Heidenfest 2012: Live Report del festival

Giunto alla sua quinta edizione, l’Heidenfest torna quest’anno a far tappa in Italia, all’acclamatissimo Estragon di Bologna, aprendo in maniera più che ottimale il mese di Ottobre e proponendo un bill quanto meno amalgamato: cinque band per sei ore di musica, che vedono i Finlandesi Wintersun in veste di headliner di questa serata, accompagnati, in questa occasione, dagli Italiani Krampus, dai Norvegesi Trollfest, dai tedeschi Varg e dai connazionali Korpiklaani. Una giornata memorabile, che vede per questo evento un locale quasi interamente al completo.

Non sono nemmeno le 18 quando il personale apre i cancelli del locale. Lentamente, le persone che già facevano fila dal primo pomeriggio iniziano ad entrare, occupando a malapena le prime file. I primi a salire sul palco sono gli italiani Krampus, il cui sound ricorda (forse anche troppo) quello degli Eluveitie. Il breve set degli otto ragazzi propone al pubblico pezzi folk metal di chiaro stampo moderno, quali “Rebirth”, “Kronos’ Heritage”, “Redemption” e “The Season Of Revenge”, tutti estratti dall’album di debutto “Survival Of The Fittest”. Essendo ancora una band agli anizi, il risultato conseguito è uno show non pienamente soddisfacente, ma ugualmente positivo.

A seguire i Krampus, fanno il loro ingresso sul palcoscenico i Norvegesi Trollfest. Pur non essendo una fanatica del genere, devo ammettere che la performance del quintetto di Oslo è stata abbastanza notevole. Demenziali come sempre nei loro costumi da api hanno offerto al pubblico un’esibizione di tutto rispetto, grazie anche al grande carisma del frontman Trollmannen. Il primo “Carmen” dei Carmina Burana di Carl Orff, “O’ Fortuna”, ha fatto da overture all’esibizione. La quasi totalità dei brani è estratta dall’album “Brumlebassen”, uscito per la Noise Art Records lo scorso Agosto e vengono interpretati con un melting pot di lingue, dal Norvegese al Tedesco con sfumature di idiomi romanzi, una miscellanea bizzarra al limite del nonsense, peculiare quanto la corrente che i Trollfest affermano di seguire, il “True Norwegian Balkan Metal”. “Der Jagermeister” e “Rundt Bålet” (con la partecipazione dei nostrani Krampus, ndR) hanno fatto letteralmente scatenare la platea, ancora calda quando arriva il turno dei Varg.

Il locale inizia lentamente ad accogliere più “ospiti” ed ecco che sul palco compaiono stampate su due teli le strane sagome di due lupi ringhiosi. Questa è la scenografia scelta dai tedeschi Varg, che si presentano on stage dipinti di nero e rosso e il pensiero non può che andare ai Turisas. Più o meno sapevo già cosa aspettarmi, avendoli visti in occasione del Neckbreaker ball tour 2011. Capitanati dal cantante Freki, il quintetto tedesco riscuote un discreto successo tra i presenti, sulle note di pezzi quali “Schwertzeit”, “Blutaar”, “Angriff” e “Wir sind die Wölfe “, scatenando anche un piccolo circlepit e regalando uno show decisamente energico. Degno di nota è stato il duetto “A Thousand Eyes” fra il vocalist della formazione teutonica e Jonne Järvelä, che da lì a poco avrebbe preso possesso della scena con i suoi Korpiklaani.

Da un’ondata di puro viking metal, si passa a qualcosa di più folk: sono circa le 21.20, è il momento della performance dei Korpiklaani, i quali sono risultati i più acclamati della serata, “sorpassando” i Wintersun. Sono passati sei anni dall’ultima volta che li ho visti dal vivo e la mia previsione è risultata veritiera: il clan della foresta ha portato una ventata di euforia al limite del delirio alcolico, con balli, poghi e risse da taverna. In veste di co-headliner, i Finnici si apprestano a regalare un’ora di pura energia sul palcoscenico dell’Estragon. La forte presenza scenica di Jonne Järvelä, voce e master mind della band, offre ai presenti un show mozzafiato, dove sono stati presentati brani quali “Tuonelan Tuvilla”, “Ruumiinmultaa”, “Metsälle” e “Rauta”, cantati a squarciagola da ogni singolo fan. La conclusiva “Pellonpekko”, suonata dall’abilissimo violinista Tuomas Rounakari, è un degno finale di uno show magnifico. Un’ora di puro divertimento, dove i sei musicisti finlandesi hanno dato il meglio di sé.

 

Cala il sipario. Dopo la grandiosa performance dei Korpiklaani, finalmente fanno il loro trionfale ingresso i Wintersun, pronti a presentare in sede live l’ultimo lavoro discografico ben accolto dai fan, “Time I”. Sulle note del brano strumentale “When Time Fades Away” ha inizio lo show.  Calorosamente acclamati ed applauditi da tutto il pubblico in sala, i finlandesi si apprestano a regalare agli astanti un’ora e mezza di pura follia ed estasi: “Sons Of Winter and Stars”, una bellissima suite suddivisa in 4 parti, scatena headbanging e un pogo senza precedenti.  Vengono inoltre presentati alcuni brani estratti dall’omonimo album (Wintersun, 2004, ndR), tra cui “Death and the Healing”, “Beyond the dark sun” e la conclusiva “Starchild”, sempre piacevoli da ascoltare e cantare a squarciagola. Il pubblico risponde animatamente e il set proposto si consuma senza sbavature né pecche. La tecnicità di Jari Mäenpää si rivela impeccabile, i Wintersun sanno come intrattenere. Dopo anni in cui aspettavo di vederli sul palco, posso dire che la band di Helsinki è riuscita nel proprio intento, regalando uno show unico, ottima chiusura di un ottimo festival, sicuramente uno dei più memorabili di quest’anno.

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