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Heavy Metal Kids – Recensione: Anvil Chorus

Formati a Londra nel 1972, con il nome preso da un romanzo di Burroghs, gli Heavy Metal Kids facevano in realtà uno sporco, ironico, carichissimo, irriverente glam rock’n’roll che affondava le proprie radici nella tradizione britannica di Rolling Stones, Faces, Kinks e ovviamente nel glam del periodo. Dopo un’intensa gavetta nei club della capitale inglese, arrivano a contratto per Atlantic Records nel 1974 con uno strepitoso album omonimo (siamo stati indecisi fino all’ultimo se recensirlo al posto del secondo, oggetto di questo articolo, il consiglio è di ascoltarlo e amarlo), coi conseguenti tour in giro per la Gran Bretagna fino al loro secondo disco, “Anvil Chorus” del 1975. La formazione era costituita da ottimi musicisti: Cosmo Verrico alla chitarra, Danny Peyronel alle tastiere, Ronnie Thomas al basso, Keith Boyce alla batteria e soprattutto quell’animale da palcoscenico dalla faccia da sberle e gli occhi spiritati di Gary Holton, cantante dalla voce sgarbata ed espressiva come poche.

Il disco è aperto dal piano insidioso di Peyronel (alla voce solista su You Got Me Rollin’) che introduce “Hard At The Top”, una sorta di Stones in versione pre punk. Ancora british glam r’n’r con “On The Street” e ironia dolce–amara nella ballad “Situations Outta Control”. “Blue Eyed Boy” è potente nel riff e densa di ambiguità, “Old Time Boogie” un lurido r’n’r dal ritornello irresistibile, e il riff spezzato della strumentale “The Turk (Ain’t Wot’E Smokes)” anticipa di qualche anno il nascente heavy metal. Le armonizzazioni e una certa articolazione di “Crisis” supportano una linea vocale sguaiata e insinuante, mentre la selvaggia “The Cops Are Coming” è un autentico schiaffo in faccia a chi ascolta, dove glam, r’n’r e pre punk trovano un equilibrio straordinario. La conclusiva “The Big Fire”, ballad dal sapore teatrale, chiude un disco a dir poco strepitoso, denso di trasgressione, divertimento, urgenza per il presente e grandi intuizioni per il futuro, in bilico fra generi già consolidati e a venire da lì a poco, con una notevole originalità di fondo.

In seguito a questo disco la band farà il primo tour negli USA di supporto a band quali Rush e Alice Cooper. Coi Kiss invece, vennero esclusi dal tour per essersi rotolati a terra dalle risate a bordo palco quando a Gene Simmons presero fuoco i capelli in uno dei suoi giochi pirotecnici, quella volta evidentemente mal riuscito. E concedetecelo, solo per un simile episodio di puro british humor, andrebbero amati incondizionatamente.

In seguito Peyronel lascerà per gli UFO, coi quali inciderà lo splendido “No Heavy Petting” (qua il relativo Time Warp), sostituito da John Sinclair (poi con Uriah Heep e Ozzy Osbourne) col quale produssero il sempre eccellente “Kitsch” nel 1977. Ma vuoi per essere arrivati un po’ tardi per il periodo d’oro del glam, e troppo presto per punk ed heavy metal, generi dei quali avevano certamente precorso alcune intuizioni, il successo vero e proprio non arriverà mai. Holton avrà l’opportunità di essere il nuovo cantante degli AC/DC dopo la morte di Bon Scott, forse l’unico che avrebbe potuto sostituirlo se non vocalmente (ruolo per il quale sarebbe stato peraltro perfetto) di certo a livello attitudinale. La leggenda vuole che all’audizione per gli australiani si presentò con una cassa di brandy… Il destino deciderà altrimenti, infatti la sua vita dissoluta a base di alcol e droghe si concluderà nell’85, a soli 33 anni.

Dopo molti anni la band decide nel 2002 di continuare la sua storia, che prosegue tutt’ora con Cosmo e Boyce supportati da altri musicisti (per il tour del 2011 alla voce era stato reclutato Phil Lewis, di Girl e L.A. Guns), di certo resta l’eredità di una band unica, poco inquadrabile in rigidi confini di genere musicale, anticipatrice di tendenze successive e assurta a culto per appassionati e musicisti da essa influenzati. Meravigliosi e da riscoprire a tutti i costi.

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