Hell: i brani di “Curse And Chapter” spiegati da Kev Bower

Kev Bower, chitarrista, tastierista e principale compositore dei britannici Hell, ha commentato in un personale track by track i brani contenuti in “Curse And Chapter“, il nuovo album della band, che sarà pubblicato il prossimo 22 novembre tramite Nuclear Blast. Ecco che cosa ha detto Bower riguardo a ciascun pezzo:

Gehennae Incendiis: “Una volta qualcuno mi ha detto: puoi dare una prima impressione solo una volta. E’ vero. In molti sono rimasti affascinati da come finiva “Human Remains”, con il suono di un portone che viene chiuso. Ma cosa può esserci dall’altra parte della porta, e quali incubi impossibili da raccontare vi si nascondono? Ancora una volta, apriamo quella porta e adesso vi diamo la risposta. Ma siete avvisati, quella non è una porta normale, è un cancello per un altro mondo…”

The Age Of Nefarious: “Ho portato in studio la traccia di apertura dell’album all’inizio del 2013, mentre la musica è stata scritta attorno a un set di testi di David, che è diventato responsabile non solo dei testi, ma anche di buona parte degli arrangiamenti vocali. Ha perfettamente senso: ha sviluppato questi versi con passione, e quale modo migliore di consolidarli che scrivere parole che provengono dalla sua mentre e dal suo cuore? Le grandi capacità e l’esperienza di Andy come produttore mi hanno aiutato nel costruire un brano che compie numerose evoluzioni prima di raggiungere la sua inevitabile conclusione”.

The Disposer Supreme: “Il primo di alcuni brani scritti negli anni ’80 e ripresi per “Curse And Chapter”. Che cosa si può dire di un brano che cambia tonalità 17 volte e tempo 12 volte nei primi 3 minuti? Come molte cose che facciamo, non avrebbe dovuto funzionare, ma invece funziona. Il pezzo è stato ad un passo dall’essere compreso nel primo album, ed è un vero piacere presentarlo ora nella versione aggiornata. In questo, e in altri brani, mi sono molto divertito a ricreare i suoni vintage di sintetizzatore utilizzati in origine. Il digitale è fantastico per le orchestrazioni e i cori, ma per le linee sonore principali, nulla batte il calore degli oscilloscopi e dei filtri…”

Darkhangel: “Un brano scritto a proposito dei tentativi di Aleister Crowley di evocare il dio Pan in una camera di hotel a Parigi nel 1930. Questo brano si è sviluppato nello stesso modo di “The Age Of Nefarious”, con il contributo di Andy per riarrangiare e strutturare la mia musica originale in qualcosa di più coerente e con David che ha preso le mie idee originali per il testo e le ha trasformate in una grande storia riguardo a uno degli eventi più noti della storia dell’occulto. L’intro comprende anche la voce dello stesso Crowleey, ripresa da un vecchio cilindro sonoro”.

Harbinger Of Death: Ogni album degli Hell contiene una cover dei Race Against Time. La volta scorsa c’era “The Oppressors”, ma questo è da sempre il mio pezzo preferito dei RAT. E’ il nostro modo per ricordare il tristemente scomparso Dave Halliday e di mantenere vivo il suo ricordo, ma anche di ricordare il grande talento di Alan Short, bassista dei RAT e principale songwriter. Abbiamo anche avuto l’onore di ospitare lo stesso Alan e Geoff Green, ex batterista dei RAT, ai cori. Una completa gioia oscura”.

End Ov Days: “Uno dei vantaggi di avere un altro compositore di talento nellla band è il fatto che a volte se ne esce con cose come questa. Apparentemente semplice, ma epica negli arrangiamenti e nell’esecuzione, questa creazione di Sneap ospita ancora una volta i testi apocalittici e gli arrangiamenti vocali di David. Sicuramente destinata ad essere una delle migliori in sede live. Tra parentesi, il termine “ov” in ebraico significa “magia”.

Deathsquad: “Chi fa ancora brani strumentali al giorno d’oggi? Noi…questo brano era originariamente il lato B del nostro 7” pubblicato nel 1993, e ne ho usato alcuni temi per costruire l’intro in “Human Remains”, che di conseguenza sono stati usati come intro per i nostri live show. Eccolo di nuovo qua, nella versione 2013, con un nuovo soundscape introduttivo creato per mostrare come io ritengo che la religione contribuisca al nostro mondo…”

Something Wicked This Way Comes: “Questo è stato il primo pezzo che ho scritto per l’album, e ci abbiamo lavorato a lungo jammaandoci sopra durante le lunghe assenze di Andy per il suo lavoro da produttore negli USA. L’abbiamo suonato dal vivo a partire da dicembre 2011 e, nonostante alcune modifiche, è rimasto sostanzialmente lo stesso. Mostra perfettamente come la band non abbia paura di essere musicalmente differente, combinando riff heavy con elementi progressive guidati dalle tastiere, tutti associati a uno sfondo di testi oscuri. Ancora una volta, non avrebbe dovuto funzionare, ma funziona…”

Faith Will Fall: “Un altro brano scritto da Andy e David. Un totale tuono heavy metal.Mentre Tony Speakman (basso) e Tim Bowler (batteria) non sono stati coinvolti nel processo di scrittura, il loro contributo alle sonorità uniche degli Hell non deve essere sottostimato. Il muro roccioso ritmico che sostiene un brano come questo è l’esempio perfetto delle loro capacità come quelle di una delle sezioni ritmiche più forti del metal”.

Land Of The Living Dead: “Abbiamo avuto così tanti fan dispiaciuti che questo brano non chiudesse “Human Remains” che la nostra unica possibilità è stata quella di includerlo in questo album. Come tutti i brani originali degli Hell nati nel 1980, è rimasto quasi uguale alla versione originale, ma è stato suonato in modo più preciso e usando delle tastiere più moderne. Probabilmente questo è il brano con cui ci siamo avvicinati di più alla realizzazione di un singolo da un milione di vendite…”

Deliver Us From Evil: “Dovevamo comprendere un altro brano degli anni ’80 nell’album, fra l’altro uno dei nostri preferiti di sempre? Una delle sfide per una live band intensamente teatrale è che i brani migliori dal vivo non sempre sono i migliori anche su disco. Quindi l’abbiamo registrata comunque, e poi avevamo pensato di utilizzarla come traccia bonus audio sul DVD. Quando l’abbiamo ascoltata però, nel nostro subconscio sbattevamo i piedi, agitavamo le braccia di qua e di là e scuotevamo le nostre teste all’unisono, e abbiamo pensato…Hmmm, sì, dovremmo…”

A Vespertine Legacy: “La traccia conclusiva e un rimando al capolavoro del 1922 di Murnau, il film “Nosferatu”, ma raccontato da una prospettiva completamente diversa, quella della triste creatura e del marito della donna per cui la creatura segna il proprio destino. In questo brano ho utilizzato una marea di strumenti etnici, come il djembe, il Santur, lo yayli e lo zurna, con l’obiettivo di creare uno scenario musicale oscuro per la più oscura di tutte le storie. E se qualcuno riuscirà a creare un riff più pesante di quello che ho usato qui, mi farebbe molto piacere ascoltarlo”.

Hell

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