Hegemon – Recensione: The Hierarch

“The Hierarch” è il quarto album in studio dei francesi Hegemon, band dalle alterne fortune che naviga tra le acque dell’underground transalpino dal 1996. E se in quasi vent’anni di storia gli Hegemon non sono riusciti ad emergere nonostante l’egida della Season Of Mist, ci sarà pure un motivo.

In effetti, per quanto “The Hierarch” (che arriva sette anni dopo “Contemptus Mundi”) sia un disco assolutamente onesto, di ottimo mestiere e con tutti i crismi per piacere a chi segue il panorama di riferimento, gli Hegemon ci sembrano rimasti fermi proprio a vent’anni fa, limitandosi a trascrivere con stile inopinabile ma parsimonia di personalità, la lezione impartita da Emperor, Dimmu Borgir e primi Dissection, solo per citare le fonti più evidenti di influenza.

Il loro black metal dai risvolti battaglieri e nichilisti è indubbiamente ben fatto e inanella degli episodi di genere godibili, tuttavia non stupefacenti. Il lavoro svolto in fase di missaggio e produzione è ottimo e altrettanto il mestiere dei nostri, che si traduce in brani di black metal veloce ed arcigno ma tecnicamente avanzato (“Hatred From The Core: Tempus Incognito” da subito l’esempio) al quale fungono da efficaci contro-altari soluzioni ben inserite nel contesto ma davvero consuete come voci femminili, cori operistici, tastiere, arrangiamenti di musica classica e via dicendo.

Ne esce un lavoro che sa più di compito (molto) ben fatto piuttosto che di reale necessità artistica. Certo è che episodi come “Elysean Expectations, Earthly Deceptions” e “Credo Quia Absurdum” svolgono al meglio il proprio dovere grazie ai ritrovati esposti sopra e alle inevitabili aperture epiche ma non tutto l’ascolto, per quanto scorrevole, riesce a mantenere elevata la tensione.

Se “The Hierarch” fosse uscito sul finire degli anni ’90 avrebbe di certo goduto di maggiore fortuna. Oggi possiamo soltanto constatare quanto gli Hegemon siano bravi a riproporsi e suggerirli a chi è in cerca di un ascolto di black metal melodico che rappresenti una discreta alternativa ai soliti noti.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Season Of Mist

Anno: 2015

Tracklist:

01. Hatred From The Core: Tempus Incognito
02. Interpreting Signs For War: Aruspicine
03. Elysean Expectations, Earthly Deceptions
04. Rays Of Lie: There Will Be A Time You Will Give Anything For A Piece Of Salvation
05. Atomos: Seed Of The Quantic Gods
06. Renovatio Imperii
07. Credo Quia Absurdum
08. Hierarch: The Empire Of Zero


Sito Web: https://www.facebook.com/Hegemon-126258830754852/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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