Cage – Recensione: Hell Destroyer

Il quarto disco degli americani Cage farà sicuramente la gioia degli amanti del power metal esasperato e con venature di epic (quanti “Hail” ripetuti in ‘I Am The King’!). Gli amanti dei concept complicati invece non potranno rimanere indifferenti di fronte alla moltitudine di brani (anche se alcuni sono semplicemente dei recitativi che legano un pezzo all’altro) che compongono la storia qui narrata, un racconto apocalittico su un’ipotetica fine del mondo, che porterebbe però alla presa di potere del diavolo sulle forze del Bene. Chi invece non è un appassionato di concept e crede che il power sia uno di quei generi che non ha più nulla da dire al mondo può benissimo evitare l’ascolto, in quanto le due caratteristiche principali dell’album sono queste.

Nel corso dell’ascolto dell’album ci si rende conto che i Cage danno il meglio di loro stessi nei brani più brevi, in quanto, nonostante possa sembrare un po’ paradossale, sono quelli dove c’è maggiore varietà a livello di composizione, e viene a mancare quella ripetizione esasperata dello stesso riff per troppe volte di seguito, che porta come conseguenza solo la noia. ‘Legion Of Demons’, ad esempio, non è un brutto brano in sé, ma il fatto che la sua durata si avvicini agli otto minuti, peraltro molto simili fra loro, dà da pensare a una mancanza di idee piuttosto che ad una volontà di stupire. Non ci sono invece note negative a proposito delle parti vocali, privilegiate nell’aspetto della produzione, esasperate a loro volta, così come prescrivono i dettami del genere, ma tutto sommato adeguate al contesto e valide, sia nei momenti in cui il cantante Sean Peck si esprime da solo, sia quando è appoggiato ai cori. In Born In Blood’, uno dei brani in cui il cantato la fa da padrone, il contributo della voce è determinante per porre uno stacco fra una strofa velocissima e un ritornello più lento, e sempre la voce arricchisce brani come ‘Rise Of The Beast’, finalmente un esempio di come anche i Cage possano essere un minimo innovativi, se lo desiderano. Un disco discreto, ma probabilmente solo per appassionati, non in quanto troppo “di settore”, ma perché poco innovativo.

Voto recensore
6
Etichetta: MTM / Frontiers

Anno: 2007

Tracklist:

1- Descension
2- Hell Destroyer
3- I Am The King
4- The Circle Of Light
5- Christ Hammer
6- Born In Blood
7- Abomination
8- Innauguration
9- Rise Of The Beast
10- Cremation Of Care
11- Bohemian Grove
12- Final Proclamation
13- From Death To Legend 15- Betrayal
16- Fall Of The Angels
17- Fire And Metal
18- Beyond The Apocalypse
19- The Lords Of Chaos
20- Metal Devil
21- King Diamond (bonus track)


anna.minguzzi

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E' mancina e proviene da una famiglia a maggioranza di mancini. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi mai smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va al cinema, canta, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Adora i Dream Theater, anche se a volte ne parla male.

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