. Ricordo che il giorno dopo mi ha mandato una mail in cui mi chiedeva se avessi voluto ascoltare dei pezzi che stava scrivendo con questa band. Anch’io ho sempre avuto il pallino di suonare in una band come gli Hell In The Club: da bambino sognavo di calcare i grandi palchi come Axl dei Guns e le altre grandi band con cui siamo cresciuti, come i Mötley Crüe e gli Aerosmith. E così è nata questa collaborazione.

Passiamo a “Shadow Of The Monster”, il nuovo album degli Hell In The Club: un punto di forza di quest’album è il voler rinnovarsi nel sound, mantenendo una matrice hard rock, ma inserendo allo stesso tempo degli elementi originali e molto moderni. Le influenze sono varie e il risultato è un lavoro piacevolissimo da ascoltare. Cosa ci puoi dire a proposito dell’album? Quali sono le fonti di ispirazione a livello del sound?

Il nostro primo disco “Let The Games Begin” è nato dalla semplice volontà di suonare questo tipo di musica: è stato molto istintivo e lo amiamo ancora molto proprio perché è stata una cosa molto passionale.

Con il secondo album “Devil On My Shoulder” e ancor di più con “Shadow Of The Monster” abbiamo avuto modo di stare più insieme come band e creare una maggiore coesione, oltre che un bellissimo rapporto di amicizia tra di noi. Con questo nuovo album abbiamo avuto ancora più tempo e modo di esplorare insieme e di portare ad un nuovo livello le nostre doti compositive in questo ambito, visto che, nonostante gli anni di esperienza con le nostre altre band, con gli Hell In The Club è stato come ripartire da zero. “Shadow Of The Monster” è stato un piccolo punto di arrivo, il classico terzo disco che deve confermare che la band c’è ed è cresciuta rispetto al passato.

Certo, ci sono richiami al passato, dove sono le nostre radici: noi però non vogliamo suonare retro o vintage ad ogni costo, così come non vogliamo essere moderni a tutti i costi. Credo che nel disco si senta quello che noi siamo come individui e quali sono le nostre radici, poi portate al giorno d’oggi.

Trovo che la opening dell’album “DANCE!” sia emblematica dell’aspetto ludico dell’album: è impossibile stare fermi mentre la si ascolta e ha un ritornello che rimane subito impresso. Aprire il disco in questo modo è stata una sorta di dichiarazione d’intenti?

Abbiamo scelto “DANCE!” come traccia di apertura per mettere subito in chiaro le cose e per sottolineare il fatto che nella nostra musica ci sono diversi aspetti: abbiamo trovato un equilibrio tra elementi allegri e altri più riflessivi. E “DANCE!” fa parte del nostro lato più spensierato.

Considerati i vostri diversi impegni, com’è andata la registrazione di “Shadow Of The Monster”? Come avete messo insieme le idee per l’album?

Innanzitutto, ci teniamo a dire che gli Hell in The Club non sono un progetto parallelo. Anche se la band è nata fondamentalmente per suonare e stare bene, quando ci assumiamo un impegno non lo prendiamo sotto gamba: avere una band vuol dire impegnarsi al massimo e fare le cose per bene. Non abbiamo mai avuto grossi problemi a conciliare gli impegni degli Hell In The Club e delle nostre altre band e siamo sempre riusciti a far coincidere gli show e le registrazioni.

Per quanto riguarda il resto, io abito abbastanza lontano dagli altri, a Pordenone, mentre Andy e Picco sono dell’alessandrino, in Piemonte, per cui è sempre un po’ difficile trovarsi, ma fortunatamente grazie alla mail e ai vari software di recording non ci sono mai stati grossi problemi. Mettiamo giù tutte le nostre idee ce le scambiamo, poi Andy e Picco si occupano degli arrangiamenti strumentali, mentre io seguo le linee vocali. Per questo disco io e Andy abbiamo dato un apporto maggiore, ma tutto è passato come sempre sotto le grinfie di Picco, che è maniacale quando si tratta di arrangiamenti. E credo che il risultato si veda soprattutto in questo disco.

In “Shadow Of The Monster” è presente anche una cover di “Money Changes Everything” dei The Brains, portata però al successo dall’icona pop Cindy Lauper. Come mai questa scelta così particolare?

E’ stato proprio Picco, il nostro chitarrista, ad avere l’idea. Nel tempo libero lui ama prendere questi brani che appartengono alla sua infanzia e stravolgerli. La cover è nata un po’ per gioco: un giorno Picco ci ha fatto sentire questa canzone e ci è subito piaciuta. Lui ci ha detto che era una cover, poi ci ha fatto sentire l’originale ed era un pezzo completamente diverso.

Magari qualcuno si potrebbe aspettare che, come Hell In The Club prendiamo un pezzo pop e lo facciamo in versione rock e veloce, mentre lui ha fatto tutto il contrario: ha preso un pezzo pop con delle influenze rock e lo ha reso una ballad struggente e super melodica. Questa cosa ci è piaciuta molto e abbiamo deciso di inserire la traccia nel disco.

“Shadow Of The Monster” è davvero ben rifinito sia dal punto di vista della produzione che anche dal punto grafico: la copertina è stata curata dall’artista americano Nathan Thomas Milliner, che ha uno stile orientato verso un ben preciso tipo di illustrazione legata al panorama horror. Come è nata questa collaborazione? Eravate già dei fan del suo lavoro?

La collaborazione è nata un po’ per caso: stavamo cercando il nuovo copertinista e volevamo un artista che si avvicinasse all’idea del disco che stavamo cominciando a sviluppare. Io avevo già visto alcuni dei lavori di Nathan, ma non lo avevo subito collegato alle copertine dei CD. Cercando su internet mi sono ricapitate sotto mano le sue opere e l’ho subito contattato. Visivamente volevamo qualcosa che ci collegasse alle nostre origini, quei dischi degli anni ‘80 e ‘90 in cui c’era un soggetto di grande carattere, disegnato a mano. E Nathan ha fatto davvero un lavorone.

L’artwork rispecchia un po’ il testo della title track, con questo mostro, questo burattinaio che getta la sua ombra su di noi ogni giorno: è una metafora di tutto ciò che tutti i giorni ci influenza e che cambia quello che sarebbe il nostro essere se non esistessero influenze esterne. E’ il mostro con cui conviviamo giornalmente.

Gli Elvenking e i Secret Sphere sono band molto note in Italia e all’estero: siete tra gli artisti italiani maggiormente riconosciuti nel panorama power metal internazionale.

Un progetto come gli Hell In The Club, invece, è qualcosa di completamente nuovo nel nostro paese, mentre è un genere molto ben rappresentato per esempio in America, con gruppi di grande successo. Qual è stata fino ad ora la risposta del pubblico e del mercato italiano al progetto Hell In The Club?

Ti devo dire che la risposta è stata come al solito in Italia: c’è, ma arriva gradualmente. Anche per gli Hell In The Club è stato così: trattandosi di una cosa nuova e composta da membri di band più note, magari qualcuno si aspettava che ci fosse più attenzione al progetto. Invece, proprio perché proponiamo un genere completamente diverso, ci siamo affacciati ad un mondo e ad una fanbase del tutto nuova, a parte qualche fan fedele che ci segue e ci supporta sempre.

Abbiamo fatto molte date in Italia e abbiamo avuto grandi soddisfazioni: dopo il primo disco abbiamo suonato all’Heineken Jammin’ Festival e al Sonisphere. Qualcosa c’è stato e siamo contenti di questo. Ovviamente in Italia il processo è un po’ lento, anche perché, a parte il fatto che il nostro paese è sempre stato rappresentato da un altro tipo di sonorità, gli italiani tendono a guardare all’estero e questo forse anche a ragione. Sappiamo che le band che meglio rappresentano questo genere sono altrove, soprattutto in America e Svezia, ma se noi riusciremo in qualche modo a ritagliarci una piccola fetta tra gli appassionati di questo genere saremo più che contenti. Comunque vediamo che c’è un buon interesse, la gente viene ai concerti e anche adesso, in occasione dell’uscita del nuovo disco, abbiamo avuto un po’ di pre-ordini. Insomma, le cose si stanno muovendo.

Come artista internazionale, quali sono le differenze tra l’Italia e l’estero che hai riscontrato nell’ambito dell’industria musicale metal?

Ovviamente dipende dai generi. Sappiamo tutti che il death metal melodico viene soprattutto dalla Svezia, il black metal dalla Norvegia e così via…è una questione quasi culturale. In Italia per molti anni tante band si sono concentrate sul power metal sinfonico e melodico, anche se ci sono gruppi che sono riusciti a spiccare perché hanno un valore, come ad esempio i Lacuna Coil. Le band ci sono, poi sta ai fan italiani giudicare. Speriamo che anche gli Hell In The Club possano fare breccia nel cuore dei fan italiani.

Quali sono ora i vostri piani per la promozione di “Shadow Of The Monster”? Avete in programma un tour?

Sicuramente suoneremo live il più possibile. Stiamo organizzando un mini tour italiano a supporto del nuovo disco: la prima data sarà il 30 gennaio alla Rock ‘n’ Roll Arena di Romagnano, che come sappiamo sta chiudendo, ed è un peccato perché è uno dei migliori locali in Italia. Fortunatamente però ci hanno chiamati per festeggiare insieme a loro.

Poi da Marzo faremo un po’ di date in giro per l’Italia, a Maggio avremo un festival in Belgio e pian piano vedremo cosa succederà con l’uscita del disco.

E questa era la mia ultima domanda: ti faccio ancora i complimenti per l’album e ti ringrazio per la disponibilità. Ci vediamo on the road!

Grazie!

Hell In The Club - Official 2016

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

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