Misery Index – Recensione: Heirs To Thievery

I Misery Index si affidano come sempre ad un’estetica della brutalità senza vero chaos che mette in evidenza le loro abilità di compositori e musicisti. Come per molte band di genere attuali a farli risaltare dal mucchio non sono infatti le particolarità stilistiche, ma la superba resa della forma d’insieme. “Heirs Of Thievery” fa il pari con il precedente “Traitors” e consegna al mercato un lavoro di death metal corposo e spruzzato di grind, elaborato e violento, ma anche ottimamente prodotto e suonato. Nessun cedimento lungo la compilazione, solo brani dal grande tiro ritmico e corrosi da una struttura calibrata alla perfezione per attirare le simpatie degli amanti del sound in questione. In tanto splendore un appunto però ci sentiamo di rilevarlo: ci sono infatti cosi tanto mestiere e formalità nelle composizioni che il rischio per i Misery Index è di cadere nella trappola del qualunquismo più assoluto. Stiamo parlando di quelle band che fanno un certo genere di musica perché ne sono fan e lo suonano per altri fan in una sorta di circuito chiuso che alla lunga non produce nulla di davvero creativo. Nulla da togliere all’abilità della band nel modellare la materia, ma nelle loro canzoni di personalità non se ne sente una briciola e trattandosi di una formazione con carriera ormai decennale qualche miglioramento in questo senso ce lo aspetteremmo. Misery Index: buoni si, fenomeni no.

Voto recensore
7
Etichetta: Relapse / Masterpiece

Anno: 2010

Tracklist: 01. Embracing Extinction
02. Fed to the Wolves
03. The Carrion Call
04. Heirs to Thievery
05. The Spectator
06. The Illuminaught
07. The Seventh Cavalry
08. Plague of Objects
09. You Lose
10. Sleeping Giants
11. Day of the Dead
Sito Web: http://www.myspace.com/miseryindex

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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